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Caro Fra'...


Tranquilli non si tratta di una nuova rubrica che inauguro oggi, quindi non tremate. Il titolo che ho scelto per questo articolo nasce dal fatto che sia ieri che oggi mi sono stati fatti dei complimenti relativi a Io: Nella gioia e nel dolore che mi hanno davvero rallegrato in una metà settimana in cui un nervosismo inspiegabile si è impossessato di me più volte al giorno, senza capirne la ragione. Comunque tornando al titolo di questo post, vi dicevo di questi due commenti che ho ricevuto da due lettori che hanno letto il libro. Che poi definire uno di loro solo un lettore è riduttivo. Sì perché se c’è una cosa che mi piace quando scopro che qualcuno ha comprato il libro è instaurare un rapporto che vada oltre al “scrittore – lettore” (anche perché ancora le manie di protagonismo non si sono impossessate di me e credo che ciò non accadrà mai). Quindi posso considerare Liuk un amico.
Questo mio amico dopo aver letto il libro e avermi più volte comunicato quanto gli stesse piacendo, ieri finalmente mi ha scritto la sua complessiva opinione che io voglio, su sua autorizzazione, condividere con voi:

Da lettore e ascoltatore del tuo diario Fra' sono stato colpito dal tuo aprirti totalmente al mondo esterno, il tuo arrivare alla consapevolezza di te stesso come omosessuale per poi arrivare ad una continua metamorfosi o scoperta del tuo carattere e quindi delle diverse sfaccettature di esso.[...] Mi sono ritrovato a vivere intimamente ogni singola tua esperienza di vita. Mi hai reso partecipe di un qualcosa di davvero molto bello e personale.  Mi sono messo a ridere per i discorsi col prof di religione, mi sono rattristato per le delusioni che hai ricevute dai ragazzi, mi sono trovato concorde col tuo spirito di solidarietà e altruismo che avevi nei confronti delle persone alle quali volevi bene e ho provato stima per il tuo dire in faccia le cose per quelle che […]. La tua famiglia che ha vissuto con te le tue esperienze. Tutti gli amici che durante queste esperienze hai incontrato e con i quali ti sei anche scontrato... tutte emozioni Fra' che hanno attraversato il mio cuore e che stanno aiutando me a reagire non più come spettatore ma come te da protagonista. Per questo ti posso ringraziare (mi sta venendo un magone in gola) per aver voluto condividere con me in questo caso (il lettore) le tue emozioni, stati d'animo, dubbi, perplessità, paure, gioie e dolori.

Prima di rispondergli ho riletto queste parole più volte e più le leggevo, più mi sentivo felice. Non perché qualcuno avesse letto il mio libro, ma perché leggendolo è arrivato a coglierne ogni lato e soprattutto perché  Luik, grazie alla sua lettura, è arrivato a prendere coraggio e a reagire per affrontare la sua vita. Questo è quello che volevo quando ho deciso di dare alle stampe il mio diario e sapere di esserci riuscito è per me la cosa più importante di tutte. 


Questo mio senso di orgoglio s’è rafforzato ancora di più questa mattina prima di andare a pranzo dai miei suoceri. Girando su Facebook, in quelle poche occasioni in cui non ho aperta la pagina dei blog e del libro,  mi sono imbattuto nella locandina di Io: Nella gioia e nel dolore. Non potete immaginare cosa abbia provato e pensato. 

“Qualcuno ha consigliato il mio libro, in una pagina che nemmeno seguo. Non ci credo!” 

Mi è venuto spontaneo scrivere 4 righe per ringraziare chi gestisce il gruppo, che fra parentesi si chiama Un GAY come amico (FAN PAGE), e così ho scritto quanto segue:

Oggi ho scoperto questa pagina e ho scoperto che avete dedicato un link al mio libro. Grazie,  spero che vi regali (o vi abbia regalato) grandi emozioni

Ma la sorpresa per me non era terminata. Infatti dopo essermi abbuffato a casa dei genitori di Giovy, torno a casa e che ti vedo? Esatto la risposta da chi gestisce la pagina.

Sei un grande! Io l'ho letto, sono G. etero, e ci sono dei versi che ho annotato che sono magnifici! Bellissimo libro, non potevo non consigliarlo! Ti auguro buona fortuna nella carriera e nella vita! E grazie!


Sapere che la mia storia è arrivata anche agli occhi di chi non è gay e sapere che anche per questi occhi è stata interessante e soprattutto in esso vi ha trovato dei versi da annotare che hanno spinto a volerlo consigliare,  va oltre alle mie aspettative.

Sapere tutto questo, mi fa sentire orgoglioso, perché, e lo ridico rischiando di ripetermi, ho avuto la certezza di essere arrivato a quello che volevo: essere un aiuto per qualcuno che si rende conto di essere gay e anche a chi vuole informarsi per essere di conforto ad un amico gay.


Oggi vado a letto un po' più soddisfatto di me.
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La giornata della memoria: Un triangolo rosa sbiadito


La giornata della memoria:
Un triangolo rosa sbiadito


Quando mi è stato chiesto di scrivere un articolo che riguardasse l’ Omocausto vista la data della sua celebrazione ero rimasto sbigottito e attonito e vi spiego il perché.
Sapevo già da quello che la storia racconta e da quello che avevo appreso fino ad oggi che oltre gli ebrei, per la politica nazista gli omosessuali rappresentassero un delirio per la formazione della razza ariana e per la concezione di essere umano in generale e che erano anche questi perseguitati dal regime, però questi come gli ebrei erano accomunati dalla tragedia di essere definiti “diversi” e quindi di essere stati sterminati come tali. Quindi quando per la prima volta(perché ammetto la mia ignoranza ma giusto in questi giorni ho appreso questo termine) ho sentito nominare la parola “omocausto” mi sono un po’ risentito; perché fare nel giorno della memoria sulle vittime “diverse” un’ ulteriore diversificazione? Non alimenta tutto ciò quello che la gente “ignorante” pensa negativamente di noi, e cosi,  tra l’altro, non si pecca troppo di manie di protagonismo?
Decisi che se dovevo scrivere un pezzo su questa nuova celebrazione(ripeto, nuova per me) sarei stato anche molto critico, perché pensavo tra me: “mi sta bene l’attivismo per smuovere le coscienze, ma le manie di protagonismo non le tollero in alcun modo e in nessuna forma”.
Ebbene sono arrivato al punto di pensare dopo essermi documentato “giusto un poco”: beata ignoranza!
Beata ignoranza perché quello che trapela da documenti visionati e documentari osservati credo sia solo la punta dell’iceberg e solo quella basta per capire che gli stessi ariani delle diversità diversificavano le atrocità. Con questo non voglio assolutamente dire che nel peggio c’era chi se la passava meglio, l’abominio che è stato messo in atto al tempo nazista rimane tale e spiazza anche il cuore più cinico, ma ora capisco meglio che la guerra contro gli omosessuali andava in parallelo ma non coincideva con quella fatta contro gli ebrei anche perché dopo la fine dell’era nazista agli omosessuali la libertà non è stata comunque restituita…

 




Mi è bastato davvero poco per capire quale livello di perversione ci fosse dietro la guerra imposta da Hitler contro le razze e la diversità. Dopo i primi anni di ritrovata libertà chi sapeva cosa significasse a quell’epoca essere dichiarato omosessuale di certo non usciva fuori le storie dei deportati gay e ben volentieri faceva tacere la sua coscienza. Ma del resto come biasimarli, dopo l’incubo surreale che avevano dovuto vivere anche solo in terza persona dopo aver gioito per la caduta del “demonio personificato” non potevano rischiare di vivere nuovamente privati dei beni più preziosi che l’umanità possa possedere; la dignità oltre che la libertà.
Questo perché quando Hitler e il suo esercito della morte vennero eliminati, gli omosessuali reclusi rimasero tali per volontà di chi aveva estirpato il male nazista, rispetto tutti gli altri invece che poterono godere (almeno chi riuscì a rimanere in vita dopo il periodo dell’oblio della coscienza umana) nuovamente del calore benefico dei raggi del Sole.
I perseguitati omosessuali (uomini, perché le lesbiche erano rapportate al pari delle prostitute) erano riconosciuti perché gli era stato cucito all’altezza del petto un triangolo rosa rivolto verso il basso nei loro abiti da carcerati e si evince dalle varie documentazioni emerse in tempo recente che subivano al pari degli altri le stesse torture ma che erano anche utilizzati dal Terzo Reich per gli esperimenti scientifici e clinici umani.
Si racconta, da documenti, che un medico nazista Carl Vaernet, voleva guarire gli omosessuali portati negli ospedali dei lager immettendo nel loro corpo una ghiandola sessuale caricata di così tanto testosterone da uccidere la povera cavia che si sottoponeva alla sue cure.
Tra l’altro nei campi di concentramento si praticava per gli omosessuali la castrazione, e chi si sottoponeva a questa pratica poteva essere considerato libero poiché con la volontà di attuare questo abominio sulla propria persona la sua immagine veniva rivalutata agli occhi dei nazisti come individuo che ha la volontà di voler “guarire”.
Gli omosessuale inoltre negli stessi campi di concentramento erano isolati dal resto dei detenuti anche perché chi si accompagnava a loro poteva essere incriminato anche di questo “reato” e dentro i lager sapevano cosa succedeva ai gay.
Per l’omosessualità femminile il discorso era diverso seppur lo stesso orrendo. Le donne erano comunque considerate pur sempre strumento di procreazione con o senza la sua volontà (e già questo di per sé è terribile) anche per questo la loro persecuzione non era così esplicita. Venivano reputate depravate e in quanto tali perseguitate al pari delle prostitute tanto che molte di esse finivano per lavorare nei bordelli dei lager.
Prima ancora del triangolo rosa, che poi divenne il simbolo della lotta ai diritti dei gay proprio per il significato che si portava dietro, ai deportati omosessuali veniva attaccato al braccio un nastro giallo con su scritto in tedesco “sodomita” e seguito successivamente dal numero 175. Questo numero era il numero dell’articolo del codice penale tedesco che sanzionava la pratica omosessuale tra uomini e uomini e animali ma che nel periodo in cui Hitler venne al potere fu allargato alle dimostrazioni di affetto tra uomini come baci, abbracci e anche “fantasie sessuali su persone dello stesso sesso”.
In Italia la questione omosessuale era molto meno infuocata(o forse è meglio dire che era molto più occultata) anche perché con l’attività delle squadre di polizia fascista e il predominio della chiesa cattolica nel territorio, queste manifestazioni venivano represse sul nascere.
In Germania il movimento gay prima dell’ascesa al potere di Hitler era in pieno vigore e fiorivano in quel periodo locali tematici e movimenti culturali e sociali che si occupavano dell’omosessualità. Dopo l’avvento della dittatura nazista venne represso ogni tipo di pensiero libero omosessuale.
Non si calcola ancora e forse non si arriverà mai al numero definito di omosessuali deportati ma pare che il numero sia stato davvero elevato. Prima della dittatura si conta fossero stati incarcerati circa 60.000 uomini per l’articolo 175.
La libertà individuale si può definire tale quando non sconfina in quella di un altro individuo, è un dono che ogni essere umano ha sin dalla nascita e non dovrebbe essergli privato per nessuna ragione al mondo.
In un documentario visionato, riportato da Francesco nel suo blog Il mondo espanso del cinema gay, una frase mi risuona nella mente e che esprime lo sconforto di quel periodo atroce proprio in virtù della persecuzione omosessuale in questo contesto: “dovevamo nasconderci dalla libertà”; non c’è frase più triste a mio avviso per far capire quanto quel periodo fosse stato caratterizzato non tanto dalla coscienza umana malata ma quanto dall’ “anticoscienza”; tutto ciò che di immorale poteva compiere un uomo è stato compiuto su quello che la sua ignorante coscienza riteneva immorale paradossalmente.
Chiedo scusa pubblicamente per la mia ignoranza, la mia scarsa curiosità ad andare a fondo della questione mi aveva portato a criticare una celebrazione sulla celebrazione sicuramente legittima, ma sono contento paradossalmente di essermi messo in gioco… per non dimenticare!!!


Rubrica: Gianni
Grafica: Giovanni Trapani

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Buon Compleanno Giovy



 Buon Compleanno Giovy
Il compleanno di Giovy è appena passato (in realtà vi sto scrivendo questo articolo ancora in pieno 24 gennaio) e mi ritrovo distrutto come non mai. Fra lavoro, spesa e cucina, diciamo che non ho la forza neppure di alzarmi dal divano (infatti sto scrivendo questo pezzo con la testa appoggiata al cuscinone del comodo sofanone e le gambe alzate sulla sedia e con una stanchezza fisica e mentale che non vi sto qui a dire). Però sono felice di come si è svolto questo giorno importante per Giovy. Certo mi sarei volentieri risparmiato di fare su e giù per il paese alla ricerca di un market che avesse due sfoglie di paste brisée (penso abbiate capito a cosa mi servissero) però oggi non mi sarei privato di questo ingrediente per nessun motivo oggi. Infatti ho deciso di preparate tutti i piatti che Giovy ama maggiormente eccetto il dolce. Io ci provo  a cucinarli, ma non ci riesco... sono più bravo nel fare i primi e i secondi. Giovy è quello bravo nel preparare i dolci e quando lo aiuto mi limito solo ad impastare. Avevo pensato di prendere un dolce in pasticceria, ma lui mi avrebbe sputato in faccia, dato che ci tiene a fare i dolci in casa e quindi con il capo chino, mi sono scusato per questa giustificata mancanza. Per fortuna ci ha pensato sua mamma a preparare una torta alle arance e anche Giovy si è messo a preparare un torta, quella alla crema rocher.
 
Lasciando da parte la questione cibo, vi dicevo che sono davvero felice per come sia stato questo suo 28° compleanno. Vedere la felicità impressa nel suo viso e nei suoi occhioni per ogni telefonata, messaggio, visita e regalo ricevuto, mi ha riempito il cuore perché vederlo star bene mi rende felice e tutto il resto, in questi casi, diviene poca roba.
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Altri Mondi - La mia Metamoforsi. Intervista a Marco Michele Caserta

Quella di oggi è un’intervista che ho voluto fortemente. L’ho cercata e alla fine sono riuscito a realizzarla grazie alla disponibilità del  suo protagonista Marco Michele Caserta, ideatore del sito web La Metamorfosi FtM. 

Da tempo ero curioso di approfondire le mie conoscenze su quella realtà chiamata transessualismo che ho cominciato a conoscere grazie anche ad alcuni libri che ho letto proprio recentemente e che mi hanno allontanato da quei luoghi comuni a cui, in un modo o nell’altro, tutti noi siamo stati abituati. Ciò che distingue l’essere umano dagli altri esseri viventi sono l’intelligenza (anche se non sempre l’essere umano è in grado di sfruttare) e la curiosità. La voglia di conoscere meglio quegli altri mondi che ci sembrano così lontani, ci fa capire che, in realtà, sono molto più simili di quanto si pensasse e, inoltre, ci fa capire che tutte le vite ruotano intorno ai sentimenti, alle passioni,  al desiderio di essere autentici e alla volontà di essere se stessi sempre e comunque pur andando incontro alle critiche di coloro che non vogliono vedere al di là della propria realtà.


L’intervista di oggi è dunque rivolta a tutti coloro che hanno voglia di scoprire nuovi orizzonti, ma anche, e soprattutto, a tutte quelle ragazze e a tutti quei ragazzi che guardandosi allo specchio non riescono a riconoscersi nell’immagine riflessa e sognano un corpo diverso per poter essere se stessi al cento per cento.

La mia Metamorfosi - 
Intervista a Marco Michele Caserta


Marco, ti andrebbe di dirci chi sei per iniziarci a conoscere?

Marco M. Caserta. Foto Massimo Prizzon
Ci mancherebbe, certo... anzi, ti ringrazio per avermi contattato oltre che per esserti interessato a questa tematica in specifico: “Il Transessualismo”.

Quando hai capito che il tuo io esteriore non rispecchiava il tuo io interiore e come hai vissuto quei momenti?

Beh, la vera consapevolezza è arrivata con il tempo. Diciamo che ho sempre sentito, fin dall'infanzia, una certa estraneità e un certo disagio con il mio corpo. Ovviamente, come forse potrai immaginare, i veri problemi sono usciti durante l'età della pubertà, quando il mio corpo iniziava a plasmarsi e a prender forma...una forma che assolutamente non volevo prendesse: quella femminile. Sono stati molteplici i segnali che la mia psiche cercava di lanciare al mio corpo, quello più grave è stato l'anoressia. Non volevo ascoltarmi perché quel disagio mi faceva sentire un deviato mentale ed io volevo soltanto sentirmi “normale”. Non mi rendevo conto che la nostra società è la prima colpevole, la prima a farci sentire così, la prima che con i sui cliché, la sua binarietà sui generi e i suoi luoghi comuni, vorrebbe in qualche modo incasellarci facendoci rientrare nella cosiddetta “normalità” (gli esseri umani, come tali, hanno bisogno di poter esprimere le proprie peculiarità - “la propria diversità” -  con tutta naturalezza).
Ovviamente, a quei tempi, non avevo gli strumenti necessari per capire che si trattava di Transessualismo: un disagio che aveva una nome (Disforia di Genere) e una risoluzione (Adeguamento di Genere). Ad un certo punto della mia vita, dato che sono stato sempre attratto dalle donne, ho creduto anche di essere lesbica; ignorantemente credevo che il mio sentirmi un uomo fosse una prerogativa dell'essere lesbica: niente di più falso (anche se nel XX secolo era una teoria piuttosto diffusa). l'Identità di Genere e l'Orientamento Sessuale sono due concetti ben distinti tra loro anche se complementari. In soldoni, l'Identità di Genere è la definizione che descrive il nostro sentirci uomini o donne o entrambi (anche se la società non accetta l'esistenza del terzo genere, questo non vuol dire che quest'ultimo non esista); mentre l'Orientamento Sessuale descrive la direzione verso la quale si dirige l'attrazione sessuale e affettiva di un individuo, indipendentemente dal genere di appartenenza dello stesso. Diciamo che ho preso realmente coscienza di essere transessuale a 29 anni, grazie ad alcune interviste fatte a qualche ragazzo FtM (la sigla sta per Female to Male → da Femmina a Maschio) e a Internet. Non potevo più fare finta di non vedere e così ho deciso di essere più onesto e sincero con me stesso, calando giù la mia maschera: non volevo più sopravvivere ma vivere. Non sono stati momenti felici, non si può spiegare a parole l'annientamento che si prova quando davanti ad uno specchio non ci si riconosce. L'integrità psicologica va in frantumi e tutto quello che ne viene fuori successivamente è solo sofferenza. Fortunatamente ho sempre avuto un certo tipo di carattere, forte ed ottimista nonostante tutto, che mi ha permesso di tenermi continuamente aggrappato alla vita...“solo” non mi amavo come sarebbe stato giusto che fosse. Sopravvivevo con un segreto e questo mi consumava. La Transizione è stata una boccata di aria fresca...è stato come rinascere. La Transizione non è una pozione magica ma può senz'altro migliorare la qualità della vita di un individuo che vive questo tipo di disagio dentro di se.


Quando ne hai parlato in casa i tuoi genitori come hanno preso la notizia?

Oddio, è lunga, vediamo se riesco a riassumerla. Non è stato semplice, perché le ansie di mia madre spesso ricadevano sulle mie spalle. Decisi di scriverle una lettera ma, conoscendola e sapendo bene quanto il periodo iniziale della terapia ormonale poteva essere delicato, mi venne un'idea: dargliela dopo qualche mese dall'assunzione del Testosterone. Se non ché, me la scovò in un nanosecondo. Non ti dico, il putiferio ebbe inzio. Sembrava scesa dalle nuvole, tutti se n'erano accorti tranne lei; si sa, le mamme molto spesso fanno finta di non vedere. Beh, fece il diavolo a quattro. Si ostinava continuamente a dirmi che quella non poteva essere la mia strada (come se doveva essere lei a decidere cos'era meglio per me), che la terapia ormonale mi avrebbe fatto del male, che gli interventi mi avrebbero deturpato etc. (per carità, la preoccupazione ci sta...ma credo che il “troppo” sia sempre deleterio); tanto che, quando ebbi in mano la prima iniezione, arrivai al punto di rimandare tutto per vedere se potevo risolvere in primis la questione con lei. La conseguenza fu quella di ritrovarmi dentro ad un baratro, il peggiore di tutti. A mio padre lo dissi dopo qualche mese di terapia ormonale, perchè mia madre non voleva: mi aveva quasi convinto che avrebbe avuto una reazione spropositata. Invece, paradossalmente, ebbe una reazione  più pacata della sua, più silenziosa; ecco, quanto meno il suo silenzio non mi ha ostacolato. Certo non c'era verso di farmi dare del  maschile, ma per lo meno mio padre (che ha solo la 5à elementare) usava l'impersonale. Mia madre, invece, era tosta, non ne voleva proprio sapere (ma io sono stato più tosto di lei :)). Poi, con il tempo, la situazione ha iniziato a stemperarsi. La vera svolta, però, è avvenuta dopo che ho fatto l'intervento al petto a Miami (FL), eseguito dal Dr. Garramone. Un giorno, diverso tempo dopo e così a ciel sereno, dentro ad un Supermercato mio padre disse ad un commesso: “Parli con mio figliO”. Mia madre capì che non aveva più senso ostacolarmi e così il tutto iniziò a prendere una piega diversa, più serena e distesa. Il regalo più grande è stato al mio 32esimo compleanno: una torta con su scritto “Buon Compleanno Marco”.

Quanto è stato difficile ottenere il corpo che hai sempre sognato?
Da 1 a 100? 1000!E' dura, ma niente è impossibile. Ci vuole pazienza, determinazione, coraggio, perseveranza e tanta forza d'animo. Tutti noi abbiamo delle grandi risorse interiori dalle quali poter attingere nel momento del bisogno, basta solo iniziare a coltivarle. Io comunque sono ancora a metà strada del mio percorso. Non credere che i miei ostacoli siano finiti qui (ho un secondo intervento chirurgico da fare, devo ancora cambiare i documenti e la parte che mi mette più a dura prova è la reale difficoltà nel trovare un lavoro con dei dati anagrafici completamente difformi rispetto al mio aspetto attuale). La cosa bella è che il mio percorso interiore è andato di gran lunga più in là rispetto a quello burocratico...alla faccia di tutto il sistema che c'è dietro :). 


Che ricordo hai di quei giorni?

Marco M. Caserta. Foto Massimo Prizzon
Sai, i ricordi sono tanti...e come tali voglio conservarli. Belli o brutti che siano stati, fanno e faranno parte di del mio bagaglio a mano per sempre. L'infelicità di sentirmi addosso un corpo che non ho mai sentito mio, la felicità di riconoscermi davanti ad uno specchio e tutto il tragitto in mezzo a questi due forti e profondi stati d'animo, beh, hanno contribuito a farmi diventare quello che sono ora. La Transizione non mi ha reso migliore di nessuno, ognuno ha le sue sofferenze, le sue battaglie da portare avanti. La Transizione mi ha solo reso una persona più serena...e dici niente :)!Ricordo come fosse ieri il misto di emozioni (felicità ed ansia) quando feci la prima iniezione, la preoccupazione su chi sarei diventato, l'abbassamento della voce, l'inaspettata felicità nel sentirmi il viso ruvido alla comparsa della prima barba, il giorno nel quale il Chirurgo mi tolse le bende e mi vidi per la prima volta il petto (un petto maschile, il mio petto); insomma, sono davvero tanti i ricordi che mi porto e mi porterò dietro per sempre, ma la cosa più bella è che tutto questo l'ho potuto condividere con la persona che amo: la mia compagna.

La tua esperienza ti ha portato a dare vita ad uno spazio web davvero interessante che è La Metamorfosi FtM in cui parli di questa realtà che è ancora molto velata e piena di luoghi comuni.  Come ti è nata l’idea di creare il sito?

Intanto grazie per il complimento. Beh, tanto per incominciare credo che dentro di me si sia fatta spazio una certa forma di riconoscenza per tutti coloro che, in un modo o nell'altro, hanno messo la loro faccia in web ancor prima di me. Diciamo che, grazie ad Internet, ai tempi mi si aprì un mondo (certo, di FtM italiani molto pochi...ma anche se inizialmente furono più gli FtM americani a farmi compagnia, il tutto mi fu utile ugualmente). Poi, di mio, sono sempre stato una persona sempre pronta a tendere una mano in caso di bisogno. Potevo rimanere con il mio Canale YouTube e la mia Mailing list FtM. Diciamo che ho solo cercato di capire e di andare incontro alle reali esigenze del momento di chi, come me, affrontava per la prima volta tutto; cercando, così, di dare loro una mano. Dato che in circolo non vi era più nessuna traccia di un Sito Personale FtM Italiano che girava in Web in quel periodo (anche se poco indicizzato dai vari motori di ricerca), decisi di aprirne uno mio; però, non volevo nemmeno che avesse solo un'impronta personale...e, pian piano, sono arrivato a quello che vedete ora. Non volevo che alcune informazioni rimanessero di nicchia, all'interno delle varie mailng list a gruppo chiuso, e così mi sono comportato di conseguenza, tutto qui. Mi fa molto piacere che il Sito abbia avuto un certo tipo di riscontro e sono altresì contento che in qualche modo sia stato utile a qualcun'altro, ma non credo di aver fatto o di fare nulla di così trascendentale che gli altri non possano fare. 

Come tu stesso dici nella sezione del tuo sito “Chi sono”,  la realtà Transessuale maschile è molto poco conosciuta e questo mi porta a fare un parallelismo con l’omosessualità femminile. Se la realtà omosessuale maschile e la realtà transessuale femminile sono più sdoganate (seppur piene di luoghi comuni), la realtà transessuale maschile e la realtà omosessuale femminile sono davvero poco conosciute, subendo una sorta di doppia emarginazione e, perché no, una doppia discriminazione. Secondo te questo da cosa dipende?

Partiamo dal presupposto che la società ha un bisogno costante, quasi impellente, di stigmatizzare le  minoranze più svariate con una marea di luoghi comuni e con il solo intento di farci credere che, per rientrare nella cosiddetta “norma”, bisogna assolutamente seguire la massa; ovviamente non si può stigmatizzare ciò che è poco visibile. La scarsa visibilità di cui parli, per quanto concerne la realtà omosessuale femminile e la realtà transessuale maschile, credo abbia radici un po' datate. Del resto, per dirtene una, nel 69 la persona che divenne un simbolo di ribellione e di orgoglio LGBT fu proprio Sylvia Rivera: una donna transessuale e non un uomo transessuale.  Ma come Sylvia Rivera, all'interno del Movimento Transessuale, ci sono state tante figure di spicco e per la maggior parte parliamo di figure transessuali femminili. Insomma, un po' è attribuibile alla percentuale di persone di cui è composta ogni singola realtà (che vede in testa quella omosessuale maschile e quella transessuale femminile), un po' è attribuibile a chi ha fatto attivismo mettendoci la faccia sin dal principio e un po'...a tante altre cose. Poi diciamocelo: purtroppo, da anni, la Transessualità femminile si porta con se lo stigma della prostituzione; questo, ahimè, le porta ad essere sempre nel mirino e quindi bersaglio facile, rispetto a noi maschietti trans. D'altro canto, nel caso della Transessualità maschile, il Testosterone ci porta ad un mutamento fisico molto più  radicale ed accentuato; tutto questo porta molti uomini trans a decidere di mimetizzarsi tra una folla di uomini genetici, rendendosi di conseguenza invisibili. Se poi vogliamo fare un'ultima considerazione sulla sull'Omosessualità femminile e la sua scarsa visibilità, basti solo pensare a due donne che si tengono per mano e a due uomini che fanno altrettanto: le due donne passeranno del tutto inosservate, mentre i due uomini no; del resto viviamo in una società maschilista e patriarcale per eccellenza, piena di stereotipi e di luoghi comuni. Certo, è vero, chi è poco visibile subisce una doppia discriminazione, ma credo anche che un muro fatto di silenzio e di invisibilità non si possa abbattere solo con un paio di voci fuori campo. Ovviamente le realtà, come dici tu, più sdoganate e in quanto  tali anche più stigmatizzate, predomineranno sempre su quelle che sono state più invisibili e meno conosciute; però sono anche dell'idea che se non si inizia a seminare da qualche parte, possibilmente su di un terreno fertile, difficilmente si raccoglierà qualche frutto (e da quello che ho potuto vedere, in questo ultimo periodo, mi sembra che qualcosa stia iniziando a cambiare). Insomma, ce ne sarebbe da parlare ma rischieremmo di andare per le lunghe.

Marco tu vivi felicemente una relazione d’amore, però ti voglio chiedere se in generale per una ragazzo FtM o una ragazza MtF sia facile trovare l’amore oppure riscontra delle difficoltà per via della sua storia personale?

Marco M. Caserta. Foto Massimo Prizzon
Beh, viviamo in una Società piuttosto fallocentrica, anche se  effettivamente le donne ne sono meno influenzate. Ad ogni modo credo che tutto dipenda dall'intelligenza di chi abbiamo di fronte. Ne ho sentite parecchie... di tutti i colori oserei dire. Purtroppo l'ignoranza porta le persone a pensare che se un uomo genetico sta insieme ad una donna trans (non operata ai genitali), allora in automatico è un omosessuale represso; idem per una donna genetica che sta insieme ad un uomo transessuale (non operato ai genitali). Insomma, il tutto si riduce squallidamente a un organo sessuale. Perciò, sì, la difficoltà c'è senza dubbio, ma, con una buona dose di fortuna e una buona dose di autostima, si può trovare senz'altro una persona sufficientemente intelligente che sappia andare oltre ad un organo sessuale. Spesso, purtroppo, la disistima porta le persone transessuali ad avvicinarsi alle persone meno indicate, accettando tutto, solo per sentirsi amate (e credo anche che in generale sia una dinamica piuttosto comune, al di là se si è persone T* o meno). 

Che consiglio ti senti di dare a tutte quelle ragazze e a tutti quei ragazzi che non si riconoscono nel proprio corpo?

Direi loro di iniziare a prendere in mano la loro vita perché si può rinascere. Sarei falso se dicessi che si tratta di un percorso facile ma se dietro a tanta sofferenza c'è altrettanta determinazione di volercela fare, beh, allora si può. Il primo passo è capire ed accettare chi siamo e dove vogliamo andare, con il secondo ci stiamo già dirigendo verso la rinascita: la metamorfosi. Ovviamente non possiedo nessuna verità in tasca, parlo sempre in base alle mie esperienze personali.

Intervista: Francesco Sansone
Grafica: Giovanni Trapani
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Col pensiero a Palermo e a tutta la Sicilia

Prologo
Sarò sincero non ho la testa per pensare ad altro. I miei pensieri vanno ai miei genitori, a mia sorella che in quesit giorni è con loro e ai miei amici di stempre che stanno a Palermo in una sistuazione davvero difficile che non mi fa stare sereno. 
Per chi non sapesse bene cosa sta succedendo vi invito a leggere l'articolo di oggi di Serenella Mattera giornalista di Skytg24  che vi riporto qui sotto. Spero davvero che domani si sblocchi questo sciopero giusto per dare tempo a tutti i Siciliani di potersi attrezzare.

Scusate quindi se uso Il mio mondo espanso per parlare di altro rispetto ai temi che tratto sempre, ma essendo il mio mondo non posso ignorare quello che succede nella mia terra, a casa mia.
Francesco Sansone

 


 

Sicilia paralizzata. I 'forconi' verso blocchi a oltranza








Lunghe file di tir a bloccare le strade. Autotrasportatori, agricoltori e pescatori insieme a presidiare porti, stazioni, tangenziali. Quattro giorni di protesta ininterrotta. Un’intera regione paralizzata. Benzina esaurita, scaffali dei supermercati semivuoti, acqua minerale introvabile, rifiuti ammassati ai lati delle vie.
La Sicilia è in balia di uno sciopero selvaggio. Sotto le insegne di forconi e bandiere indipendentiste della Trinacria, urla i suoi slogan una cordata d’insorti dal nome ‘Forza d’urto’, che raccoglie camionisti aderenti all’Aias (Associazione imprese autotrasportatori siciliani), agricoltori riuniti sotto la sigla di Movimento dei forconi e pescatori. Mischiati a loro, denuncia Confindustria, ci sono anche dei mafiosi. Dietro di loro, racconta qualcuno, c’è Forza Nuova. Ma i capipopolo che guidano la protesta negano che sia niente più che un movimento spontaneo. E la politica mostra comprensione per una battaglia nata contro l’aumento del prezzo dei carburanti e delle tariffe autostradali, ma montata a causa del malessere sociale legato all’aumento delle tasse, alla crisi economica e al calo dei consumi.

Le “cinque giornate di Sicilia” – Con questo nome, evocativo di insurrezioni lontane nei secoli, viene dato il La alla protesta. “E’ iniziata la rivoluzione in Sicilia!”, proclama a inizio settimana il 'Movimento dei forconi', nel suonare la carica ai presidi. Cinque giorni di blocco programmato, da lunedì 16 a venerdì 20. Neanche l’incontro in Regione di giovedì con il governatore Raffaele Lombardo e i prefetti di Palermo e Catania riesce a ottenere che i presidi vengano smantellati: gli autotrasportatori vanno avanti fino alla mezzanotte di venerdì, come annunciato, mentre agricoltori e pescatori decidono di proseguire a oltranza, anche se annunciano un “allentamento della pressione” sulla popolazione, per evitare “una guerra tra poveri” .

“Lombardo e i politici non hanno capito o non vogliono capire: la gente è affamata. Stanno sottovalutando quanto sta accadendo”, dichiara Giuseppe Richichi, leader dell'Aias, bellicoso. Nonostante il governatore siciliano si spenda in queste ore in favore dei dimostranti. “Ho chiesto con una lettera un confronto col premier Mario Monti su alcuni punti delle rivendicazioni poste dal movimento, dalle accise sulla benzina ai costi dei trasporti”, annuncia Lombardo. “Noi sosteniamo – aggiunge - le ragioni della protesta, ma non ne condividiamo certo i metodi”.

La Sicilia in ginocchio – La rotonda Giunone, nella valle dei Templi di Agrigento, è ingombra di tir parcheggiati sul ciglio della strada: non si passa. Nei supermercati dell'agrigentino, soprattutto nell'entroterra, finisce l'acqua minerale. Ma è così ovunque in Sicilia. A Palermo e in decine di città giovedì anche gli ultimi distributori chiudono i lucchetti: la benzina è esaurita. Alle poche stazioni di rifornimento che hanno ancora scorte si registrano lunghe code.
Da Siracusa a Palermo a Catania langue la merce sugli scaffali dei supermercati. Niente rifornimenti: si da fondo a quel che c’è. Al petrolchimico di Gela i cancelli sono presidiati: la Guardia costiera trasporta gli operai via mare, perché si possano dare il cambio. A Vittoria resta chiuso il mercato ortofrutticolo più grande d’Italia. Fermi i mezzi per la raccolta a Ragusa e a Gela: spazzatura in strada. A Santa Flavia, a venti chilometri da Palermo, si sfiora la tragedia quando il treno delle 11 non si ferma, incurante dei duecento pescatori che con mogli e figli occupano i binari: riescono tutti a mettersi in salvo in tempo, terrorizzati.
Con le ore la tensione sale ai posti di blocco presso raffinerie, porti, strade. In ogni prefettura sono operative le unità di crisi. Due persone vengono ferite. Anche in Calabria si inizia a emulare la protesta.
“La situazione peggiora di giorno in giorno – denuncia il presidente di Confindustria Sicilia Ivan Lo Bello - I danni subiti dal sistema delle imprese sono ingenti”. Dodici anni un'analoga mobilitazione di una settimana messa in atto dall'Aias provocò danni, ricorda Confindustria, per 700 miliardi di lire. Cifre che oggi, in tempi di crisi, sarebbero ancor più difficili da sopportare.

Il movimento - “Noi rappresentiamo il Popolo siciliano che si è stancato di essere sfruttato e preso in giro!”. “A morte questa classe politica, come si è fatto con i francesi con il Vespro”. Parole e slogan durissimi, da un estremo all’altro dell’isola. Passano di bocca in bocca, tra i capipopolo che guidano un movimento dalle tante anime. Nel cartello ‘Forza d’urto’ ci sono gli autotrasportatori dell’Aias, i pescatori e i ‘forconi’ (agricoltori, pastori, allevatori). Ma tra le loro fila si vedono anche anarchici e indipendentisti e gruppi di militanti del partito di estrema destra Forza Nuova. Nei primi giorni si diffonde la voce che siano proprio loro a manovrare la protesta, ma i “forconi” negano.
Tra le richieste prioritarie di chi paralizza la Sicilia ci sono: il rimborso delle accise sul carburante, l'abbattimento dei pedaggi e dei costi di traghettamento, garanzie sulle produzioni locali il cui prezzo è aggredito dalla merce proveniente da Paesi extracomunitari.

'Forconi' in Rete - Informazioni sullo sciopero, il luogo dei presidi che interrompono la circolazione, notizie aggiornate e una rassegna stampa. I manifestanti fanno rimbalzare su Internet la loro protesta. Lo fanno dal sito forzadurto.org, con pagina Facebook e profilo Twitter collegati. E anche dalla pagina del Movimento dei forconi, che sfiora i 40mila iscritti.
Molto attenti alla diffusione delle notizie in tutta Italia, i siciliani lanciano una vera e propria campagna virale che (con un effetto quasi spam) invade i social network e i siti dei mezzi di informazione. Si lamenta lo scarso risalto dato alla protesta.

L’ombra della mafia –
Confindustria Sicilia lancia l’allarme: uomini legati alla mafia si vedono ai blocchi della protesta nelle zone di Siracusa, Catania, Gela e nel palermitano. Ivan Lo Bello, presidente degli industriali e simbolo della ribellione al racket del pizzo, è durissimo: “Lo abbiamo rilevato direttamente e attraverso i nostri associati. Si tratta di presenze inquietanti”.
“Facciano i nomi”, si ribella Martino Morsello, ex allevatore di orate adesso precario. Morsello è uno dei leader dei ‘forconi’ e contro le “infamanti accuse” annuncia lo sciopero della fame. Maurizio Zamparini, presidente del Palermo calcio, si schiera con i manifestanti: “Mafiosi sono quelli che stanno uccidendo l'Italia che produce”. Ma i timori degli industriali sono raccolti dal procuratore capo di Palermo, Francesco Messineo, secondo il quale “l'allarme è giustificato e bisogna fare grande attenzione”.
Intanto la Digos di Palermo è al lavoro per accertare l'eventuale infiltrazione di appartenenti ad ambienti estremisti di destra e sinistra nella protesta.
[Fonte: Sky.i]

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Incontri



Prologo
Torno a scrivere un racconto breve dopo tanto tempo, non so perché ne abbia sentito la voglia, ma così è stato. Non so da cosa sia nata questa storia, so solo che è uscita così. Mi è piaciuta e la condivido con voi.
Francesco Sansone



 Incontri

Se qualcuno mi avesse detto quello che questo viaggio avrebbe causato, non ci avrei mai creduto. Però la vita sa sorprenderti e con me non ha fatto eccezione…

La mia ormai è una vita apatica, nulla di nuovo, nulla di sconvolgente, solo e sempre la solita anomalia. Non dico che mi dispiaccia, meglio avere una routine quotidiana che nulla, però non vi è mai capitato di sentirvi mancare qualcosa? Una sorta di spinta che vi faccia sentir vivo? A me capita e come. Non sento battere il mio cuore da molto tempo. Niente e nessuno sa stupirmi e sa farmi sentire vivo e, forse, io stesso non voglio sentirmi tale. Preferisco rimanere nelle mie certezze piuttosto che vivere all’avventura. Non riesco proprio a vedermi come uno di quegli hippies che lasciano la propria casa e facendo l’autostop arrivano ovunque vedendo e vivendo tutte le meraviglie di una vita a scatola chiusa.

Sin da piccolo sono stato uno quadrato, uno che doveva avere tutto sotto controllo, uno che non doveva lasciar apparire le proprie emozioni per non rischiare di diventare l’oggetto di qualche scherno. Eppure adesso mi ritrovo qui, seduto sul letto di questo albergo, al ridosso dei 40, prendendo coscienza di non aver veramente vissuto.  Quei pochi amici che ho, mi raccontano che hanno vissuto la propria vita all’insegna della sperimentazione, dell’avventura e della sessualità. Io, invece, racconto loro di aver preferito studiare per ottenere la posizione che ricopro ora, e di questo non mi sono mai lamentato, però oggi, durante questo viaggio, qualcosa ha come intaccato la mia barriera verso il mondo e ora sono qui a chiedermi che ne è di me.
Cammino spesso fra la gente e spesso mi fermo a guardarla, però mai nessuno delle persone che ho incontrato mi ha turbato fino ad oggi.

Ero seduto nel sedile dell’aero che mi ha portato in questa città dove dovrò fare una presentazione per l’azienda per cui lavoro. Accanto a me c’era un giovane. Un ragazzo di bell’aspetto, curato, ma allo stesso tempo trasandato. Non diceva nulla. Io come sempre leggevo un libro e come sempre, ogni tanto, alzavo lo sguardo dal mattone che avevo fra le mani per osservare la gente che avevo accanto. Proprio in uno di questi giri d’occhio, ho notato che un ragazzo, anche lui di bella presenza, ma più curato di quello seduto accanto a me, si avvicinava. Giunto vicino al mio sedile, ha lanciato un’occhiata al mio vicino di sedile, che lo ha ricambiato e dopo 3 secondi si è alzato inseguendolo. Io mi sono girato e con la testa li ho osservati vedendoli scomparire nel bagno in pochi secondi come nulla fosse. Sono ritornati dopo un po’di tempo. Il mio vicino è tornato a sedersi accanto a me e l’altro è tornato al suo posto senza nemmeno girarsi. Lasciando passare il ragazzo che era seduto accanto a me, il mio libro è caduto dalle mie gambe sopra le quali lo avevo appoggiato. Viene raccolto proprio da lui che guardandomi mi ha detto: “Bisogna farlo passare questo tempo in un modo o nell’altro, no?” e detto questo non ha più aperto bocca.
Alle sue parole sono rimasto stupito. Come si può essere così imprudenti e fare di queste cose? E se qualcuno li avesse scoperti? Cosa avrebbero fatto?  

All’atterraggio, ci siamo alzati, ci si è salutati civilmente come si dovrebbe fare sempre dopo aver condiviso uno spazio così ristretto per parecchio tempo e ci si è allontanati.

Adesso che sono nella mia camera di albergo non posso non pensare a quello a cui ho assistito. Mi sento scosso come se fossi stato io uno dei due e non un semplice spettatore della loro nascente passione animalesca. Mi sento strano. Sento una strana agitazione invadere il mio corpo e mi rendo conto che di queste situazioni non ne ho mai vissute e mi domando a cosa sia servito dedicare tutta la mia vita allo studio prima e alla carriera dopo se mi sono privato dei passaggi fondamentali della mia vita. Mi prometto di non privarmi più delle mie passioni, di non reprimerle più, che è giunto il momento di dare spazio anche a loro, che me la merito un po' di spensieratezza. Giro e rigiro nella camera. Mi sciacquo la faccia, ma ogni volta che chiudo gli occhi vedo l’immagine di quei due che si chiudono nel bagno. Sento caldo. Sono eccitato. Mi stendo nel letto e godo anch’io con loro.


Rubrica: Francesco Sansone
Grafica: Giovanni Trapani
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Quando l'omosessualità è sinonimo di morte




In questi ultimi giorni mi sono ritrovato a leggere  molte notizie che collegavano la morte all’omosessualità, facendoli diventare quasi due sinonimi. Che sia una morte provocata o imposta,  causale o voluta, sta di fatto che sempre più l’omosessualità continua ad essere collegata alla morte.

Come dicevo ci sono morti volontarie, suicidi quindi, compiuti da chi, disperato dalle continue offese ricevute, ha perso ogni ragione di vita e vede nell’omosessualità la causa che giustifica tale gesto. 

Ė il caso di Eric James Borges che esasperato dalle continue umiliazioni che a causa delle sua omosessualità aveva dovuto subire sia dalla madre che dalla gente della sua quotidianità, a 19 anni ha deciso di non soffrire più e si è tolto la vita. 

“Sono stato fisicamente, mentalmente, emotivamente e verbalmente assalito ogni giorno per l’orientamento sessuale che dimostravo. Il mio nome non era più Eric, ma finocchio. Mia madre ha fatto un esorcismo per tentare di curarmi dalla mia omosessualità, prima di cacciarmi di casa”. – Sono le parole che lo stesso Eric aveva usato per raccontare la sua storia per la campagna “It Gets Better” per cercare di aiutare tanti ragazzi come lui a non sentirsi soli, ma alla fine solo ci si è sentito lui.

Altre morti invece sono causate da chi sta accanto a coloro che con fierezza hanno deciso di vivere la propria vita per quello che è: una vita da omosessuale. Nessun rimpianto, nessun turbamento, solo la serenità di essere gay, ma che però destabilizza gli altri che vedono in ciò qualcosa di indecente e che li autorizza a prendersi la libertà di decidere chi deve morire o deve vivere senza pensare che di fronte a se’ hanno un’altra vita umana, ma soprattutto non curandosi del fatto che possa essere un amico, un fratello o un figlio.  

Ė il caso di Edmund, un ragazzo delle Filippine anche lui 19 anni, che adesso si trova in gravi condizioni perché il padre, dopo aver scoperto l’omosessualità di Edmund e di altri due figli, s’è scagliato contro di loro gettando dell’acqua bollente che però ha colpito solo il diciannovenne.

L’omosessualità quindi in un modo o nell’altro diventa sempre più una questione collegabile alla morte. Spesso in tv la si sente paragonare alla perversione, alla promiscuità sessuale, alle sfilate dei pride, alle discoteche e ad altre cose più frivole, moda, hair fashion, etc etc. Quasi mai in tv, però,  si sente parlare di questo aspetto dell’omosessualità. Quasi mai dicono che certe battute spingono ad una vita di dolore che può portare ad uccidersi pur di uscirne; quasi mai dicono di come si innaturale che un padre uccida, o tenti di farlo, un figlio solo perché è omosessuale. Si preferisce, però, dar spazio alle battute, alle dichiarazioni di politici, personaggi noti, psicologi televisivi che continuano a sottolineare quanto sia sbagliato essere omosessuali, alimentando il divertimento in alcuni e la vergogna in altri senza capire che di sbagliato in tutto questo, è la stupida convinzione che se si è eterosessuali si stia nella ragione.
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A volte ritornano

 Prologo
Prima di lasciarvi alla lettura di questo post scritto da Gianni che tenterà di mettermi in cattiva luce ai vostri occhi, voglio informare pubblicamente l'autore che è già pronta la querela che gli verrà recapitata fra qualche ora. Detto questo vi lascio alla lettura di questo post che narrerà del vio viaggio con Giovy verso Palermo, però dal punto di vista del  caro e vecchio P. 
Francesco Sansone
A volte ritornano

A volte ritornano…e come vengono se ne vanno!!
Non è un indovinello ve lo anticipo prima, bensì la mia versione del ritorno di due amici da un paese lontano…poco dopo lo stretto direi :D
Io, Desy e M ci incontrammo il pomeriggio del 28 dicembre per stare un po’ insieme prima di andare a prendere due nostri amici alla stazione che avrebbero passato qualche giorno con noi e la famiglia di origine di uno dei due(per la precisione il più acido e scaduto dei due!). immaginate già di chi sto parlando vero?
E cosi siamo arrivati alla stazione dei treni giusto in orario, secondo noi, per prendere i due passeggeri del treno che da Salerno li avrebbe portati sin da noi, di nuovo dopo tanto tempo!
Passarsi una sera alla stazione di Palermo non è proprio piacevole; vuoi perchè l’aria gelida che si respirava fuori, gelida almeno per noi che siamo abituati a temperature più miti, ci faceva tranquillamente restare in macchina ad aspettare quei due screanzati che tardavano ad arrivare :D: vuoi perche di gelidi, oltre l’aria, c’erano anche i volti dei passanti che non promettevano niente di buono e che ci inducevano a rimanere ancor di più seduti sui nostri sedili con le sicure dell’autovettura azionate.
Desy che era quella più palesemente emozionata dei tre ogni volta che vedeva due tizi mediamente alti avvicinarsi alla macchina saltava di gioia dicendo “eccoli! Sono loro!” e puntualmente M la fermava prima che aprisse lo sportello per correre incontro a questi individui che poi si rivelavano essere due perfetti estranei(avrei proprio voluto vedere come sarebbe andata a finire se M non la fermava XD).
Ad un certo punto M riesce a vederli, e a dir la verità non potevano certo essere confusi con due estranei qualunque perché prima di loro si vedevano ceste colme di tutto quello che esiste al mondo di commestibile, borsoni che solo Dio sa cosa potesse esserci dentro per cinque giorni di vacanza e un cappellino che andava su e giù scandendo i passi del possessore(vi lascio indovinare di chi fosse il preservativo per la testa XD).
Così avvenne l’incontro tanto agognato con Fra’ e Giovy dopo sette mesi di assenza dalle scene palermitane.
L’emozione era palpabile su tutti, era davvero da tanto tempo che non ci si vedeva, però stranamente non riuscivo ad avvertire il disciogliersi di una normale sensazione di nostalgia appagata dalla ricomparsa di una persona mancata per molto tempo. Ero felice di rivedere i miei amici, ma era una felicità paragonabile a quella che mi pervadeva quando li avevo qui e li vedevo dopo una settimana di lavoro o studio o altro. Era come se ci stavamo vedendo per un normale fine settimana.
Li ho trovati molto bene tutti e due, come li avevo lasciati più che altro(soprattutto il tasso acido di Fra era praticamente uguale XD) e forse anche quello ha contribuito a non rendere quell’incontro così strappalacrime.
Mentre eravamo intenti a parlare del viaggio, di come stavamo e di quello che avevamo fatto nei giorni precedenti una luce illumina il nostro campo d’azione come quando  a teatro si vede una scena con un’illuminazione soffusa e poi vengono sparati alla massima potenza i riflettori in un preciso punto per enfatizzare quel passaggio teatrale. Si mosse in me un vortice di paura; temevo che Fra’ venisse investito da un impeto di esibizionismo acuto (nulla di strano a dir la verità, il vecchio campanaccio è sempre pronto a sfavillare come prima donna ….hihihihi) e iniziasse a saltellare per strada cantando “All I Want For Christmas Is  You”(questa scena capii dopo di averla vissuta ricordandomi quell’impagabile video che lui stesso ha pubblicato qualche settimana fa e che consiglio di rivedere tanto per ridere un po’… delle disgrazie altrui!). Purtroppo non eravamo a teatro né tanto meno ci misero i riflettori per evidenziare la felicità nel ritrovarci, semmai capimmo subito dopo che Desy si era erroneamente posteggiata dove sostavano gli autobus, e uno di questi reclamava giustamente il suo posto.
Da felici per il fatto di rivederci, passammo ad uno stato emotivo di puro panico perché l’autista del bus si stava spazientendo e noi eravamo ancora fuori con i due nuovi arrivati carichi come i ciucchi(che uno dei due lo sia davvero un ciucco è un’altra storia XD).
Caricammo sulla macchina senza calcolare bene gli spazi tutto quello che Fra’ e Giovy avevano di sopra e ci incastrammo anche noi in quella macchina che diventò per un attimo un quadro di uno strano tetris umano.
Questo è il ricordo più divertente del ritorno di due amici che dopo nove mesi hanno posato nuovamente i piedi sul suolo palermitano ricomponendo la sestina vincente che avevano lasciato a marzo dello scorso anno. Il rivederci e trascorrere nuovamente qualche giorno insieme è stato molto bello con la certa speranza che li rivedremo prima o poi ma anche con l’incerta speranza che Desy stavolta sosti lontano dagli autobus.
Buon rientro amici miei!!

Rubrica: Gianni 

Grafica: Giovanni Trapani
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Altri Mondi - Intervista a Enrico Proserpio di Movimento Nuovo Umanesimo

Da qualche giorno è nato un Movimento, seppur ancora solo virtuale, che ha lo scopo di far cambiare aria a questo paese. Io ho intervistato Enrico Proserpio che in qualche modo è l'anima del movimento, anche se assieme a lui ci sono altre perosne, in primis il suo compagno Danilo, e gli ho chiesto di parlarmi di Movimento Nuovo Umanesimo per farvelo conoscere meglio e per mostrarvi come i ragazzi di oggi non se ne stanno con le mani in mano.


Intervista a Enrico Proserpio di 
Movimento Nuovo Umanesimo


Enrico ci spieghi in breve cosa è il Movimento Nuovo Umanesimo e come nasce?
Nella foto Enrico Proserpio
Il Movimento Nuovo Umanesimo è un gruppo di persone, per ora non ancora “burocraticamente” costituito, che si propone di portare al centro dell’azione politica la persona, riportando l’azione istituzionale, sociale e l’economia sul giusto piano, al giusto posto. Queste cose sono strumenti che abbiamo a disposizione per il nostro benessere, ma oggi sono diventati, soprattutto l’economia, il centro di tutto il discorso politico. Oggi si ritiene che l’essere umano debba piegarsi al volere del “mercato” mentre è il mercato che deve piegarsi alle esigenze delle persone. Per questo abbiamo deciso di creare il MNU.

E quale è la mission che cerca di portare avanti?
La mission è il cambiamento vero, radicale della nostra società. Ciò che serve oggi è la riorganizzazione del nostro modo di essere per frenare la folle corsa del nostro sistema verso la catastrofe. Ogni giorno ci rendiamo sempre più conto che le risorse stanno finendo, che la povertà avanza, che il malessere sociale cresce. Eppure la soluzione che ci viene proposta è semrpe la stessa: crescita economica. È un po’ come dire che per curare un eroinomane devi dargli più eroina. Non funziona. Ed è logico, matematico. Per cambiare il modo di agire però è necessario mutare il pensiero che sta alla base del nostro modo di vivere. Bisogna riscoprire valori fondamentali come il rispetto umano, la solidarietà, l’accettazione. Per questo ritengo che non si possa scindere il discorso economico da quello sui diritti umani e civili. Questo pensiero politico appiattito sull’economia ha portato all’erosione dei diritti dell’uomo che è visto solo e unicamente come soggetto o oggetto economico e non più come persona. Inoltre la profonda corruzione della politica, in gran parte derivante da discorsi economici, ha reso estremamente potenti alcune lobby che insistono sulla negazione della libertà, dell’uguaglianza e della parità di diritti. Pensiamo solo a quanto si prodiga la gerarchia vaticana per impedire l’eutanasia o il matrimonio omosessuale. Il cambiamento deve riguardare tutti gli aspetti della nostra esistenza. Dobbiamo renderci conto che il possesso fine a sè stesso non porta benessere, che bisogna ridurre la produzione riducendo prima di tutto gli sprechi e che bisogna unirsi nella lotta per i diritti di tutti perchè le divisioni tra diversi gruppi (gay contro etero, italiani contro stranieri...) è solo un’illusione che porta alla “guerra tra poveri” nell’interesse di chi veramente ci sta portando alla miseria: il grande capitale. 

Sia il nome che il logo del movimento sono stati scelti dalle persone che hanno deciso di aderire al progetto votando varie opzioni sulla omonima pagina Facebook. Questo è il segnale che volete essere un movimento liberare e aperto a tutti. Sarà sempre così?
Lo spero. Il MNU nasce da una mia idea, ma è stato creato da tutti quelli che trovi nel gruppo. Non so se continuerà sempre così, ma sono certo che le premesse siano le migliori. Sul gruppo c’è un dialogo tra persone non sempre concordi su tutto che porta però a formulare idee, riflessioni. Non ci sono liti, non c’è il tentativo da parte di uno o pochi di imporre delle idee. Io ho lanciato la proposta, ho scritto i primi testi, ma a questi se ne sono aggiunti altri, scritti da altri membri. Alcuni di essi sono miei carissimi amici anche nella vita reale (uno, Danilo, è il mio compagno), ma altri non li ho mai incotrati anche se spero di farlo presto. Non è quindi un moviemnto chiuso, elitario. Chiunque può partecipare e, anzi, invito tutti a farlo! Anche queste risposte sono solo la mia opinione e non necessariamente saranno condivise da tutti. Le idee di base sono quelle, certo, ma come applicarle e come definire i particolari e le priorità è ciò che stiamo discutendo e cercando di fare.

Quali sono le idee per far sviluppare questo progetto?
Il MNU si basa fondamentalmente su diritti, decrescita e nonviolenza. Tutte cose che mancano nel nostro paese. Cosa significhi lotta per i diritti è probabilmente chiaro a tutti, mentre decrescita e nonviolenza meno. La decrescita è una moderna teoria economica che rivaluta la persona e la mette al centro. Da ciò deriva la necessità, nei paesi cosiddetti ricchi, di diminuire la produzione. Oggi noi produciamo per buttar via. Lo spreco regge il “mercato”. Se vogliamo il benessere vero però dobbiamo evitare sprechi inutili, dobbiamo produrre oggetti ecocompatibili e riciclabili e soprattutto oggetti che durino! Questo spreco serve solo a far accumulare denaro a banche e grandi aziende. E per far sì che il sistema regga è necessario crescere continuamente. Ma ciò non è possibile. Le risorse non sono infinite. Già adesso stiamo dando fondo alle riserve per reggere. E stiamo rapinando gran parte del mondo, creando guerre, fame, miseria, malattie, solo per permettere a pochissimi di guadagnare sempre più. È assurdo, oltre che terribile. Gli interessi dei popoli del terzo mondo sono i nostri stessi interessi. I meccanismi che riducono alla fame i bambini africani sono gli stessi che negano i diritti agli operai della FIAT. Decrescita significa economia in armonia con l’ambiente e con l’uomo. Qui è necessario diminuire la produzione, nel terzo mondo bisogna aumentarla. In poche parole bisogna ridistribuire la ricchezza. Ricordo la frase di Gandhi: “al mondo ci sono abbastanza risorse per il benessere di tutti, ma non per l’avidità di pochi”. Nonviolenza invece significa rispetto dell’altro, dei suoi diritti e della sua libertà. La violenza non è solo omicidio, pestaggio, furto. La violenza è principalemnte costringere i giovani a rinunciare ai loro sogni rendendoli precari, è costringere un uomo a lavorare in fabbrica fino a sessantasette anni, è chiedere sacrifici a chi già ha poco per mantenere il lusso di chi è straricco. Violenza è negare il riconoscimento delle proprie scelte e dei propri sentimenti. Il discorso diventerebbe troppo lungo e sicuramente lo svilupperemo in futuro. Credo però di aver dato un’idea.
Riguardo poi le idee “operative”, posso dirti poco. Io ho lanciato l’idea, ma non sono il “capo” o il “leader”, come si usa dire adesso. Siamo partiti da poco e dobbiamo prima di tutto trovarci di persona, creare gruppi sul territorio e discutere su quali iniziative preparare e su come far crescere il Movimento. Vi terremo aggiornati! Quel che è certo è che non ci occuperemo solo di “politica” in senso stretto ma cercheremo anche di fare cultura, di fare socialità.
Un programma definitivo del movimento ancora non c'è, ma ti andrebbe di dirci cosa vorrete organizzare con il movimento?
Personalmente ho diverse idee. Prima di tutto organizzare gruppi nelle diverse zone d’Italia. Siamo abbastanza numerosi in Lombardia, a Roma e a Torino. Ma ci sono persone in tutta Italia che sono certo sapranno coinvolgere altri. Mi piacerebbe molto riuscire a costituire dei nuclei di persone intorno ai quali far girare diverse attività: politica vera e propria con candidature nelle istituzioni a tutti i livelli, associazioni culturali e, perchè no, magari anche sportive. I partiti italiani hanno smesso da tempo di fare cultura, di creare idee e visioni del mondo. Sono divenuti solo lo strumento dell’economia indebolendo la politica e rendendola autoreferenziale e debole. Per questo credo sia necessario fare cultura e socialità. Ma per realizzare questo progetto dobbiamo trovare persone interessate, persone di ogni tipo, che vogliano portare le loro idee, le loro competenze e la loro passione dentro questo progetto.

Io e te ci teniamo in contatto da parecchio tempo ed è inutile negarlo durante questa intervista. Ci sentivamo già quando ancora al governo c’era la maggioranza di centro destra guidata da Silvio Berlusconi e che, in qualche modo, ha dato la spinta a creare il movimento. Adesso che il paese è guidato da un governo tecnico con a capo Mario Monti, senti ancora la necessità di scendere in campo?
Non è stato Berlusconi in sè a far nascere la voglia di cambiamento e a farmi venire l’idea. Certo, dobbiamo riconoscergli il fatto che si è messo d’impegno a farmi venire la volgia di cambiare, ma il problema non è lui. Parli di Monti e di “governo tecnico”. Non esistono governi tecnici. Monti è un neoliberista, un uomo delle banche, che sta facendo scelte chiaramente in favore del grande capitale e di quelle lobby economiche che hanno provocato questa crisi. E questa è una scelta politica. Chiamare il governo “tecnico” è solo gettare fumo negli occhi alla gente, un tentativo di far passare come inevitabile ciò che non lo è. Se cammino su un rettilineo non ho bisogno che mi si dica continuamente che è “l’unica strada”. Il fatto che continuino a ripeterlo è la dimostrazione che non è così. Devono convincere interi popoli a rinunciare a diritti e benessere in nome del “mercato”, della ricchezza spropositata di pochi. Monti non porterà a nulla di buono. È espressione di quel capitalismo che ormai è retto solo dal debito, di quel capitalismo che si fa sempre più feroce perchè vede la sua fine. La scelta ora è tra dare le risorse a pochi e ridurre tutti in miseria o ridistribuire la ricchezza e far stare tutti, tutto il mondo, bene. Monti la sua scelta, la sua scelta POLITICA, l’ha fatta. E non è la mia. Mi chiedi se sento la necessità di scendere in campo: la sento ancor più che con Berlusconi. Stanno svendendo il paese. Dobbiamo impedirlo. 

Quale problematica o situazione credi che l’attuale governo stia tralasciando per cercare di risolvere le sorti economiche dell’Italia?
Il problema non è cosa tralascia, ma come affronta le cose. Un esempio per tutti: l’energia. Si parla di investimenti per costruire centrali mentre bisognerebbe evitare gli sprechi (enormi) e cercare di rendere indipendenti energeticamente tutte le case. Se si facesse (ed è possibilissimo), le centrali attuali sarebbero più che sufficienti. Il problema è che i grandi gestori non guadagnerebbero più. O potremmo parlare del debito pubblico, che tanto “pubblico” non è, che dovrebbe essere congelato e fatto pagare a chi l’ha generato e invece viene finanziato con i soldi di operai e gente comune. Se poi vogliamo proprio trovare un argomento che Monti sta tralasciando completamente, possiamo pensare alla laicità. L’attuale governo non ha interesse per temi come i diritti GLBT o il testamento biologico. È stato messo lì per salvare gli interessi delle grandi banche e delle lobby, non per aiutare la gente. 

Concludo con la speranza che altri si aggiungano al nostro progetto e che si possa quindi davvero incidere su questo nostro paese e forse anche oltre. Credo però ci siano delle possibilità concrete. Molte persone, di ogni tipo e cultura, si stanno svegliando, si stanno rendendo conto di cosa realmente sta accadendo. Le lobby e i governanti nella storia hanno fatto sempre lo stesso errore: hanno ignorato la potenzialità del popolo. E lo stanno facendo ancora.


Intervista: Francesco Sansone
Grafica: Giovanni Trapani


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Ricordi palermitani

In questi lunghi giorni di vacanze, ho avuto la possibilità di fare una capatina, ma proprio ina ina, a Palermo. 6 notti e 5 giorni in cui sono tornato a respirare l’aria di casa.

Non chiedetemi come è Palermo perché non ho avuto modo di vederla come si dovrebbe. Sono solo riuscito a vedere, seduto nel sedile di un’auto, la Via Libertà addobbata a festa, ed è sempre incantevole, e il Teatro Massimo che con l’abito natalizio era più mozzafiato del solito. Tuttavia sono tornato a godere della compagnia della mia famiglia e dei miei amici e la cosa strana, ma piacevole, è stato rendermi conto di come è sembrato che questi 7 mesi di distanza non siano mai passati. Ci è sembrato, a me e a Giovy, ma anche ai nostri amici, che ci eravamo salutati il giorno prima. Un’emozione forte e bella che mi ha fatto capire ancora di più quanto certi affetti non possono essere intaccati dalla distanza.

Un altro ricordo di questa mini vacanza sicula è stato sicuramente il cibo. Non vi sto qui a dire quello che s’è mangiato, ma credetemi mi è ritornata la pancia dopo mesi di ventre piatto. Che poi , non so se capita anche a voi, ma durante le feste, più si è sazi più non si riesce a smettere di ingozzarsi e io non sono stato da meno.

In questo resoconto non posso non menzionare la vita di notturna. Non pensate che siamo usciti a fare le ore piccole perché non è così, uno perché non abbiamo più l’età due perché si arrivava a fine giornata stanchi. Quando parlo di vita notturna intendo proprio come si dormiva.  Considerate che eravamo in 6 a dormire in una stanza e divisi in tre letti e un divano. Un letto era occupato unicamente da una delle mie sorelle, un altro, da una pizza sola, conteneva me e Giovy e non è che la cosa ci dispiaceva più di tanto, anzi. Un altro letto, di quelli che si aprono e chiudono, era occupato dall’altra mia sorella e infine il divano dal compagno di quest’ultima.  Si stava caldi per carità, ma il russare di uno dei sei (non dirò mai chi fosse giusto per la privacy, ci tengo però a dire che non eravamo né io né Giovy né le mie sorelle) a volte ci faceva faticare nel prender sonno.

L’unica nota dolente di questa trasferta è stato il viaggio. Io vorrei tanto sapere dalle ferrovie italiane perché tutti i treni che da Roma scendono in Sicilia debbano essere vecchi, rotti, puzzolenti e privi di riscaldamento. Ci terrei tanto a saperlo dato che il viaggio non mi viene regalato seppur fatto in seconda classe (Ecco che inizio a fare polemica nel primo post dell’anno, ma dovevo sfogarmi da tempo, scusatemi).

Be’ questo è quello che è stata la nostra vacanza in Sicilia. Le vostre invece come sono andate? In attesa di leggere qualcuno di voi che avrà voglia di scriverlo, vi do il bentornato ne Il mio mondo espanso.

Rubrica: Francesco Sansone
Grafica: Giovanni Trapani
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