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Un nuovo mondo - Cinquantesima Puntata

Nelle puntate precedenti
Arriva puntuale il giorno dell’esame che va bene e alla fine Manu chiede due minuti per parlare con il ragazzo di cui è innamorato, ma l’incontro non ha l’esito desiderato. Uscito dall’aula, Daniel confessa a Fabrizio di voler partire il più presto possibile per qualche giorno, l’amico capisce il suo volere e lo appoggia. Arrivato sotto casa i due si salutano e quando Fabrizio sta per entrare nel portone si sente chiamare, è Andrea che è venuto per sapere come è andato l’esame. Dopo qualche scambio di parola i due si baciano e Andrea convince Fabrizio ad andare a casa sua per fare l’amore. Quando l’amplesso finisce, Fabrizio sente squillare il telefono di Andrea e rispondendo sente la voce di Matteo. Il ragazzo chiude la conversazione si riveste e lascia la casa. Per strada prova a chiamare Alberto e Daniel ma nessuno risponde, ad un certo punto si sente chiamare ed è Luca. Dopo qualche istante li raggiunge Matteo e Fabrizio gli tira un pugno. Dopo un po’ di frastuono arriva pure Andrea, allora Luca porta a casa sua il giovane amico. Quando arrivano, c’è pure Alberto che è rientrato da poco. Qui Fabrizio racconta quello che è successo. Quando torna a casa riceve una chiamata di Daniel e fissano un appuntamento per vedersi a mezzanotte. Arrivati al pub di Simone scoprono che il ragazzo si è fidanzato con Ale, l’amico di Manu che chiede a Daniel di andare dal suo amico che era rimasto a casa ad ubriacarsi e dopo un po’ di incertezza, anche grazie alla spinta di Fabrizio, corre da lui. Intanto Fabrizio rimane al pub con Ale, Simone che gli raccontano sommariamente come si sono conosciuti e quando stanno per fare un altro giro di 4 bianchi, Fabrizio viene chiamato da un ragazzo. Si tratta di Biagio, un suo collega di università, che da tempo ha un debole per il ragazzo. I due così restano a parlare nel pub fino a quando Biagio non domanda a Fabrizio se vuole andare a fare un giro assieme. Ma per strada Fabrizio e Biagio incontrano Matteo

- Vedo che ti sei calmato rispetto a oggi e ti stai consolando.

- Mi spieghi cosa vuoi da me? Non sei contento di avermi rovinato la vita?

- Ma come? Parli così di fronte il tuo accompagnatore? Non è carino da parte tua

- Matteo smettila!

- A – Andrea, tu qui…

- Fabrizio non è come sembra

- Non c’è bisogno che continui a giustificarti. Biagio scusami, ho bisogno di restare da solo

E così Fabrizio va via lasciando Biagio, Andrea e Matteo in asso. Per strada chiama Alberto chiedendogli se può passarlo a prendere e essendosi sentito dire di sì, lo aspetta seduto su un gradino, qui però il ragazzo viene raggiunto da un uomo ubriaco che picchia Fabrizio derubandolo. Quando l’uomo si allontana, Fabrizio si siede sul gradino e perde i sensi. Intanto Manu, arrivato a casa di Manu, si rende conto che non c’è e leggendo un bigliettino indirizzato ad Ale in cui gli diceva che andava nella vecchia casa della madre, decide di tornale al pub per parlare con l’amico di Manu.





Cinquantesima Puntata


Alberto

- Fabrizio, piccolo, svegliati. Che ti è successo? Cosa ti hanno fatto? – Vedendolo tutto sporco, pieno di sangue e senza sensi, vengo assalito dalla paura. Non riesco a capire cosa fosse successo e in più Fabrizio non da segnali di vita.

- Ma cosa è successo al tuo amico? – mi domanda il mio collega

- Non lo so! Presto, prendi la barella e  portiamolo subito all’ospedale.

- Sì, vado.

- Piccolo mio, non ti preoccupare ci sono io adesso. Non avere paura. – Non appena dico queste parole, apre gli occhi e cerca di dire qualcosa. – No dire nulla. Non sforzarti. Ti porto in ospedale.

- Alberto, finalmente sei arrivato. Ho avuto tanta paura.

- Su, adesso è tutto finito. Ci sono io qui. – Le sue braccia, trovando un po di forza, si sono avvolte sul mio collo e dal suo viso iniziano a scendere due lacrime.

- Eccomi!

- Perfetto. Fabrizio ce la fai a salire sulla barella? Fabrizio, mi senti? Fabrizio? Cazzo, non risponde. Forza, montiamolo su e corriamo all’ospedale.

- Sì!

Mentre l’ambulanza corre a tutto spiano sull’asfalto, mi soffermo a guardare lo stato in cui è ridotto Fabrizio e la paura si fa ancora più forte in me.

- Quanto manca ancora?

- Cinque minuti al massimo.

- Fai in fretta, ti prego.

- Sto facendo il possibile.

- Fabrizio mi senti? – gli do degli schiaffetti, ma non c’è niente da fare, non riprende i sensi.

- Siamo arrivati.

- Ok, spicciati, vieni qui dietro.

Corriamo verso il pronto soccorso e in meno di due minuti, Fabrizio viene portato nella stanza del medico per essere visitato. Io purtroppo non riesco ad entrare e rimasto fuori dalla porta prendo il telefonino e chiamo Luca.

- Amore che succede? Come mai mi chiami a quest’ora? TI mancavo…

- Luca, sono in ospedale. Ho appena portato in ambulanza Fabrizio.

- Fabrizio? Cosa è successo?

- Non lo so. Mi ha chiamato per chiedermi se potevo passare a prenderlo e quando sono arrivato, l’ho trovato senza sensi e pieno di sangue.

- Santo cielo! Dammi 10 minuti e arrivo.

- Ti prego fai in fretta, ho bisogno di te.

- Non  allarmarti. Arrivo subito.

Chiudendo la telefonata, cerco di avere informazioni ai medici, ma ancora non mi dicono nulla. Esco fuori e accendo una sigaretta e aspirando il fumo, mi domando se debba o meno avvertire Andrea. Mi appoggio con la schiena al muro e con la sigaretta fra le dita.

- Alberto, dov’è Fabrizio? – Mi chiede allarmato Luca al suo arrivo in ospedale.

- Luca, finalmente sei qui. Fabrizio è ancora dentro. Non mi dicono nulla.

- Tranquillizzati, amore. Vieni, vediamo se adesso ci dicono qualcosa?

- Sì. Luca, ascolta, dovremmo avvisare Andrea?

- Non lo so. Pensiamoci dopo, adesso andiamo dentro.

- Sì. – Non appena siamo dentro, vediamo che Fabrizio viene portato via di corsa. – Dottoressa dove lo state portando?

- Ah, Alberto, lo conosci?

- Sì, è un mio carissimo amico.

- Alberto, il ragazzo ha la milza spappolata.

- Cosa?

- Sì! Chi lo ha picchiato non s’è risparmiato?

- Oddio.

- Dobbiamo andare adesso.

- Mi faccia sapere, la prego

- Non ti preoccupare, lo farò quando mi sarà possibile.

- Grazie. – e io e Luca vediamo Fabrizio disteso sulla barella nell’ascensore. – Luca? Che facciamo adesso?

- Innanzitutto dobbiamo chiamare i suoi genitori.

- Già, i suoi genitori…

- Ci penso io. Hai il numero di casa?

- Sì, è qui, nella rubrica del cellulare.

- Eccolo.

- Luca, forse è meglio che gli parli io.

- Ne sei certo?

- Sì.

- Come vuoi.

- Pronto? – La voce è quella della madre – Signora salve sono Alberto, l’amico di suo figlio, il paramedico.

- Ah, Alberto, come stai? Come mai questa telefonata? Ė forse successo qualcosa?

- Purtroppo sì. Le devo dare una brutta notizia. Fabrizio è in ospedale. In questo momento lo stanno operando di urgenza, perché è stato aggredito e la sua milza è stata compromessa…

- Cosa? Scusami Alberto, penso di non aver capito... Fabrizio è stato aggredito e adesso è in sala… Oddio non è possibile, il mio Fabrizio… - e da questo momento non sento altro che le lacrime e le grida disperate della donna. Quando risento qualcuno parlare è il padre che con voce allarmata mi chiede se la moglie ha capito bene.

- Sì, mi spiace dovervi dare questa notizia, ma è meglio che lei e sua moglie veniate immediatamente.

- Sì… grazie Alberto… arriviamo subito. – E la chiamata finisce così. Quando distacco il telefonino dall’orecchio mi giro verso il mio fidanzato e lo guardo negli occhi – Stanno arrivando... Sai Luca, qualche tempo fa nei loro occhi apparivo come l’angelo che ha annunciato loro il risveglio di Andrea, ma adesso quando mi vedranno resterò colui che ha dato la brutta notizia, l’angelo della morte.

- Non pensare a queste cose?

- E se Fabrizio non dovesse farcela?

- Non lo pensare minimamente.

- Luca, abbracciami forte. Ti prego, abbracciami, ho paura.

- Sono qua, tesoro. Non temere.


Continua…

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L'Angolo di P - Il corteo del Buio: Una luce nel buio, strada facendo

Prologo: Io sono Io lavoro
Da marzo l'arcigay ha dato vita ad un progetto che si chiama Lotta all'omofobia e promozione della non discriminazione sui luoghi di lavoro come strumento di inclusione sociale che nasce con lo scopo di fermare le discriminazioni di tipo sessuale sul posto di lavoro. Martedì 3 maggio 2011 ne sapremo di più tramite l'intervista di Altri Mondi a Raffaele Lelleri, responsabile scientifico del progetto, intanto se volete, potete rispondere al sondaggio presso il sito Io sono Io lavoro  oppure se avete subito o state subendo discriminazione per il vostro orientamento sessuale, potete raccontare la vostra esperienza ai responsabili del progetto  (per accedere alla e mail, cliccate qui).

Adesso vi lascio a L'angolo di P, dove oggi Gianni ci racconterà del suo bisogno di dire a qualcuno quello che si teneva dentro già da troppo tempo.


Francesco Sansone



Il corteo del Buio:
Una luce nel buio, strada facendo



Il terzo anno di liceo mi ha davvero portato tantissime novità, anche se queste ancora ben poco servivano a farmi prendere coscienza di me e della vita o di come andasse vissuta. I miei turbamenti emotivi e le menzogne create senza che nemmeno me ne rendessi conto mi portavano una grande tristezza nel cuore; se durante i giorni dei week end mi divertivo con gli amici nel resto della settimana capitava che mi soffermassi a pensare a quanto fossi sbagliato, a quanto la mia vita non sarebbe stata mai felice pienamente e a quanto tutti i miei sogni d’amore non si potessero mai realizzare; tutto questo perché avevo paura di me, di quello che provavo e di quello che avrebbero potuto dire gli altri se solo avessero saputo i miei gusti sessuali.

Sentivo sempre più il bisogno di confrontarmi con qualcuno perché il condividere i miei più intimi pensieri con qualche persona di fiducia mi avrebbe probabilmente aiutato nei momenti in cui la mia allegria non riusciva a sovrastare il mio pessimismo sulla vita. Avevo però una grande paura ad aprirmi completamente ai miei amici perché andavo incontro a una loro reazione che poteva anche non essere positiva e soprattutto perché dirlo avrebbe solo dato ancora più concretezza a ciò che mi tenevo dentro. Fu proprio in questo anno che la mia paura fu meno forte dell’esigenza di condividere i miei reali stati d’animo. Oltre a tutti i miei conoscenti e amici che ho tentato di presentarvi negli episodi precedenti ce ne è una di cui ancora non vi ho parlato: Sara.

Sara è una delle persone più importanti della mia vita, è stata la luce nel buio di quegli anni spinosi, ha saputo confortarmi e far si che stringessi i denti fino a che non avessi capito di aprirli per prendere a morsi questa vita. La reputo cugina anche se in effetti non lo è tra i legami di sangue, ma le nostre famiglie si conoscono da quando siamo nati e siamo cresciuti insieme tanto da reputarci tali. Ricordo ancora quando le scrissi una lettera che poi le consegnai dove le confessavo che mi piacevano i ragazzi. Tremavo come una foglia al momento in cui gliela consegnai, sapevo che non sarei riuscito a dirglielo a voce e aspettai impaziente la sentenza. Mi sarebbe dispiaciuto perderla come amica se non avesse capito o non avesse accettato me per quello che realmente ero ma era troppo l’esigenza di parlare, di sfogarmi, di lasciare liberi quei pensieri che stavano diventando troppi e troppo pesanti dentro di me. Ovviamente letta la lettera mi abbracciò dicendomi che gliene poteva fregare ben poco cosa o chi mi piacesse. Fu cosi che trovai in lei la mia unica valvola di sfogo, il porto sicuro dove lasciare il carico dei miei pensieri e scaricarli con il suo aiuto scandagliandoli e analizzandoli. Fu l’unica per molto tempo a sapere tutti i miei batticuori come quello che mi prese nella primavera di quel terzo anno di liceo per un amico di mio fratello Enrico. Questo ragazzo veniva spesso a mangiare da noi dopo che usciva da lavoro.

Attilio aveva la stessa età di mio fratello, qualche anno prima erano stati compagni di scuola, poi lui lasciò questa per lavorare però continuavano ad uscire insieme e ad avere un buon rapporto. Era proprio un ragazzo carino e a me piaceva tanto, aveva quell’aria da ribelle che mi attirava e mi trovavo molto spesso a fantasticare su di lui e su di me (vabbè passi che ero adolescente ed attalpato…).

Come ero solito fare questo batticuore fu sepolto nei miei pensieri più intimi condivisi solo con Sara, l’unica che mi poteva capire. Durò poco questa spensieratezza perché avevo nel frattempo imparato a disilludermi sui miracoli o le fatalità e iniziavo ad essere più concreto. Tra l’altro di Attilio non mi ero innamorato, era solo una furiosa pulsione verso quella sua fisicità esile ma forte. Nell’estate del mio diciassettesimo anno tra l’altro Attilio iniziò una storia con la mia amica Ester poiché villeggiavamo tutti vicini e iniziammo a vederci d’estate anche sporadicamente (del resto Attilio voleva Ester ecco perché me lo ritrovai nella mia strada parecchie volte).

Quell’estate portò oltre che allo sbocciare di nuovi amori anche al germogliare di nuove amicizie. Conobbi infatti insieme a mio cugino Alfredo e tramite un nostro amico estivo due ragazze della zona: Luisa e Cecilia. Luisa era un po’ più grande di noi, andava già all’università invece Cecilia aveva qualche anno in meno di noi. Matilde e Lucrezia non erano poi cosi propense a conoscerle tornate dal viaggio con i loro familiari e durante gli anni successivi ci saranno molte occasioni di scontri tra tutti noi per queste nuove conoscenze. Mentre tutti però erano concentrati a conoscere soprattutto Cecilia per riuscire a rubarle un bacio o… anche qualcos’altro, io mi approcciavo a loro solo come un semplice amico come sempre del resto. Soprattutto con Luisa che tutti ammiravamo perché più grande di noi e anche con lei pian piano instaurai un’amicizia che mi porterò dietro per molti anni. Alla fine di quell’estate riuscimmo a conoscere anche il fratello di Cecilia, Stefano. All’inizio la sua tremenda timidezza mi faceva molto sorridere e tra l’altro sembrava vivesse in un mondo tutto suo, per l’età che aveva assumeva dei comportamenti molto puerili. La fine dell’estate decretò un altro assetto al mio equilibrio sociale che mi trascinerò nell’anno successivo; si perché iniziai ad inglobare alla mia realtà sociale invernale anche quella estiva con l’arrivo di queste tre nuove figure inconsapevole ancora che una di queste mi scombussolerà non poco nei mesi successivi…

Tornato dalle vacanze estive mi aspettavano Ursula e Marzia con cui condividere un anno divertente di scuola, Alfredo, Matilde e Lucrezia con l’altalenarsi di screzi e bei momenti passati insieme, Luisa, Cecilia e Stefano con cui iniziavo ad avere rapporti più stretti. Mi circondavo di tutte queste persone per rendere più confusionaria la mia vita cercando, così, di distrarmi dalla costante paura di viverla nella sua veridicità.

Sara invece era lo specchio in cui ammiravo il mio vero io e con cui mi confrontavo con amorevole affetto per cercare di arrivare a quel traguardo a cui sono arrivato oggi; l’accettarmi e il giocare con la vita senza più nascondermi... il più delle volte! =)

(continua)

Alla prossima

Gianni

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Speciale Un mondo di Notizie: Anna Paola Concia e il coraggio di non tacere alle offese

Anteprima
Come sapete questa settimana per via della festività del 25 Aprile, il blog ha chiuso per ferie, rinunciando ad un appuntamento importante, quello della rassegna stampa settimanale di Un mondo di notizie, però non mi sono sentito di tralasciare una notizia che mi ha colpito sia piacevolmente che amaramente e che è successa a metà della scorsa settimana  che ha visto l’onorevole Anna Paola Concia protagonista. Piacevolmente perché la vittima ha reagito alle offese, amaramente perché ancora adesso per una coppia gay camminare mano nella mano può essere un rischio. Tutto sommato forse non è un male che la rubrica non ci sia stata, perché in questa maniera abbiamo modo di ricordare questo episodio un giorno in più, dato che in questo Paese dopo lo stupore delle prime ore, tutto torna come prima. Vi lascio quindi alla costruzione della vicenda e esprimo anche da queste pagine la mia solidarietà all’onorevole.
Francesco Sansone



Speciale Un mondo di Notizie
Anna Paola Concia e il coraggio di non tacere alle offese

Erano le prime ore del giorno e come ogni mattina mi ero posizionato di fronte al PC per leggere le notizie del mattino, ma anche tutti i messaggi arrivati sulla mia posta e su facebook. Aprendo la pagina del social network, mi è saltato subito all’occhio lo stato che l’onorevole Anna Paola Concia ha lasciato sulla sua pagina: “Stavo andando alla macchina mano nella mano con Ricarda e mi sono sentita scaricare addosso tanti di quegli insulti: "lesbica di merda, ai forni vi devono mandare" ecc. Mi voleva mettere le mani addosso. In pieno centro, le persone guardavano...e alcuni si sono arrabbiati con me. Che cosa siamo diventati”

Non potevo crederci che fosse successo per davvero. Non potevo credere che fosse successo ad una persona che avevo avuto modo di contattare qualche giorno prima per chiedere di rilasciarmi un’intervista per Altri mondi e che s’era dimostrata disponibile sin da subito nel rispondere alle mie domande rivolte a far conoscere la persona, la donna lesbica, con l’intento di portare avanti la mia “battaglia” a sostegno di tutti i ragazzi e le ragazze che si scoprono gay e hanno paura di vivere questa realtà. Il giorno prima fra l’altro avevo scambiato due chiacchiere con Elisabetta, la sua assistente, per chiarire i termini dell’intervista e quindi non potevo credere a quello che avevo appena letto e a quello che era successo. Subito ho espresso la mia solidarietà per l’accaduto e quando ho avuto modo di leggere lo stato successivo in cui l’onorevole scriveva: “Ho chiesto scusa a Ricarda a nome degli italiani dopo che quel signore stasera ci ha aggredite dandoci delle "lesbiche di merda che dovevano essere bruciate nei forni"...lei con un sorriso dolce mi ha detto "quante volte, io tedesca, dovrò ancora chiedervi scusa?" grazie Ricarda per lo stile...”, ho voluto dirle che non era lei a dover chiedere scusa alla compagna, bensì tutti coloro che con battute e barzellette alimentano questo clima.

Ma vediamo cosa è successo nel dettaglio.

L’onorevole Concia e la compagna Ricarda Trautmann si stavano dirigendo, verso le sette di sera, all’auto per recarsi al concerto di Patty Smith e Carmen Consoli. Stavano camminando per strada mano nella mano, quando vengono fermate da un uomo che, riconoscendo la deputata, s’è scagliato contro gridando: "lesbica di merda, ai forni vi devono mandare".

La deputata del PD però ha deciso di non rimanere in silenzio, trovando il coraggio di rispondere alle offese dell’uomo e la cosa più sconvolgente è stato l’atteggiamento dei presenti. Alcuni sono erano silenti spettatori, altri invece si sono arrabbiati con la Concia perché aveva risposto alle provocazioni dell’uomo, definito dagli stessi come uno che non ci stava con la testa. Ma questo con la testa ci stava eccome e quindi la reazione della Concia è continuata. A prendere le parti della collega è stato il deputato del FLI Nino Lo Presti, che ha così raccontato ciò che ha visto:

"Ero seduto al tavolino di un bar quando ho sentito Paola Concia gridare. Mi sono avvicinato per capire cosa stava succedendo e ho visto la collega visibilmente scossa che mi ha raccontato di essere stata aggredita verbalmente da uno che si era poi allontanato. Ma la cosa che mi ha colpito di è che mentre lei era ancora agitata per lo scontro verbale appena subito, c'erano altri passanti che la stavano attaccando, invece di difenderla. La invitavano a stare zitta e si era creato un clima di tensione e di odio sia nei confronti della Concia e della sua compagna in quanto gay, sia perché si era capito che eravamo dei parlamentari. Il clima era tale, da bava alla bocca che, dopo aver tentato di rintuzzare le accuse dei passanti, arrivando quasi alle mani, mi sono trovato costretto a chiamare i carabinieri e poi la polizia di Montecitorio".

Insomma un episodio di vero e proprio delirio collettivo quello che è successo lo scorso 19 Aprile, che ha visto trasformare le vittime in carnefici e viceversa.

Tuttavia dalle esperienze forti nascono gesti importanti e anche in questo caso è accaduto. Infatti, Anna Paola Concia ha deciso di aprire una pagina Facebook ''E' successo anche a me'' racconta il tuo caso d'omofobia a Paola Concia  in cui chi vuole può raccontare il proprio caso di violenza subita sia per liberarsi dal peso che questi atti lasciano che per trovare l’appoggio di tanta gente che è pronta sostenere tutti coloro che hanno bisogno di una semplice parola, ossia “Non è colpa tua”.

F.S.
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Il mio mondo espanso - La Rubrica. Scusa, sei Francesco Sansone?




Scusa, sei Francesco Sansone?

Erano i primi Gennaio quando ho ricevuto sulla posta in Facebook, una e mail da parte di una ragazza che mi scriveva dalla Germania e che mi chiedeva informazioni su dove potesse trovare il mio libro, di cui aveva letto il prologo, dato che da lì a poco sarebbe venuta in vacanza a Palermo e aveva intenzione di acquistarlo. Dopo aver scambiato un bel po’ di corrispondenza, ci salutammo con la promessa di risentirci presto.

I giorni passavano e i primi problemi legati alla partenza mia e di Giovy, già avevano causato diversi “salti” sul piano organizzativo. Uno dei progetti pianificati è stato il compleanno del mio compagno. Dopo aver organizzato a distanza feste a sorpresa e molto altro ancora, l’esser costretti a posticipare la partenza da Palermo, mando tutto in fumo. Infastidito come non mai e dispiaciuto per non aver potuto organizzare per la prima volta da quando siamo assieme i festeggiamenti per il compleanno di Giovy, mi fece passare due giorni di nervosismo.

Il giorno del compleanno, benché fuori ci fossero solo 4 gradi e la pioggia veniva giù come mai fatto prima quest’anno, mi sono detto: “almeno una cosa deve andare come voglio. Giovy, prepariamoci e scendiamo. Andiamo a scegliere il tuo regalo” (infatti non avevo avuto neppure modo di comprargli nulla data la situazione) E così, mentre mia madre cercava di distoglierci dalla nostra decisione, apriamo la porta di casa e ci avviamo verso il centro città.

Faceva un freddo incredibile, e benché io fossi coperto da scialpone e cappello lungo di color viola - fatti a mano da mia madre per questi giorni gelati-, giubbotto bianco imbottito molto caldo e confortevole e Giovy indossava un maglione a collo alto nero, giubbotto – fighissimo- di pelle nero, cappello e guanti del medesimo colore, non c’era verso di riscaldarci.

Arrivati di fronte alla cattedrale, parlando con Giovy, senza curarmi della gente, passiamo accanto ad un gruppo di ragazzi e ragazze, e continuiamo la nostra traiettoria verso piazza Verdi, per esser precisi il luogo dove si trova il teatro Massimo. Stavamo per attraversare, quando mi sento chiamare.

- Scusa sei Francesco Sansone? – mi dice una delle ragazze che poco prima ci sono passate accanto.

- Sì, perché?

- Ci siamo sentiti un po’ di tempo fa su FB…

- Ah sì! Certo ch mi ricordo. Filo- Filo

- Filoccia!

- Esatto – e dicendo come stava, mi avvicinai a lei dandole due baci sulla guanci (almeno credo di ricordare – Filoccia libera di correggermi se dovessi leggere questa pagina ^__^) – Allora come va?

- Beh, il tempo non è come ci aspettavamo

- E sì, in effetti non è davvero un piacere uscire.

- Purtroppo non sono riuscita a trovare da nessuna parte il tuo libro.

- E lo so, per ora è un problema trovarlo in libreria, però puoi provare… – e le indico una libreria. Mentre parlavo con lei, l’imbarazzo cresceva e quasi senza rendermene conto, mi sono ritrovato a salutarla. – Allora vado. Ė stato un piacere – e in meno di un secondo io e Giovy eravamo distanti da loro.

- Potevi offrirgli un caffè?

- Cosa?

- E sì, Fra’. Sei praticamente scappato. A che parlavate a che l’hai salutata e liquidata.

- Ma non è vero… dici che l’ho fatto????

- E sì!

- Oddio, chissà cosa avrà pensato. Ma non era intenzione mia… magari se torniamo indietro e glielo chiediamo

- Ormai è tardi. Magari più tardi le scrivi su FB e le spieghi che hai reagito così, perché ti sei imbarazzato.

- Sì hai ragione. Lo farò.



Dopo questa parentesi io e Giovy andammo in una libreria per cercare uno dei libri che a Giovy interessavamo, ma alla fine, e non ditemi che sono paranoico, nessuno dei titoli che cercava erano presenti sugli scaffali. Anche il regalo, quindi, è saltato e il mio avvilimento per questa ennesima fumata nera del nuovo anno appena entrato, mi faceva capire sempre più che non sarebbe stato un anno facile facile e, col senno di poi, posso dire che ci avevo visto male. Inoltre quella sera non ho potuto contattare Filoccia perché dopo cena mi sentii debole e misurando la temperatura presi nota che avevo la febbre e per di più a 39 gradi,  ma ancora una volta c'era Giovy pronto a coccolarmi e a curarmi, ma questa è un’altra storia…

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Un nuovo mondo - Quarantanovesima puntata

Prologo
Eccovi la nuova puntata di Un nuovo mondo per vedere cosa succederà a Fabrizio dopo l'aggressione che ha subito, anche se non bisogna dimenticare Daniel che è corso da Manu qualche settimana fa.
Prima di lasciarvi voglio augurarvi una buona Pasqua  e un buon 25 Aprile o quanto meno un bel ponte di relax. A proposito di relax, Il mio mondo espanso ritorna martedì e quindi si (e mi) riposa (riposo) in questi giorni.
Non mi resta dunque che salutarvi col ricordarvi che questo fine settimana su Il mondo espanso dei romanzi gay vi aspetta Sergio Rozzi e il suo libro Primo Omo.
Francesco Sansone

Nelle puntate precedenti
Arriva puntuale il giorno dell’esame che va bene e alla fine Manu chiede due minuti per parlare con il ragazzo di cui è innamorato, ma l’incontro non ha l’esito desiderato. Uscito dall’aula, Daniel confessa a Fabrizio di voler partire il più presto possibile per qualche giorno, l’amico capisce il suo volere e lo appoggia. Arrivato sotto casa i due si salutano e quando Fabrizio sta per entrare nel portone si sente chiamare, è Andrea che è venuto per sapere come è andato l’esame. Dopo qualche scambio di parola i due si baciano e Andrea convince Fabrizio ad andare a casa sua per fare l’amore. Quando l’amplesso finisce, Fabrizio sente squillare il telefono di Andrea e rispondendo sente la voce di Matteo. Il ragazzo chiude la conversazione si riveste e lascia la casa. Per strada prova a chiamare Alberto e Daniel ma nessuno risponde, ad un certo punto si sente chiamare ed è Luca. Dopo qualche istante li raggiunge Matteo e Fabrizio gli tira un pugno. Dopo un po’ di frastuono arriva pure Andrea, allora Luca porta a casa sua il giovane amico. Quando arrivano, c’è pure Alberto che è rientrato da poco. Qui Fabrizio racconta quello che è successo. Quando torna a casa riceve una chiamata di Daniel e fissano un appuntamento per vedersi a mezzanotte. Arrivati al pub di Simone scoprono che il ragazzo si è fidanzato con Ale, l’amico di Manu che chiede a Daniel di andare dal suo amico che era rimasto a casa ad ubriacarsi e dopo un po’ di incertezza, anche grazie alla spinta di Fabrizio, corre da lui. Intanto Fabrizio rimane al pub con Ale, Simone che gli raccontano sommariamente come si sono conosciuti e quando stanno per fare un altro giro di 4 bianchi, Fabrizio viene chiamato da un ragazzo. Si tratta di Biagio, un suo collega di università, che da tempo ha un debole per il ragazzo. I due così restano a parlare nel pub fino a quando Biagio non domanda a Fabrizio se vuole andare a fare un giro assieme. Ma per strada Fabrizio e Biagio incontrano Matteo che lo mortifica ancora una volta e quando Fabrizio vede che Andrea è lì con lui, va via lasciando tutti in asso, Biagio incluso. Per strada il ragazzo chiama Alberto chiedendogli se può passarlo a prendere e essendosi sentito dire di sì, lo aspetta seduto su un gradino, qui però il ragazzo viene raggiunto da un uomo ubriaco che picchia Fabrizio derubandolo. Quando l’uomo si allontana, Fabrizio si siede sul gradino e perde i sensi.





Quarantanovesima Puntata

Daniel

Qualche ora prima

Dopo aver lasciato Fabrizio al pub insieme a Simone e ad Ale, mi avvio all’macchina, ma di fronte al volante, rimango immobile incapace di capire cosa fare. Devo mettere in moto e correre da Manu, oppure chiudere la nostra storia, semmai la possa definire tale, così, con quello che ci siamo detti in giornata?

- Lo amo e su questo non ho mai avuto dubbi, però in tutti questi mesi ho capito che la vita con lui non è facile. Sin da quella prima notte d’estate, il suo modo di fare mi ha sempre fatto sentire a disagio. Prima mi tratta come uno straccio, e dopo mi fa sentire un re fra le sue braccia. Prima mi fa cadere in un busco nero e poi mi porta alla luce. Ogni volta è sempre stato così e se andando da lui darei il via ad una vita fatta sempre così, io sarei in grado di tenergli testa? Sono ancora giovane. Ho ancora tanto da imparare e da scoprire. Qualche mese fa neppure immaginavo di potermi innamorare di un ragazzo e adesso mi trovo a stare male perché vengo trattato male da uno che non sa nemmeno lui cosa vuole. Che devo fare? Da quello che mi ha appena detto Ale, lui adesso sta male e l’unica possibilità per lui di riprendersi sarei io. Sicuro che non è un altro dei suoi momenti “lucidi” pronti a sparire non appena la paura gli risale addosso? Non so che fare. Vorrei tanto parlarne con Fabrizio, ma pure lui sembra esser convinto che questo sia il finale più giusto per questa storia.

Resto in auto senza sapere cosa fare e a martellarmi il cervello con tutte quelle domande a cui non riesco a trovare una soluzione, fino a quando non mi viene in mente l’unica cosa giusta da fare, ossia andare da Manu e parlarne direttamente con lui, perché solo le sue parole potrebbero chiarirmi tutto. Giro la chiave e in meno di un quarto d’ora mi trovo sotto casa sua. Sulla soglia del palazzo, ritornano le immagini di quella mattina in cui venni cacciato fuori e tutto il dolore che provai, ma ormai è troppo tardi per tirarmi indietro e devo continuare affinché arrivassi ad un epilogo decisivo. Ho iniziato a salire le scale e gradino dopo gradino, una strana sensazione, ansia mista a felicità e paura, mi riempì tutto il corpo. Arrivato al suo pianerottolo, ho notato che la porta era aperta.

- Manu? Ci sei? La porta è aperta, Ci sei? – Non ricevo nessuna risposta e, un po’ preoccupato, scosto la porta ed entro nell’appartamento. – Manu, sono Daniel, sei qui? Manu?

Continuo a chiamarlo, ma non risponde. Con la mano appoggiato al muro cercare l’interruttore della luce, e dopo qualche tentativo alla cieca, lo trovo. Lo premo e la stanza si illumina per mezzo dalle lampade disposte nei 4 angoli della casa. Non appena gli occhi si abituano alla luce artificiale, comincio a guadarmi in giro. Di Manu non c’è nessuna traccia. Controllo in tutte le stanze, ma tutte sono vuote. Inizio a preoccuparmi seriamente e, in evidente agitazione, mi giro intorno senza sapere bene cosa sto facendo e e all’improvviso trovo un bigliettino appoggiato sul tavolino posto di fronte al divano. Mi avvicino e lo preso in mano.

“Ciao Ale

Scusami se non ti ho aspettato, ma non riuscivo più a restarmene qui a piangermi addosso. Per colpa mia ho perso l’unico ragazzo che in tutti questi mesi mi ha fatto sentire vivo, e che io ho trattato come nessuno essere umano meriterebbe di essere trattato. Sono stato un verme e ora raccolgo quello che ho seminato: la solitudine. Ma non posso restarmene qui, non ce la farei. In questa casa ci sono troppi ricordi legati a Daniel e stare qui mi farebbe rivivere sia i bei pensieri che facevo al mattino quando mi svegliavo i giorni in cui avrei dovuto svolgere le lezioni all’idea di incontrarlo, sia la disperazione di quando lo mandato via e soprattutto la disperazione di essere tornato qui dopo averlo perduto per sempre.

Ho deciso pertanto di andare via. Passerò qualche giorno a casa di mia madre in attesa di terminare questa sessione di esami e poi provvederò a richiedere un trasferimento per l’università in cui lavorano Carlo e Giorgio per cercare di riprendermi da questa ennesima delusione della mia vita causata da me e cercare di andare oltre, anche se non mi farà facile dimenticare Daniel.

Ale grazie per tutto quello che hai sempre fatto per me, però adesso devo cercare di camminare con le mie gambe e lasciarti vivere la tua storia con Simone. Se vuoi sai dove trovarmi.

Con immenso affetto

Il tuo amico rompicoglioni

Manuel.”



Finendo di leggere quelle poche righe, il primo istinto è quello di correre da Manu e dirgli che non mi ha perduto, però vengo fermato nel mio entusiasmo dal non sapevo quale sia l’indirizzo della casa della madre. L’unica cosa da fare è tornare al pub e parlare con Ale, e scattando all’in piedi, torno all’auto.

Continua…





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L'Angolo di P - Il corteo del Buio: Nome in Codice Vera

Prologo
Continua il viaggio nei ricordi di Gianni e oggi con la mente ritorna ai giorni del terzo anno di scuola superiore segnato da un finto amore per una ragazza e l'ingresso di una nuova amica. Chi non ha fatto credere ad un certo ponto della propria vita di provare un interesse verso una ragazza pur di far smettere i sospetti di chi ci sta vicino?
Francesco Sansone




Il corteo del Buio: Nome in Codice Vera

 
L’estate era appena trascorsa, le amicizie che giravano attorno alla mia vita si erano in parte coese unendo alcuni componenti di diversi gruppi; erano nati nuovi amori “tormentati”, e in quest’accezione ci faccio rientrare in pieno il mio stramaledetto vizio del fumo.

Tornato a Palermo dopo la villeggiatura estiva in provincia, mi accingevo a cominciare il mio terzo anno del liceo. Anno particolarmente difficile ma forse quello che decreterà la cementificazione di alcune amicizie che tutt’ora fanno parte della mia vita. Nel frattempo lasciavo dietro il mio primo batticuore; Fabio infatti era stato bocciato al secondo anno e si accingeva a ripeterlo cosicché i nostri rapporti che erano già iniziati a essere meno frequenti continuarono ad essere tali tanto da estinguersi poco dopo definitivamente.

Alfredo lottava nel frattempo con i capricci di Lucrezia e con loro e Matilde mi accingevo a vivere quelle ore dedicate alla spensieratezza lontano dai libri (e non erano poche ahimè). Ricordo bene che quell’anno che mi vedeva appena sedicenne mi portò a fare le prime esperienze da “grande”.

Andai per la prima volta in discoteca con il vecchio gruppo degli amici di mio cugino; un’esperienza che non potrò più dimenticare e che mi farà sempre di più amare la musica e le vibrazioni che scatena anche se combattevo sempre con il disagio di apparire goffo, gonfio e timido.

Quell’anno portò anche una mia partecipazione più concreta con molti elementi della classe. Se con Fabio e Fabrizio e altri pochi elementi avevo condiviso gli anni del biennio, senza troppo interagire con il resto della classe, adesso iniziavo ad essere anche più partecipe alla vita di scuola relazionandomi con altri elementi con cui sporadicamente mi ritrovavo a chiacchierare. Quindi oltre Ester e Marzia con cui già avevo un buon rapporto, mi sono trovato a stringere una buona amicizia o quanto meno a gettare la basi per una conoscenza più duratura con un’altra compagna; Ursula.

Questa che abitava a due passi da casa mia diventò ben presto un fattore importante della mia vita e ne decretò per certi versi il corso. Ma prima di parlare di lei c’è stato un altro evento che ha gettato delle ombre sulla mia già agitata mente e se da un lato mi ha permesso di montare una recita veritiera di quello che in effetti non era la mia realtà adolescenziale, dall’altro ha stordito ancora di più i miei pensieri e i miei rimorsi perché fingere non mi è mai piaciuto cosi tanto.

Non ricordo bene come e quando sia successo ma in questo sedicesimo anno di età mi sono sforzato di far credere ad alcune persone che mi piacesse una ragazza. Si badi bene però che non ho volontariamente acceso questo notizia nella mente di alcuni per coprirmi, è stato semplicemente il concatenarsi di una serie di eventi casuali che poi alla fine mi sono sfuggiti di mano. Ricordo ancora però l’oggettiva e genuina bellezza questa ragazza. La sua bellezza andava oltre secondo me il naturale canone di bellezza estetico che l’essere umano pone nel giudicare una ragazza. Non era per niente brutta ma tra le persone che navigavano il gruppo che frequentavo non potevo dire nemmeno fosse la più bella esteticamente parlando. Ciò che però la rendeva speciale era la lucentezza della sua anima, i suoi occhi dolci e il suo porsi con le persone. Tutto ciò le dava un’aura che rispetto le altre spiccava ai miei occhi. Se all’epoca avessi mai avuto dei dubbi sulla mia sessualità, Vera sicuramente me li avrebbe accentuati. Il mio problema era un altro; non avevo dubbi semmai rinnegavo me stesso e quindi anche se guardavo Vera con occhi estasiati, non avevo nessun tipo di pulsione verso la sua persona. Nel frattempo mi piaceva da morire guardarla chiacchierare con gli altri amici del gruppo e nel mio diario cercavo di fantasticare di potermene innamorare.

Innamorarmi di lei avrebbe significato in quel periodo confutare ciò che la mia mente disprezzava della mia stessa identità e in quel periodo il mio obiettivo probabilmente era proprio quello. Quando mio cugino prima e mia madre dopo, vennero a conoscenza delle parole scritte nel mio diario, delle poesie che le dedicavo e delle scritte che facevo in suo onore la frittata era bella che fatta! Erano tutti felici che Gianni finalmente provasse interesse per qualche ragazza, o meglio più semplicemente che provasse interesse…

Gianni in effetti non provava interesse per quello che pensavano loro, in quel frangente si era solo costretto a pensare che forse poteva obbligare la sua mente a farsi piacere Vera tanto da farne scaturire un sentimento e nel contempo si era anche gettato la zappa sui piedi, perché ora tutti pressavano affinché lui si buttasse, riuscisse ad uscire dalla scorza e si proponesse a questa nuova ragazza.

In realtà non lo feci per niente, Vera doveva rimanere la dolce musa dei miei sogni, doveva donarmi parole e ispirazione per scrivere dell’amore che sapevo scaturiva dal cuore, ma che forse non ero del tutto consapevole che comandasse solo ed esclusivamente questo e non in combutta con il cervello. Quindi trovandomi a stretto contatto con questo gruppo e quindi con questa ragazza non potevo che ammirare questa persona, che tra l’altro era sola anche lei, in cerca del suo principe azzurro. Quando per una festa di Carnevale che ho voluto organizzare a casa mia, venni a conoscenza che Vera si era messa insieme ad un ragazzo presente all’evento mi ricordo la stretta al cuore che mi venne. Ammetto che in questa occasione prevalse il mio egoismo. Non ero dispiaciuto tanto che questa mia amica si fosse fidanzata con un altro(come potevo del resto), semmai ero seriamente preoccupato per la mia messa in scena. Volente o nolente doveva avere termine li, perché era inutile incaponirsi per una persona oramai impegnata e anche se avessi finto di starci male quanto poteva durare quest’altra farsa? Non mi piaceva l’idea di dover nuovamente trovare qualcuno su cui concentrare il mio copione e scriverlo nuovamente per questa nuova attrice. E nel frattempo dovevo anche sentire le critiche poco piacevoli di mio cugino e dei miei familiari sulla mia scarsa sfrontatezza.

Qualche mese dopo questa notizia sarebbe arrivato maggio e con sé avrebbe portato la mia prima partecipazione ad un diciottesimo compleanno; quello di una mia compagna di scuola entrata a far parte della nostra classe proprio al terzo anno perché bocciata l’anno precedente. Se già le mie relazioni scolastiche con tutti i compagni erano iniziate bene con questa festa mi sentivo ancora più integrato all’interno di questo gruppo e anche con Ursula con cui iniziavo a condividere anche qualche pomeriggio di studio perché lei molto più studiosa di me, si era presa l’incombenza di farmi da mentore e costringermi a studiare con più serietà. Con Ursula riuscii a passare il terzo anno indenne con alcuni debiti scolastici, e la nostra amicizia iniziava a fiorire senza nemmeno accorgercene. Era una persona davvero splendida, con una grinta fuori dal comune e disponibile ad accogliere quest’anima tormentata e poco diligente.

Vera però mi è rimasta nel cuore; ricordo ancora troppo nitidamente la dolcezza della sua figura e mi spiace essermi trovato nella situazione di “usarla” per pararmi il sedere da eventuali idee che potevano balenare nella testa della gente che mi viveva accanto. Vera era il nome in codice della mia “falsa” identità, creata apposta per allontanare strane dicerie; Vera sarebbe stata la maschera che mi avrebbe accompagnato per un altro po’ di tempo quando poi dovetti per forza di cosa e a causa di altri eventi indossarne un’altra ancora più inconsapevolmente e questa volta in una situazione di reale confusione… ma questa è un’altra storia.

Nel frattempo mentre tutti non sapevano ciò che il mio vero io pensava, iniziavo a pensare che tutte le mie paturnie dovevo condividerle con qualcuno. Non riuscivo più a fingere con tutti o a non fingere; dentro di me ribolliva la voglia di sfogarmi con una persona, di lasciare andare i miei reali pensieri con qualcuno. Dovevo trovare un’anima che riuscisse a capirmi o quanto meno rischiare di dire a qualcuno cosa veramente provavo e soprattutto per chi provavo o potevo provare determinate emozioni. Si trova sempre una luce in una strada buia, e anche se questa è rappresentata da un fiammifero bisogna rischiare ad accenderlo anche se la paura che non prenda fuoco è grande bisogna rischiare. In quel periodo accesi quel fiammifero, ed ebbi la fortuna di scoprirne una bella torcia che riusciva a dare una breccia di luce a quel lungo corteo oscuro dei miei pensieri…(continua)

Alla prossima

Gianni

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Racconti Brevi - Il vuoto

Prologo
Cosa siamo capaci di perdere per la paura di dire la verità e di affrontare la nostra realtà?  Il racconto di oggi mostra proprio questo aspetto mediante le considerazioni di un uomo che di colpo capisce cosa ha comportato la paura nella sua vita.
Francesco Sansone















Il vuoto
   Nella mia vita ho fatto tutto di nascosto, almeno per quello che riguarda i miei sentimenti. Da quando mi sono reso conto di essere gay, ho avuto sempre paura di questa condizione e ho preferito tacere tutto anche perché alla sola idea di doverne parlare con qualcuno dei miei cari, mi prendeva l’ansia e ancora oggi è così. Tuttavia non sono mai riuscito a sfuggire ai miei istinti carnali e ogni volta che avevo  la necessità di soddisfarli, escivo di nascosto e, come un fuggitivo, andavo a soddisfare i piaceri sessuali.

Però adesso che non sono più un ragazzino e il corpo comincia a cadere, agli occhi dei più giovani sono solo un vecchio che è meglio tenere alla larga. Sento l’esigenza di avere un compagno al mio fianco con cui trascorrere le mie giornate. Questo desiderio sembra non essere destinato a realizzarsi e giorno dopo giorno ne ho sempre più la prova. L’altro giorno ad esempio ho subito l’umiliazione più grande che un don Giovanni come me si potesse sentir dire da chi si corteggia con garbo. Ero in discoteca, perché benché gli anni siano più di 70 non riesco a rassegnarmi ad una vita casalinga, e ballando e adocchiando qua e là, vedo, nel suo, splendore un ragazzo alto, con addosso solo i jeans, che si dimenava mostrando ogni singolo muscolo del suo corpo modellato. Mi sono avvicinato con determinazione a lui e mi avvicinai al suo orecchio sussurrandogli di appartarsi con me e lui, ridendomi in faccia, mi ha risposto con un secco: “Nonno se devo fatti da badante, mi devi pagare”. Sono rimasto gelato, la musica non arrivava più alle orecchie, la gente improvvisamente era come se non ci fosse più e io ero al centro in una stanza buia a rendermi conto che, ormai, il mio tempo è finito e che i ragazzi mi vedono solo come un vecchietto arrapato.

Lasciai la discoteca e me ne sono ritornato a casa. Aprendo la porta, accesi la luce e per la prima volta ho preso coscienza che ad aspettarmi non c’è mai nessuno. Chiudo la porta e dirigendomi in cucina, ho aperto il frigo prendendo un po’ di cose da mangiare e sedendomi comodamente sul tavolo e premendo il tasto del telecomando, mordendo un pezzo di formaggio e del pane, ho cominciato a vagare con la mente e tornando nei ricordi di tutta la mia vita, a tutta quella paura che mi ha impedito di costruirmi una vita normale con un compagno d’amare e da cui essere amato. Eppure una volta mi innamorai di un ragazzo. Si chiamava Vittorio e con lui ho vissuto una relazione nascosta per 2 anni, ma quando lui, stufo di questa situazione, mi chiese di scegliere tra lui e la mia paura, io ho scelto quest'ultima, perdendolo per sempre.

Adesso che la paura non ha più motivo di esistere e tutte le persona a cui avevo timore di dire che mi sento felice solo fra le braccia di un altro uomo sono quasi tutte andate via, mi rendo conto di non aver  vissuto nulla e ora raccolgo quello che ho seminato: il vuoto.
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Altri Mondi - Shortbus: gli altri incontri radiofonici. Intervista a Davide Puppa e Sergio Rozzi

Prologo
Dopo il veto alla pubblicazione arrivatomi all'ultimo minuto da parte dell'associazione che avevo intervistato per aprire il mese di Altri Mondi e che ha causato la sua sospensione, oggi torna la rubrica con un'intervista a due voci. I protagonisti, infatti, sono Davide Puppa e Sergio Rozzi autori e conduttori di Shortbus: gli altri incontri radiofonici il programma radiofonico di Radio Onda d'urto che ogni mercoledì dalle 20:00 alle 21:00 fra notizie, incontri con personaggi famosi e molto altro ancora da voce al popolo LGBTQ. Il programma si può ascoltare sia sulle frequenze FM, ma anche sul sito ufficiale della stazione radio   dove è possibile ascoltarla in differita, tramite lo streaming, nei giorni seguenti la diretta.
Nell'intervista di oggi scopriremo come nasce la trasmissione e conosceremo meglio le due menti di Shortbus: gli altri incontri radiofonici.
Prima di salutarvi, vi anticipo sin da ora che Sergio Rozzi sarà anche il protagonista del prossimo week end de Il mondo espanso dei romanzi gay con un' intervista esclusiva, che potrete leggere domenica 24 Aprile 2011,  in cui ci parlerà del suo ultimo libro Primo Omo che il blog vi presenterà sabato 23 Aprile 2011.
Non mi resta, dunque, che salutarvi e darvi appuntamento a domani.
Francesco Sansone


Shortbus: gli altri incontri radiofonici
Intervista a Davide Puppa e Sergio Rozzi

Come nasce l’idea di creare Shortbus?
Davide: Fino a giugno del 2009 lo spazio radiofonico era occupato da “Avantissimo” , sempre una trasmissione a tematica lgbtq, ma gestito direttamente dal direttivo provinciale arcigay Orlando. In quella ultima stagione di Avantissimo collaboravo ,curando il notiziario, già dal 2008 , sia fino a dicembre 2008 facendo ancora parte del direttivo arcigay, sia per i 6 mesi successivi , nonostante le mie dimissioni anticipate dovute al netto contrasto tra la mia idea di associazionismo e quella della maggioranza del Comitato. Preferirei non entrare nel merito della cosa, ma a causa di questa mia coerenza rinunciai ad un sicuro futuro in associazione nel caso avessi appoggiato l’elezione dell’allora papabile futuro presidente che in quel momento rappresentava proprio quella idea di associazionismo che cozzava tremendamente con la mia. Naturalmente i divari vertevano anche su come fare e gestire la trasmissione. Non volendo il nuovo direttivo impegnarsi per altre stagioni radiofoniche a causa della per così dire scarsità di persone che si volessero prendere l’impegno (o metterci la voce, la visibilità e/o l’impegno costante), ho chiesto alla direzione radiofonica di Radio Onda d’Urto di poter occupare questo spazio a nome mio e di Sergio Rozzi (con il quale condivido moltissimi orientamenti e ideologie sullo sviluppo delle rivendicazioni lgbtq), creando una nuovissima trasmissione, più sciolta, più scorrevole, dinamica e soprattutto non legata al controllo, per così dire, politico di arcigay. La nuova trasmissione doveva essere (e nei fatti lo è) portatrice anche di altri pensieri e larghezza di vedute: in pratica dare voce anche alle critiche togliendo il monopolio a quella che definisco una balena bianca arenata e quindi morente: Arcigay. E’ stata dura, perché siamo sempre stati rispettosi delle voci di tutti, anche della balena, utilizzando spesso una sorta di par condicio interna e cioè informare su tutte le campane.
Quindi rispondendo a questa domanda posso dire che, come nel film” Shortbus” di John Cameron Mitchell (2006), la trasmissione ha preso dal film proprio il fatto che tutto può succedere e che spesso le cose non sono come le si vede o le si sente dal megavideo dell’informazione commerciale, ma nella maggior parte dei casi le sfumature fanno e farebbero la differenza se solo fossero valorizzate e rese note. Come nella vita, shortbus è un posto in cui possono venire tutti e tutti possono dire la loro.

Sergio: Diciamo che Shortbus è stata un’evoluzione di un ciclo. Radio onda d’urto trasmetteva già una trasmissione a tematica lgbt autogestita dal locale circolo Arcigay. Partecipai a qualche puntata, che all’epoca si registravano il martedì sera per poi essere mandata in onda il pomeriggio del giorno successivo. Dico partecipai perché poi un giorno, a causa di un diverbio per una notizia da mandare in trasmissione decisi di andarmene sbattendo, come si dice in gergo, la porta. Seguivo a ruota di qualche settimana Davide Puppa (lui se ne andò sbattendo addirittura il portone). Sono sempre stato appassionato di radio e la cosa mi dispiacque. Ma di certo non mi persi d’animo. Contattai altre emittenti radiofoniche, attivandomi con una di esse per lanciare un programma radiofonico a tematica lgbt. Poi un giorno di ottobre del 2009 mi chiama Davide dicendomi che lo spazio occupato dalla trasmissione autogestita di arcigay non era stato rinnovato. Che fare? Breve riunione con qualche amico e si decise di continuare noi. In fondo era ciò che volevamo. E come la chiamiamo? Beh Davide dice “com’era il titolo di quel film che Pietro mi ha fatto vedere?” “Shortbus”, fu la risposta. Bene la chiameremo così, aggiungendo “gli altri incontri radiofonici” dove altri sta per tutto e nessuno.


Quindi il vostro programma nasce per non far morire una fonte di informazione utile alla comunità LGBTQ, giusto?
Davide: Hai centrato il segno, è proprio così. Senza la trasmissione, la comunità lgbtq della provincia di Brescia sarebbe del tutto priva di mezzi mediatici di informazione, se non il sito di arcigayorlando che, a parte qualche iniziativa di routine e al collegamento verso altri siti internet del movimento, di suo non rappresenta una fonte di informazione, né locale, né nazionale.

Sergio: Assolutamente. Ė prevalso in noi un senso di responsabilità nei confronti del mondo lgbt ma più in generale dell’informazione, e della libera informazione, merce molto rara ai giorni nostri.


Quanto è stato difficile realizzarla e portarla in radio?
Davide: Portarla in radio vedi la risposta sopra. Quanto è stato difficile: beh insomma, devo dire che imparo in fretta e in poco tempo ho imparato ad usare il mixer, a fare le scalette, scegliere le sigle, la musica. Fortunatamente posso usufruire anche di un altro cervello che è quello di Sergio Rozzi. La nostra trasmissione cambia di puntata in puntata con idee nuove e argomentazioni in continua evoluzione. Il segreto è dirsi sempre in faccia le cose in modo da poter correggersi e migliorare insieme.

Sergio: Beh ogni impresa ha i suoi ostacoli, le sue ansie da prestazione, le zone grigie e le zone d’ombra. Registrata una puntata di prova (era doverosa) abbiamo constatato che non era poi così difficile. I ragazzi di radio onda d’urto ci hanno supportato con l’aiuto tecnico che è stato insostituibile. E poi al via con una scaletta abbastanza collaudata (era l’eredità della vecchia trasmissione) che naturalmente è stata via via modificata sino all’attuale palinsesto.


In che base scegliete i temi da inserire in scaletta?
Davide: In base essenzialmente all’attualità della settimana e devo dire anche grazie a facebook che ci permette di interagire in fretta e conoscere persone che scopri attivissime con interessanti percorsi nei movimenti vari lgbtq. Ad esempio se non ci fosse stato il web, credo che sarebbe stato estremamente difficile catturare certe notizie ed avvenimenti, come la battaglia di civiltà contro la pedofilia di Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia, oppure le recenti epurazioni della segreteria nazionale Arcigay, notizie che dai canali ufficiali controllati da Grillini sono poco menzionate, alcune addirittura omesse.

Sergio: Generalmente i temi di attualità ci danno sufficienti spunti. Va detto che buona parte dei nostri ospiti tornano periodicamente nelle interviste. Questo potrebbe sembrava ripetitivo, in realtà preferiamo rimarcare alcuni temi o questioni con gli stessi gruppi o associazioni o anche persone. In una società dove la notizia è urlata e dove il sensazionalismo dell’informazione prevarica sul contenuto e sulla stessa essenza della notizia, il nostro modo di informare vuole essere pacato, ragionevole ma soprattutto indagato.


Come vi siete conosciuti?
Davide: Un amico in comune ci ha fatto conoscere

Sergio: Ci siamo conosciuti tramite l’amico del film Shortbus.


Cosa sperate arrivi dei temi affrontati a chi vi ascolta?
Davide: La voglia di approfondire ciò che si è ascoltato per avere una idea più organica e una maggiore consapevolezza dei propri diritti, soprattutto quelli negati rispetto ai paesi stranieri più evoluti del nostro.

Sergio: Il concetto di libera informazione, che è un diritto costituzionale irrinunciabile. Ma soprattutto che il mondo è fatto di mille sfaccettature, di umanità complesse, di drammi personali, che non hanno nulla a che fare dalle presunte nipoti egiziane.


Dei tanti personaggi intervistati durante la vostra trasmissione radiofonica, chi vi ha colpito maggiormente e perché?
Davide: Sicuramente Francesco Zanardi e Manuel Incorvaia per la loro tenacia nella lotta contro l’omofobia e anche per il riconoscimento delle unioni omosessuali e delle coppie di fatto. Pigi Mazzoli per la sua costante militanza contro l’Aids e l’Hiv, mettendosi in prima persona. Eleonora Dall’Ovo, collega lesbica di Radio Popolare e conduttrice de “l’Altro martedì”. Antonio Rotelli e Francesco Bilotta di Rete Lenford-Certi Diritti per la loro puntuale comunicazione sulle battaglie legali in corso. Giorgio Cuccio, il nostro filo rosso con il mondo Trans. Marino Buzzi per la sua lotta contro le terapie riparative e tantissimi altri non meno importanti.

Sergio: Molti sono stati ospiti, come la coppia Zanardi-Incorvaia tenaci e coerenti ancora oggi. Di loro mi ha colpito la voglia di diritti e di vita, una vita insieme, una vita da coniugi. Debbo dire che tutti gli ospiti mi colpiscono per il loro entusiasmo in ciò che fanno, per quella battaglia dei diritti civili ormai bandiera in mano ai singoli e ad associazioni non necessariamente lgbt e penso agli amici di Facciamo Breccia, ma anche all’UAAR, alla Rete Lenford –avvocatura per i diritti lgbt, all’associazione Certi Diritti che ringrazio pubblicamente per la battaglia di affermazione civile, è grazie a loro lavoro ed impegno (svolto in maniera gratuita) che la Corte costituzionale ha scritto la pagina numero uno riguardo al matrimonio fra persona dello stesso sesso.


Davide per quindici anni sei stato attivista nel movimento gay e fino a 2 anni e mezzo fa sei stato responsabile provinciale arcigay del territorio di Brescia. Cosa ci racconti di quegli anni? Quanto è cambiata la società negli ultimi quindici anni a Brescia grazie anche al tuo lavoro?
   L’esperienza in Arcigay mi è servita per assimilare esperienza organizzativa e conoscenza delle problematiche legate al mondo lgbtq. Come responsabile del territorio avevo progettato e cominciato ad organizzare un Coordinamento di tutte le associazioni lgbtq che agiscono sul territorio Bresciano e Bergamasco( infatti allora Bg non aveva un comitato provinciale e noi di Brescia ce ne prendevamo cura e carico) al fine di creare un soggetto politico più organizzato per una maggiore capillarità e riuscita negli obiettivi di rivendicazione dei diritti , nonché di denuncia dei reati e maltrattamenti di stampo trans-omofobo. Questo soggetto politico allargato poteva avere più voce e importanza di fronte alle istituzioni con le quali volevamo un dialogo. Il nuovo direttivo senza di me non portò mai avanti il progetto. Sempre in quel periodo, da consigliere comunale del mio paesello feci approvare una mozione contro l’omofobia, sull’onda di quello approvato in provincia. Il mio fu l’unico ed è ancora l’unico Comune della provincia di Brescia ad aver presentato ed approvato favorevolmente una mozione contro la violenza omofobica e di genere. Ti posso quindi dire che in 15 anni non è cambiato quasi nulla: a parte qualche cine-forum a tema e la nostra trasmissione radiofonica, cose nuove a Brescia non sono avvenute se non una recrudescenza dell’omofobia e del razzismo, non solo nei confronti delle persone lgbtq.


Sergio tu oltre a condurre e ideare Shortbus sei anche giornalista e scrittore, da poco infatti è uscito il tuo libro "Primo Omo". Nella tua carriera giornalistica quale è stata la notizia più brutta che hai dovuto trattare e quale invece sei stato felice di scrivere?
   Da un punto di vista giornalistico la notizia è notizia e la scrivi per il lettore. Di quelle lieti e felici ricordo di un servizio sulla chiusura (diciamo finta chiusura) dell’ultimo padiglione dell’ (ex) ospedale psichiatrico di Brescia. Si paventava una sorta di trasferimento in una struttura in provincia per poter dire che a Brescia il manicomio non esisteva più. Bene la battaglia della società civile unita alla tenacia di pochi cani a guardia dell’informazione ha smascherato i piani dei soliti ignoti. Una mezza sollevazione popolare ha fatto il resto, rompendo le uova nel paniere. Le notizie meno felici le trovi nella quotidianità spesso parlando delle nuove povertà, del disagio delle persone anziane, della disoccupazione. Sono notizie che da anni si ripetono e che hanno seguito subito a ruota un’altra notizia che se fosse stata vera sarebbe bellissima: quella di un milione di posti di lavoro.


Com’è essere omosessuali a Brescia in un periodo in cui a dettar legge è un partito come la Lega che diciamo non è proprio favorevole alle alterità?
Davide: Con gli otto anni di amministrazione Corsini di centro sinistra dal 2000 al 2008 il clima era piatto, anzi addirittura quasi di indifferenza da parte dell’amministrazione comunale : l’unico lato positivo è che non fece mai pagare l’affitto per la sede dell’arcigay, ma contrastò l’approvazione della mozione sull’omofobia e le coppie di fatto che comunque passò solo grazie al fatto che i consiglieri leghisti(allora all’opposizione) uscirono dall’aula e non parteciparono al voto. Sempre la stessa amministrazione non concesse a LiliElbe, associazione trans, lo spazio pubblico per la loro manifestazione culturale e per quelle dell’Arcigay fu molto dura ottenere tali spazi.
Ora che al potere c’è la Lega , di fatto gli spazi pubblici sono negati prendendo scuse ridicole legate a manifestazioni commerciali e avvenimenti coincidenti di contrasto. Quindi se prima eravamo in 10 a ballare l’Alli-Galli, adesso siamo in 3 a ballare l’Alli-Galli.

Sergio: Non che le precedenti giunte catto-comuniste (molto più catto che comuniste) guidate dal PD Paolo Corsini le associazioni lgbt godessero di radiante luce. E questo per una precisa scelta politica, che io ascrivo direttamente all’ex sindaco, disponibile ed aperto sulle questioni culturali ma anche testardo e cocciuto su altre. Tanto per sparare ancora sulla croce rossa, la smania di Corsini per candidarsi (nuovamente) alla camera ha lasciato spazi e margini di manovra all’opposizione leghista che con la sua armata ha conquistato palazzo Loggia. I risultati sono sotto gli occhi di tutti. Me ne ricorderò di certo alle prossime elezioni amministrative.


Quindi a Brescia sia con il PD che con la Lega le cose non è che siano state facili, giusto? Secondo voi cosa ci vorrebbe per far cessare questo ostruzionismo da parte delle istituzioni? Perché il nostro paese sembra non capire che riconoscere i diritti a chi non li ha, non li toglie a chi già da sempre li possiede?
Davide: In riferimento a quanto già detto nelle prime domande, è davvero difficile rapportarsi a delle istituzioni, quando in un intero bacino di migliaia di detentori della tessera arcigay della provincia di Brescia riesci a coinvolgerne solo una decina. Quindi prima di tutto rafforzare il soggetto politico. A mio avviso manca in Italia un senso comune della Laicità dello Stato e una vera distinzione politica tra Stato e Chiesa Cattolica. Finché la lobby vaticanista prevarrà in Parlamento (sia della maggioranza che dell'opposizione), credo che non ci sarà alcun concreto passo avanti se non quello della via giuridica. Ma se tra poco pure gli organi di garanzia saranno controllati dal governo, potremmo dire addio anche a questa strada.

Sergio: Diciamo che la classe politica è sorda quando lo vuole essere. E poi usare il termine classe politica, oggi, è un termine impegnativo. E poi la cultura gioca un ruolo fondamentale. Non esiste solo la polenta nei nostri cibi, esistono nuove pietanze, nuovi condimenti, nuove spezie che in futuro troveranno sempre più spazio sulle nostre tavole. Ma c’è bisogno di nuove leve, di giovani e di pensieri innovativi che sappiano traghettare la nostra società oltre il pantano clerico-fascista nel quale ci siamo arenati. Largo ai giovani.


Tornando a Shortbus quali personaggi interverranno nelle prossime dirette?
Davide: Questo chiedilo a Sergio, poiché lui cura le interviste, alcuni compiti ce li siamo divisi per maggiore praticità.

Sergio: Avremo gli amici di Facciamo Breccia, ma anche Francesco Zanardi, e poi il mondo lesbico e quello trans. Poi un passaggio obbligato con Eleonora Dell’Ovo de L’altro martedì.


C’è un personaggio in particolare che vorreste intervistare, ma che ancora non siete riusciti ad avere in trasmissione? Se sì, chi e cosa gli vorreste domandare?
Davide: A me francamente piacerebbe intervistare Franco Grillini e chiedergli a bruciapelo in diretta com’è che la sua testata d’informazione lgbtq “gay news.it” ha omesso di riportare le notizie dal Consiglio Nazionale Arcigay dove la segreteria ha espulso persone competenti e storiche solo perché avevano idee diverse dalle loro. Oppure com’è che non vengono riportate notizie che riguardano anche le altre associazioni lgbtq diverse da arcigay.
Se poi proprio vorremmo fare il colpaccio noi aspiriamo a portare in studio Rodotà e/o la Litizzietto ecc… ma siamo ragazzi con i piedi per terra. Però non si può mai sapere.

Sergio: L’idea che mi viene ora potrebbe essere di intervistare un Padre costituente per chiedergli come fu lo spirito della discussione nell’assemblea costituente parlando di matrimonio. Ma senza scomodare i costituenti mi piacerebbe Stefano Rodotà, eccellente costituzionalista, ex deputato indipendente nelle liste del PCI, grande sostenitore della laicità dello stato e ateo convinto.
Gli chiederemmo quale sia la strada giuridica più breve per giungere al matrimonio fra persone dello stesso sesso. Ne sono certo, a lui lasceremmo tutto il tempo della trasmissione che desidera.

F.S.
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