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Omofobia e Religione: Quanto questa influisce sull’altra?



Locandina Giovanni Trapani

La scorsa settimana l’intera popolazione tedesca e tutta quella dotata di buon senso è rimasta sconvolta dalla notizia barbara che è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Un giovane di 28 anni (ora che ci penso potrei essere stato pure io e questo mi fa rabbrividire) Matthew Shepard è stato bruciato vivo e legato ad un lampione dopo esser stato picchiato violentemente. Benché non si sappiano ancora bene le dinamiche di questo tristissimo episodio,  gli investigatori non escludono  che dietro alla morte di Matthew ci sia un movente omofobo.
 
La notizia è arrivata anche nel mio gruppo facebook Io: Nella gioia e nel dolore e i miei mondiespansi tramite un post caricato da Luca, uno dei ragazzi che lo segue. Inutile dirvi che i commenti di disgusto per l’accaduto si sono sprecati e dopo che io stesso ho pubblicato il seguente stato:

questo è il segnale che bisogna fare ancora tanto per i diritti lgbtq

Nasce così una discussione, a tratti accesa fra Manuel e Sebastian. Manuel definisce questo atto, considerando il fatto che gli inquirenti non escludono la pista omofoba, figlio di una pressione essercitata dalla religione, mentre Sebastian sostiene che non si può attribuire ogni atto di odio a ciò che viene professato nelle religioni di tutto il mondo. Ma entriamo nel vivo di questa discussione e vediamo cosa è stato detto:

Manuel: tipo spazzare via le religioni dalla faccia della terra

Sebastian: non bisogna spazzare via le religioni, bisogna che non abbiano lo stesso potere, e questo lo si fa dimostrando la loro ipocrisia

Manuel: si, ma le persone lo stesso si faranno influenzare. Purtroppo la maggior parte delle persone non ragiona con una mente propria. Con spazzare via le religioni ovviamente non intendo dire che dobbiamo diventare tutti atei... si può essere laici e credenti. Il problema è che una religione che ha una sua identità, e che viene riconosciuta come istituzione, farà sempre di tutto per stare sopra qualsiasi altra cosa. Dal medioevo ai giorni nostri è sempre stato così. La chiesa ha fatto più morti di Hitler, ricordatevelo, e le altre religioni non son da meno. Fino ad ora le religioni hanno prodotto guerre ed odio tra i popoli. Ditemi quello che volete, ma le religioni sono la cosa più inutile che possa esistere. Ci sono le alternative per fare le cose buone, non abbiamo bisogno della chiesa.

Sebastian: sì Manuel, ma la religione promette dopo la morte, e quando le persone cominciano a perdere i propri cari, l'idea di pensare che non c'è più nulla è angosciante. Ecco perché le persone chiudono gli occhi alle incongruenze, ai difetti, agli errori e alle menzogne delle religioni e questo va più in là del non ragionare. Vuol dire non desiderare ragionare :( Noi non abbiamo bisogno sicuramente delle chiese, ma l'essere umano vive di speranze, il problema è la speculazione che si fa con queste "anime" che è deplorevole. Sì, molto.

Manuel: Tutte queste angosce le ha diffuse la chiesa stessa. Questa "speranza di quello che ci sarà dopo" è una sorta di loop infinito, gira, rigira e non si arriva mai ad una conclusione. La certezza non c'è. È come se stai appeso in un dirupo e sopra di te c'è una corda troppo corta che riesci a malapena a sfiorare. Benché la speranza sia l' ultima a morire qui non aiuta. Resta un concetto senza nulla di concreto che rende debole e succube l'essere umano. Ci vogliono concetti nuovi. Non si può andare avanti così.
Ci sentiamo dire sempre la solita solfa che dovrebbe servire ad incoraggiare. Sicuramente qualcosa fa, ma nello stesso tempo le paure restano, le lasciano lì e così la gente avrà sempre bisogno delle parole dei preti e di confessarsi -.-''
Quale è l' alternativa? aprire il cervello! Rendersi conto che la vita segue il proprio corso ed è inevitabile. L' uomo bicentenario voleva morire. Anch' io voglio morire fra 100 anni e sarò contento quel giorno. Lascerò il mio posto ad altri, poiché ciò che la vita aveva da offrirmi è stato realizzato e sarò realizzato a prescindere da quello che ho fatto nella mia vita, perché so che comunque sia andata ho fatto del mio meglio per me stesso e per gli altri.

Sebastian: Non è cosi, tutte le civiltà hanno adorato un essere superiore. Sai, il bimbo ha i genitori, ma gli adulti, quando i genitori muoiono, non hanno nulla. C’è chi crede nella reincarnazione, chi nel cielo, chi nella vita per sempre sulla terra, chi negli alieni, ma una cosa è certa, non possiamo credere che siamo solo ciò che siamo. La religione approfitta di questa insoddisfazione innata nel uomo, ma sono discorsi lunghi, siamo d'accordo che le religioni, ben diceva Marx, sono l'oppio dei popoli.

Manuel: Mi rendo conto che non ragioniamo tutti così. Io non ho bisogno di credere in un essere superiore. So che devo darmi da fare da solo senza l'aiuto di nessuno, con tutte le difficoltà che posso incontrare e le frustrazioni e se l' aiuto c'è ben venga. Ma per me non c'è nessun superiore, stiamo tutti sullo stesso piano. Cosa fai dopo che credi in un superiore? In concreto? Niente!
Siamo sempre là... alle speranze infinite. L' uomo è insoddisfatto? Se ci aiutassimo di più l'uno con l' altro non sarebbe così. Succede l'esatto contrario purtroppo e la chiesa fa finta di tappare le falle.
Vuoi sentire qualcosa di soddisfacente? Non pensare a quello che ti aspetta dopo, pensa a quello che aspetta a chi viene dopo di te (se ci tieni). Sei stato una carogna nella tua vita? Non morirai felice.

Sebastian: mi piacerebbe fosse così, credo che a chiunque piacerebbe: aiutarci l'un l'altro, il mondo tutto una gioia, ma vedi, il mondo che tu descrivi, se ben perfetto, è utopico non è mai esisto e non esisterà. C'è poco da filosofare all'ora di seppellire tuo padre o tua madre o il tuo compagno. C'è poco da essere scettici se non si ha una prova sufficiente che dimostri quella ipotetica realtà predicata. La religione e l’utopia vanno di pari passo, ognuno ha il diritto di essere felice o infelice come meglio crede e in base alle proprie convinzioni e basando, sul rispetto del pensiero altrui, la propria convinzione. Nessuno, invece, ha il diritto di dire che cosa esiste e cosa no, che cos'è giusto e cosa no. La domanda è: che cosa fai credendo in nulla? […] Le religioni non vanno spazzate, sarebbe crudele, superficiale e contraddittorio, visto che oggi consideriamo il 2011 per una credenza religiosa, a differenza degli ebrei o dei musulmani o dei cinesi che hanno un calendario diverso. Magari si può far ragionare le persone sulla veridicità di alcuni dogmi, quali la concezioni di Maria (8-12) e la nascita di Cristo (25-12) facendo comprendere che un bimbo non ci mette 12 mesi a nascere, ma mai distruggere (spazzare via) le illusioni di una persona, si rischia di diventare più crudele che le religioni stesse.

Manuel: perché critichi il mio di mondo e non critichi quello della chiesa? Il mondo che descrivo io sarà pure utopico... ma in fondo quale mondo "nei nostri sogni" non è utopico? […] Ma che nessuno ha il diritto di dire che cosa esiste oppure no...che cos'è giusto oppure no non lo condivido. Io ho il diritto di esprimere la mia opinione, rispettando comunque quella degli altri. Non è presunzione, è la mia opinione. Magari sto sbagliando tutto! ma io penso questo.
Alla fine, a me non importa niente di quello che pensano gli altri, ognuno ha il suo pensiero.
ma nel momento in cui tu UCCIDI perché il tuo Dio è più figo di un altro, o perché i gay non sono accettati dal tuo Dio, perdonami ma in quel momento mi incazzo sul serio! Quello che è troppo è troppo!
Devo chiedermi cosa faccio non credendo in nulla? Io non ho detto che non credo in nulla.
Credo prima di tutto nei valori morali, e secondo cedo nella realtà. Devo credere in Dio? Ma sì, forse mi aiuterà, ma sono consapevole che la certezza non c'è. […]
Qual è la differenza tra chiesa e credenza? Semplice: la chiesa approfitta dell' insoddisfazione umana per dare "infinite speranze" poco soddisfacenti basandosi sulla credulità e l'ignoranza delle persone al fine di avere il controllo della società. Mentre la credenza in generale può essere soggettiva, credi in ciò che vuoi senza danneggiare la società.
Quello che crea danni è l' istituzione basata sulle credenze, per questo dico che le religioni dovrebbero essere spazzate via. Anche se non c'è più l'istituzione PENSO che tu possa continuare a credere in qualcosa!

Prima di fare i ragionamenti sull'anno in cui ci troviamo, ragiona sul concetto di istituzione religiosa e sul concetto di credenza religiosa.
La società è SEMPRE stata influenzata dalle credenze religiose, a prescindere dalle religioni.
Secondo me le credenze religiose non sono altro che storia,concetti sulla quale si è formata la società in cui ci troviamo. Ma adesso è giunto il momento di progredire e andare avanti, non indietro![…] Ci siamo basati su una credenza religiosa? Pazienza! Per me è letteratura storica la nascita di Cristo. Mitologia.

Non ho detto niente di crudele, ognuno è libero di credere in ciò che vuole. togliere le religioni, ripeto, non significa non credere più.


La conversazione è molto più lunga di quella riportata qui, ma credo che questo sia il cuore delle opinioni di Manuel e Sebastian. Da una parte abbiamo dunque il pensiero di Manuel che si scaglia contro quelle persone che spinte, soggiogate, istigate, istruite (decidete voi il termine che più ritenete idoneo) da un credo religioso si permettono di togliere la vita ad un altro essere umano solo perché secondo la propria fede è un peccatore, dall’altro lato c’è il pensiero di Sebastian che dice di non poter attribuire alla religione la colpa se qualche matto uccide un omosessuale solo perché è tale.
Quindi la religione secondo voi influisce prepotentemente sull’omofobia degli uomini, oppure l’incapacità di vedere nell’omosessualità una naturale variante della sessualità umana è un fattore del tutto separato dalla propria fede religiosa?

Grafica: Giovanni Trapani
Rubrica: Francesco Sansone
Un ringraziamento speciale a Manuel e a Sebastian per avermi permesso di usare la loro conversazione
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Un Nuovo Mondo - La nuova stagione. 62^ Puntata



62^ Puntata
Alberto

-          Tesoro sei riuscito a dormire, vedo?
-          Sì mamma, ed è tutto merito tuo.
-          Viene a fare colazione, papà ci sta aspettando. A pranzo vengono tuo fratello, Simona e la piccola Anna.
-          Ah! Che bello.
-          Dai, non sono così pesanti come … no! Lo sono e pure tanto – dice assumendo un’espressione facciale di una che proprio non li regge.
-          Mamma sei un mito.
-          E sì, lo so. Ti aspetto giù
Mi alzo dal letto e sto per scendere in cucina, quando sento la suoneria del mio cellulare che mi avvisa dell’arrivo un messaggio. Curioso di sapere chi posa essere prendo il mano il mio telefono e mi rendo conto che non è l’unico che ho ricevuto, così, uno alla volta, inizio a leggerli tutti

Alberto come stai? Spero che l’aria di casa ti abbia fatto bene. Volevo darti una bella notizia. Io e Andrea siamo tornati assieme. Sono felice e sono certo che tu lo sarai tanto quanto noi. Tvb, Fabrizio

Alberto ttt ok? Qui alla grande, Fabrizio mi ha detto che mi ama e siamo tornati assieme. Te lo scrivo  perché sono certo ti farà piacere. Non vedo l’ora che ritorni. Andrea

Ciao Alberto penso tu lo sappia già, Fabrizio ha scelto  Andrea. Avevi ragione, non mi amava alla stessa mia maniera. Dovrei esser felice perché la persona che amo ha trovato la serenità che da tanto cercava. Ma sto uno schifo. Scusa non dovrei dirti queste cose a te, sono stato insensibile, perdonami. Biagio

Sono contento che i miei piccolini siano tornati assieme, ma non posso non dispiacermi per Biagio. Un ragazzo davvero dolce che  non è mai stato pressante con Fabrizio, ma ha aspettato che la persona dei suoi sogni si rendesse conto di lui al 100%. Decido di rispondere ai messaggi e dopo aver inviato quelli di felicitazione ai miei piccoli, ne mando uno anche a Biagio

Non essere triste, purtroppo sapevi che sarebbe stato difficile far dimenticare Andrea a Fabrizio. Adesso devi solo cercare di trovare la persona che ti possa amare come ti meriti senza accontentarti delle briciole. Spero ti riprenderai presto e non scusarti con me  perché non sei stato indelicato. Un abbraccio

Ti vorrei qui, perché sei l’unico che mi può capire. Non mi sento di andare dagli altri e vederli felici nelle loro relazione. Non è cattiveria, ma tristezza, perché mai nessuno mi ha mai amato e forse mai nessuno lo farà

Non dire queste cose. Non cercare l’amore, aspetta che questo arrivi e quando meno te lo aspetti, ti troverai a vivere il sogno che aspettavi da una vita.

Come te è Luca?

Sì, proprio come noi. Quando non cercavo più, è arrivato e tutto è cambiato. Ho scoperto un nuovo mondo, anche se adesso l’ho perso.

Chissà, forse arriverà qualcuno che ti farà conoscere un nuovo mondo mai bello come quello tuo e di Luca, ma bello in maniera diversa.

Forse sarà così, ma per ora voglio restare dentro quel mondo e sognare ricordando quei giorni. Ora scusami, devo andare.
Alberto, ho detto qualcosa che ti ha ferito?

No tranquillo. Vado

Le parole di Biagio mi sono sembrate così strane, non mi aspettavo che potessi sentirmele dire. Anche se sono passati tutti questi mesi, ancora avverto la presenza di Luca e la sola idea che la sua presenza venga sostituita da qualcun altro è inconcepibile. L’amore non può essere una cosa così effimera che dura solo quando si lo vive, è inconcepibile questa teoria. Io ancora lo sento vicino, a volte sento la sua voce, la mattina poi, quando socchiudo gli occhi e mi giro nella parte del letto deve dormiva lui, mi sembra di vederlo, anche se appena sgrano gli occhi mi rendo conto che si tratta solo di un’illusione. Mi manca e non so come posso fare a continuare senza di lui.
-          Alberto che fine hai fatto?
-          Arrivo mamma.

***

-          Fratello, e cerca di sorridere un po’!
-          Felix hai rotto il cazzo. Anche se per te non è concepibile, quello che morto non era solo un amico. Era il mio compagno, l’uomo che amavo e con cui ho condiviso la casa, le gioie e i dolori di una vita assieme proprio come te, con la sola differenza che tu hai recitato questa formula in una chiesa, io fra le sue braccia. Se non riesci a capire questo, mi dispiace, io e te non possiamo avere nulla di che parlare.
-          Come puoi dire certe cose? Ma ti rendi conto di quanto sia innaturale tutto quello che dici e fai?
-          Non ti permettere di usare di nuovo la parola innaturale per parlare della mia storia con Luca e tanto meno per parlare della mia vita. Cosa è naturale per te? Vivere la vita che fai tu? Fammi capire, cosa c’è di naturale nel tuo rapporto?
-          Ma tutto. Io sono un uomo e Simona è una donna, più naturale di questo cosa c’è?
-          Tutto il resto. Non hai l’esclusiva della normalità solo perché rientri in quello schema precostruito da uomini chiusi e bigotti che interpretano le parole di Dio secondo la propria volontà. Ti facevo più intelligente è invece non lo sei. Ti credevo più intelligente è invece sei un idiota.
-          Perché sono un idiota, perché ho le mie idee?
-          No perché vuoi applicarle a tutti gli altri. Nessuno viene da te a dirti come muoverti, come vivere o come amare e soprattutto non verrebbe mai nessuno da te a dirti di sorridere se perdessi tua moglie. Non sei un idiota perché hai le tue idee, no. Lo sei perché non capisci che tuo fratello avrebbe bisogno di un abbraccio e di una parola di conforto invece di veder sminuire il suo dolore e il suo essere uomo.
-          Ma non ti sminuisco.
-          E invece lo fai.  Ora vado a farmi le valige, è stata una cazzata venire qui per cercare un po’ di serenità.
-          Ma dove vai? Scappi sempre quando il discorso non ti conviene.
-          Non scappo, evito di sentirmi in difetto, devo pensare al mio dolore per esser forte e dirmi che tu non sei nulla per trattarmi così.
-          Alberto.
-          Mamma scusami, ma devo andare dove so che tutti mi possono capire. Grazie per quello che tu e papà avete fatto per me. Grazie a te sono tornato a dormire, ma se restassi qui ricomincerei a non farlo per due motivi.
-          Chiedi scusa a tuo fratello, Felix
-          Ma papà..
-          Niente papà. Sei un bifolco. Non ti cresciuto affinché diventassi un biforco privo di sensibilità
-          Ah, ora la colpa è mia.
-          Sì! E impara che quando qualcuno sbaglia, deve sapere chiedere scusa, anche questo fa di un uomo, un uomo. Alberto se tu non vuoi restare, capisco. Neppure io ce la farei, però almeno facci venire qualche giorno da te.
-          Papà… ma tu…
-          Io e tua mamma sia pensionati  e quindi adesso dobbiamo pensare a goderci i nostri figli. Tuo fratello e la sua famiglia per tre giorni possono fare a meno di noi.
-          Ma..
-          Felix non ti ho ancora sentito chiedere scusa.
-          Papà
-          Niente papà, chiedi scusa a tuo fratello
-          Scusami Alberto
-          Bene, ora prendetevi il pranzo e portatevelo a casa, andrebbe buttato. Io, tua madre e tuo fratello dobbiamo prendere un aereo.
-          Vi accompagno io.
-          Fai come vuoi.
Continua…

Rubrica: Francesco Sansone
Grafica: Giovanni Trapani
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I racconti Brevi di Gianni - Una notte da... brivido


Prologo
E con questo racconto io vi saluto per un po’ di tempo! Giusto un mesetto, perché lo spazio dei racconti riprenderà a dicembre! È stato bello potermi cimentare in questa nuova impresa quest’anno, forse quella più congeniale al mio tipo di scrittura, perché ammetto che la mia fantasia corre come un treno e devo pur lasciarla sfogare in qualche modo! Spero vi abbia tenuto una buona compagnia in queste settimane, quindi visto che i miei racconti torneranno, vi do l’arrivederci a presto con le mie storie e chissà…magari rivedrete presto la mia scrittura in altre rubriche. 
Intanto  godetevi questo ultimo racconto breve e dato che tra pochi giorni decorrerà la festa più paurosa dell’anno, non potevo esimermi dal presentarvi un racconto che si ispirasse alla celebrazione di Halloween ma con un tocco di emozione sentimentale con il quale mi piace tanto tingere i miei racconti...augurandovi una buona notte di Halloween vi lascio in compagnia di streghe, vampiri, e mostri vari!

A presto
Gianni





UNA NOTTE DA…BRIVIDO

Nella tetra stanza circolare l’odore di morte. zolfo, e umidità si mescolavano in un’unica sostanza olfattiva praticamente vomitevole. In una parte della stanza rigettata nella più nera oscurità brillavano due grandi occhi sgranati del colore nero della morte e dal taglio malefico suggerendo la smania di avidità e malattia che chi li possedeva stava provando. Osservava ciò che nella stanza si stava verificando fin quando non venne chiamato dal suo padrone che stava trafficando con le macchine poste al centro della stanza. Un suono metallico e prolungato fece scuotere la figura nascosta dal buio e il padrone si voltò verso questo con aria minacciosa. Ora la scena che gli si poneva davanti era più chiara; oltre le macchine cui il padrone dell’uomo-ombra osservava e maneggiava, vi era anche una lettiga che ospitava una persona… se cosi si può definire. Un essere tagliato e ricucito in viso dal colorito verdastro giaceva immobile come senza vita in quel letto d’ospedale messo al centro di quello stanzone. Erano posti sotto le sue cavità auricolari due chiodi ai quali erano collegati dei fili elettrici che terminavano nel macchinario posto al lato. L’uomo in ombra decise di muoversi lasciando la zona buia dove risiedeva pazientemente. Il suo camminare era incerto e zoppicante e mentre si muoveva la luce che la stanza offriva iniziava a farne capire una forma. Era un uomo piuttosto tarchiato, ma la sua statura era dovuta più che altro alla gobba che si portava dietro la schiena che lo faceva ripiegare sul busto rendendolo alquanto basso. I suoi occhi più che per natura che per un’espressione facciale dettata da un’emozione sembrava volessero uscire fuori dalle orbite e il suo sorriso sogghignante era dovuto solamente alla sua dentatura sconnessa e per niente perfetta. Aprì la bocca per parlare mentre si trascinava verso il suo padrone, ma la sua voce risultava roca e di bassa tonalità tanto da non riuscire a sovrastare il suono che si interrompeva solo per qualche secondo per poi ricominciare.
-          Avete chiamato padrone? Cosa può fare Igor per il suo padrone?
-          Idiota non senti il telefono? Perché non rispondi?
-          Quale telefono padrone? Igor non conosce telefono!
Nello stesso istante il cadavere posto sulla lettiga aprì gli occhi rivolgendoli al gobbo e iniziò a parlare con una tonalità tonante e terribile:
-          Idiota! Sta squillando il telefono! Non abbiamo tempo da perdere vedi di rispondere
-          Ma io non vedo nessun…telefono!
Fu cosi che nel giro di qualche secondo il mostro appena risvegliatosi si alza con violenza dal giaciglio cui risiedeva e con le mani tese verso il collo dell’uomo tarchiato si avventa verso questo con fare minaccioso e gridando:
-          RISPONDI!!
Dal divano nero cui stava beatamente dormendo, Ivan si sveglia di soprassalto, scoprendosi leggermente terso in viso e ansimando. Si mette le mani sugli occhi per stropicciarli un poco e si rende immediatamente conto che il telefono posto sul tavolino vicino il divano stava squillando. Afferra la cornetta e risponde con voce assonnata:
-          Pronto?
-          Ma in quale ala del tuo enorme castello eri ficcato!
-          Piero?! Che cosa vuoi? Che ore sono?
-          È l’ora di sbrigarti idiota! Ma che stavi facendo? Stavi per caso dormendo?
-          No, no! Stavo guardando un film!
In effetti la televisione di fronte al divano dove in realtà Ivan dormiva beatamente era accesa e stava trasmettendo un film horror in bianco e nero, guardando qualche scena veloce si accorge che prima di addormentarsi stava probabilmente guardando il classico di “Frankenstein”:
-          Stavo guardando Frankenstein! Che ore sono?
-          L’ora che ti prepari! Ti stiamo venendo a prendere! Da cosa ti vestirai?
-          Da… ma scusa per andare dove??
-          Pronto?? Parlo con quel pirla del mio amico che si è appena svegliato? Dobbiamo andare alla festa di Gianni non ricordi? Io, Veronica e Paolo stiamo scendendo, non crederai ai tuoi occhi quando vedrai Veronica, forse la lasciamo per strada prima di andare alla festa, non ha capito che non è una festa per un film porno, ma una semplice festa di halloween! – e dall’altra parte della cornetta si sente una voce femminile che grida verso Piero – Stronzo, sto benissimo vedrai che figura che ci farò!! – mentre Piero se la rideva con un altro  ragazzo seduto probabilmente vicino lui.
-          Comunque Ivan saremo da te tra un quarto d’ora quindi sbrigati – e dicendo cosi chiude il ricevitore.
Ivan si trova spaesato, ancora assonnato, non si ricorda minimamente di questa festa di Halloween. Aveva lavorato fino alle sette di quella sera ed era terribilmente stanco. Alzandosi dal divano riuscì a vedere la sua immagine riflessa nello specchio appeso al muro di fronte lui, e quasi gli venne un colpo. Aveva una tunica nera che scendeva lungo il corpo con un cappuccio lungo e appuntito che gli copriva la testa e una gobba dietro che lo curvava leggermente in avanti. Sul tavolino accanto al divano erano poggiati una maschera di gomma con le fattezze di un vecchio dagli occhi sporgenti e due guanti con le dita affusolate e storte. Sorrise al ricordo del costume che aveva scelto per quella serata: lui si sarebbe travestito da Igor, l’assistente del dottor Frankenstein.
Ora ricordava tutto, e preso dal panico per l’ora corse verso il bagno per sciacquare il viso ancora impregnato di stanchezza e finì di prepararsi, giusto in tempo, poiché il citofono annunciava l’arrivo dei suoi amici.
La villa di Gianni come al solito era stata addobbata a dovere per la sera delle zucche, il proprietario infatti amava questa festa e amava ancor di più dare un party ogni anno, in maschera, rendendo la villa in cui la teneva una vera delizia per gli occhi dei cultori dell’ horror o del macabro. Lapidi finte nel giardino che costeggiava il viale di entrata, zucche di cartapesta illuminate nei muretti adiacenti il giardino, ragnatele finte con ragni penzolanti lungo le pareti della casa e altre straordinarie decorazioni che rendevano l’atmosfera davvero terrificante. I ragazzi scesero dalla macchina ridendo a crepapelle, per tutto il tragitto avevano scherzato sul vestito di Veronica, l’amica della compagnia, vestita per l’occasione da vampira…di un set di un film a luci rosse.
La villa era già straripante di mostri, c’erano vari Dracula, alcuni zombie, parecchie mummie, vampiri di ogni tipo e anche un lupo mannaro che non si capiva se la peluria fosse naturale o artificiale. I ragazzi entrarono nella villa e ogni due passi si fermavano a salutare e chiacchierare con i diversi mostri che gli si paravano davanti. Riuscirono solo dopo mezz’ora ad arrivare al padrone di casa, vestito da Morte, con la faccia pittata di bianco e nero per dare la parvenza di essere uno scheletro!
La serata si svolse come ogni anno, tra molte cose da sgranocchiare, musica da ascoltare e ballare, fiumi di sangria e alcolici vari e chiacchiericcio sparso a macchia di leopardo dentro e fuori la villa.
Ivan decise che era l’ora di smaltire parte della sangria che aveva bevuto. Nell’aprire la porta del bagno non si accorge che al suo interno vi era già qualcuno ed entra il tempo di vedere una mummia che cerca di sbendarsi il giusto per far si di poter espletare i suoi bisogni:
-          Oh scusami, chiudo subito, non sapevo fosse occupato!
-          No figurati scusa tu non sapevo avessi lasciato aperto, ho solo voglia di togliermi queste bende, sto scoppiando, tra un po’ esplodo…non potresti darmi una mano?
-          Scusa??
-          …a togliermi le bende, che hai capito?! Credimi non è facile!
-          Ahahah! Si certo, sai in queste feste non è strano sentirsi fare ad una certa ora certe proposte – e detto questo Ivan iniziò a diventare rosso come un peperone in viso, fortuna, si disse, aveva ancora sopra il viso la maschera di Igor
-          Allora vuoi ancora vedere quanto riesco a resistere e ad esaurire o mi dai una mano? – gli disse la mummia con un sorriso misto ad un ghigno disperato!
-          …ah certo – e dicendo ciò si avvicina al cadavere bendato cercando di srotolarlo da quelle bende bianco sporco.
Qualche attimo dopo mentre Igor-Ivan stava srotolando la mummia nella parte del bacino, entra con irruenza nel bagno Veronica alquanto alticcia. Vede Ivan ingobbito intento a trafficare sulla parte bassa della mummia mettendosi a ridere come un’oca e richiudendosi la porta.
I due si guardano in faccia per un attimo, per quanto possibile e Ivan esclama:
-          Maledizione ora quella cretina chissà cosa pensa! E peggio ancora chissà cosa andrà a dire!
-          Vabbè dai lo hai detto tu che a queste feste ad una certa ora è normale vedere certe cose!
Ivan non si accorse che nel togliere una spilla da balia che reggeva quelle bende punse il mummificato che ovviamente accennò ad una smorfia di dolore:
-          Scusami! Caspita lo hai fatto proprio bene questo costume! E comunque noi non stiamo facendo niente di che, vista l’ora!
-          Non ancora…
Ivan non volle cogliere l’allusione, ma si pietrificò quando staccando le bende si accorse di avere davanti due gambe nude piuttosto che un paio di pantaloni, come si aspettava di trovare. Alzò il viso verso il faraone morto e gli uscì un tono di voce piuttosto sottile e sussurrato:
-          Fammi capire tutankhamon…sei nudo sotto sto bendaggio?
-          Beh non proprio, l’intimo c’è ma non potevo morire dal freddo, cosi mi sono bendato per bene!
Ancora una volta ringraziò la maschera che aveva sul volto:
-          Come farai dopo? Io non ho intenzione di rimetterle!
-          Tu non mi presteresti la tua tunica?
-          Ottima idea e io?
-          Anche tu hai solo l’intimo sotto?
-          Beh…no! Ma non avrei più il mio costume!
-          Allora mi presti i tuoi vestiti! Tanto credo che portiamo la stessa taglia!
-          Portarti un cambio no?
-          Sapevo di trovare una persona di cuore come te
-          In mezzo a questo cimitero?
-          In un cimitero trovi sempre qualche anima pia!
Dicendo questo la mummia si era già tolto le bende del viso, lasciando finalmente vedere al suo interlocutore il viso di un ragazzo dalle fattezza più che umane, più che vive e men che meno brutte. Ivan in quel momento si sentì davvero avvampare il volto tanto che adesso la maschera era più una sauna in miniatura che un’ancora di salvezza. Si tolse delicatamente quella maschera di gomma che stava quasi per attaccarsi definitivamente al suo bel volto. Oramai non esisteva più halloween ne tantomeno il bisogno di espletare i bisogni fisiologici, Ivan si era nuovamente messo dritto sulla sua schiena tanto che la gobba finta scese dalla sua posizione iniziale verso il sedere e adesso guardava l’ex-mummia con particolare interesse. Uno sguardo indagatore, un sorriso pacato che illuminava i volti dei due ragazzi e poi l’incrocio di due labbra calde per l’emozione che caricava l’aria di elettricità pura. Del resto era normale vista l’ora, accadesse anche ciò in queste feste.

Grafica: Giovanni Trapani
Rubrica: Gianni
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