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Un mondo di Notizie: Al grido di "Muori Frocio"




   Ancora una volta, un ragazzino si è tolto la vita. Morire a 14 solo perché si è gay e stanco dei continui attacchi stupidi e idioti subiti quotidianamente dai compagni di scuola. Privarsi di una vita, che nel presente appare pesante, difficile, invivibile, sembra la soluzione giusta da fare per non soffrire più. Questa è la triste realtà ancora oggi. Oggi che crediamo sia tutto più facile, ma in realtà nulla è cambiato né qui nel vecchio continente né lì nel nuovo continente che, per noi che stiamo in Italia, ci sembra l’oasi felice che guardiamo con aria sognante in tv. In quella New York, la  città che si spaccia per una delle capitale gay assieme a San Francisco e la Los Angeles dell’America. Una città di e alla moda, la grande mela dove tutto è possibile, dove 4 quarantenni possono uscire di notte senza alcun problema, dove i ragazzi sono impegnati a spendere i soldi di genitori assenti per conquistare l’amore e il potere fra i coetanei rispettando tutti solo se di pari requisiti economici, indipendentemente da razza, religione o sesso, tuttavia forse non è proprio così, o almeno non è cosi nelle scuole, fra i ragazzi, fra quelli che dovrebbero essere il futuro della società. Non era così nemmeno per Kameron Jacobsen che una settima fa ha deciso di non sottostare più al bullismo dei suoi compagni di scuola a cui la sua omosessualità destava un’inspiegata ilarità che li portava a burlassi di lui non solo a scuola, ma anche fra le pareti della sua stanza a cui accedevano tramite Facebook. Nella sua pagina scrivevano di tutto, ma soprattutto insulti vigliacchi. E ora che succede? Ora che un’altra giovane vita è stata spezzata, annientata della sua potenzialità che succederà? I pianti di alcuni? I rimorsi di altri? Il dolore di una madre privata della sua essenza? Ora che Kameron non c’è più che cosa succederà? Nulla! Ormai è tardi, ora tutto sembra assurdo e non sarà una stupida assemblea organizzata dalla Monroe Woodbury High School per tutti i ragazzi rimasti sotto shock dal gesto di Kameron, come se il fulcro della questione fosse il suicidio, a riportarlo in vita. Forse prima avrebbe avuto un senso, adesso invece è ridicolo, patetico. Forse se si faceva prima un simile progetto, magari non sarebbe cambiato nulla, ma almeno avrebbe avuto senso e Kameron non si sarebbe visto avvinto da quella realtà scolastica intossicata da un gruppo di PICCOLI IDIOTI e dai loro scherzi IDIOTI tanto quanto loro.

Kameron adesso fa parte di quella lunga lista (brutta parola “lista”, ma le cose bisogna chiamarle con il proprio nome) che contiene tutti gli altri nomi di quei ragazzi gay che hanno preferito fare una scelta simile per essere felici. Asher Brown, Tyler Clementi, Seth Walsh, Billy Lucas e Justin Aaberg e Kameron Jacobsen sono solo gli ultimi nomi entrati in questa infame lista.


 Ma se da un lato c’è questa triste “catalogazione” dall’altra parte c’è un'altra lista fatta dai nomi di tutti quei ragazzi picchiati, violentati, violati, usurparti della spensieratezza da parte di un o più IDIOTI.



L’ultimo caso non bisogna  cercarlo lontano da casa, bisogna solo alzare lo sguardo verso il Trentino nord orientale. Un giovane, un cuoco inglese che si è trasferito per lavoro in quel della Val di Fassa è stato punito da tre ragazzi italiani che ora sono accusati di tentato omicidio e violenza sessuale di gruppo. Benché l’episodio si sia svolto nell’aprile scorso, i fatti sono venuti alla luce solo la settimana scorsa. I tre ragazzi tutti di 20 anni hanno picchiato il cuoco (colpevole, secondo uno dei tre, di avergli avanzato delle avences) e poi, non essendo sazi della loro dimostrazione di eterosessualità, lo hanno PENETRATO CON DEI BASTONI, lasciandolo senza sensi sulla neve nudo e sanguinante.

Grande gesto di virilità questo, così come tutti gli altri episodi che negli ultimi anni stanno invadendo le pagine della cronaca, tranne quella televisiva, che danno un forte segnale dei tempi che stiamo vivendo. Un periodo segnato da VIGLIACCHI IMBECILI, che al grido “MUORI FROCIO” si permettono di fare quello che fanno, incoraggiati anche da chi dice “in fondo è meglio andare con delle donne che essere froci”.

Francesco Sansone

Prima di lasciarvi
Questa settimana  è stato difficile per me stare di fronte al pc per motivi di salute, però se ho deciso di scrivere un articolo unico, invece di riportare una notizia "quotidiana" creando una sorta di rassegna stampa, non è stato a causa della mia influenza, ma più un desiderio  di voler porre l'accento su una questione che mai come adesso risulta essere preoccupante e che nei media tradizionali non viene affrontata come si dovrebbe.

Oggi su Il mondo espanso del cinema gay


I Corti
Muro Homo
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Un nuovo mondo - Trentaseiesima Puntata

Nelle puntate precedenti

Sono passati diversi mesi dalla sera in cui Andrea ha confessato di aver tradito Fabrizio, ma lui non riesce a dimenticarlo, lo ama ancora. Intanto ha deciso di dedicarsi completamente al primo esame all’università. L’esame in questione è quello di Psicologia della salute, la materia insegnata da Manu che continua ad essere il principale motivo del malessere di Daniel, anche lui ancora intrappolato nel ricordo di quella notte passata assieme al professore, e basta poco per farlo ricadere nella tristezza. Una mattina in cui i due amici erano in biblioteca a studiare, durante la pausa caffè, incontrano Manu. Questo incontro sarà devastante per Daniel, allora per tirarlo un po’ su di morale, Fabrizio gli propone di andare a pranzo da Alberto, ma quando arrivano là, Fabrizio incontra Andrea, entrato in casa assieme a Luca.

- Alberto sono io.

- Ciao amore, sai abbiamo ospiti a pranzo – e dicendolo è tornato verso noi – Andrea ci sei pure tu?

- Beh credo sia meglio che vada – risponde Andrea che vedendomi è rimasto immobile così come io e tutti gli altri.

- No, aspetta! – Ho detto – Rimani, vado via io.



Trentaseiesima Puntata

Fabrizio

Non avrei mai immaginato di incontrare Andrea a casa dei miei amici, ma il destino ha voluto giocarmi questo butto gioco e io non sapevo che fare. Avevo evitato accuratamente ogni tipo di contatto. Non ho mai risposto alle sue chiamate o ai suoi messaggi. Avevo cercato di cancellarlo, anche se con la mente le mie giornate le passavo con lui. Pensavo che evitarlo, potesse servire a dimenticarlo più velocemente, ma non è stato così, e questo incontro mi riportava al punto iniziale.

- No aspetta! Rimani, vado via io. – e senza prendere nemmeno la borsa, mi sono chiuso la porta alle spalle e ho imboccato le scale.

- Fabrizio aspetta, ti prego – mi ha gridato Andrea alle spalle, ma io non ho arrestato la corsa – Aspetta. Aspetta diamine. Perché devi fare così?

- Con quale faccia me lo chiedi?

- Ti prego, aspetta. Voglio sapere come stai

- Bene, grazie. Contento?

- Ho cercato tante volte di contattarti, ma tu non mi hai mai risposto. Perché non puoi perdonarmi?

- Perché? Mi chiedi perché? Ti accontento subito – e puntando un dito verso di lui, salivo le scale mentre con gli occhi lo fissavo con durezza – Non posso perdonarti perché non riesco a perdonare me. Non riesco a perdonarti perché ho paura che una volta perdonato tu lo faccia di nuovo. Non riesco a perdonarti perché non riesco a immaginare di stare di nuovo nudo con te sapendo che hai dato il tuo corpo ad un altro che non sono io. Non riesco a perdonarti – e dicendolo mi sono fermato di fronte a lui – perché se guardo le tue labbra, le tue carnosa labbra, non posso non pensare che ne hanno baciato altre . Ora hai capito perché non posso perdonarti?

- …

- Me ne vado e ti prego non inseguirmi sarebbe patetico da parte tua – Mi sono di nuovo messo a correre. Sono salito in moto e in meno di un quarto d’ora ero già a casa. Lì ho trovato Carla, la donna delle pulizie, che stava finendo di preparare la cena per la sera.

- Fabrizio, sei già tornato?

- Sì, Carletta – e sono andato verso lei per abbracciarla. Carla è una vera e propria persona di famiglia. Praticamente mi ha cresciuto lei e ogni volta che avevo bisogno di aiuto, lei c’era sempre. Pur essendo una donna piccina, per me è la più grande donna di questo mondo. Suo marito morì quando i suoi due figli erano ancora in età d’asilo e da quel momento ha iniziato a lavorare per tirare avanti e non far mancare niente ai due. Carla parla sempre di loro e anche se l’ultima volta che li ho visti avevo quindici anni, so praticamente tutto di loro. Sonia s’è laureata l’anno scorso e adesso fa il praticantato in uno studio legale, mentre Simone dopo la maturità ha smesso di studiare e ha deciso di aprirsi un pub che, da quanto mi dice Carla, va benissimo. Lui vorrebbe che la madre smettesse di lavorare da noi, per potersi finalmente riposare dopo una vita passata a sgobbare, ma lei gli risponde sempre che non potrebbe mai lasciarci e io confesso di esserne felice. Soprattutto in questi giorni la sua presenza in casa, è per me preziosa.

- Che succede piccolo mio? Hai pianto?

- No, tranquilla. Ho solo un po’ gli occhi stanchi. Ho studiato tutta mattina senza una pausa.

- Ooooh piccolino mio. Vieni qui, fatti dare un bacio negli occhi, così tutto passa.

- Sì, come quando ero piccolo.

- Infatti. Ecco! Ora che ti ho dato i due bacetti, vedrai che andrà meglio.

- Sicuramente. Grazie Carletta.

- Hai mangiato?

- No. Non ho avuto il tempo

- Come non hai avuto il tempo? Forza siediti che ci pensa Carletta tua.

- Carla

- Che c’è?

- Ti voglio bene.

- Anch’io piccolino.

- Carla ormai ho 18 anni però.

- E quindi anche Sonia e Simone hanno 25 e 21 anni, ma sono sempre i miei piccolini.

- Sei un mito.

- Non dire così che mi vergogno, lo sai. Mangia su, io intanto finisco di cucinare.

- Carla, ti siedi con me?

- Certo. Sicuro che è tutto a posto?

- Sì, voglio solo che ti siedi e mangi con me e guardiamo Forum come quando era piccolo.

- Oh cielo..

- Dai ti prego?

- Va bene, ma poi mi aiuti a cucinare la cena, d’accordo?

- Certo.

Siamo rimasti seduti a guardare Forum fino alla fine e poi insieme abbiamo sistemato la cucina e cucinato il pasto per la sera. Com’è bello passare del tempo con Carla. Alle 17:00 ha suonato il citofono.

- Oh cielo, sarà Simone e io ancora mi devo cambiare.

- Fai con comodo. Lo faccio salire. Ė da un po’ che non ci vediamo

- Ma no, dirgli che sto scendendo.

- Smettila! Fai con calma.

- Oooh Fai come vuoi. Vado a cambiarmi

- Brava! - ho preso la cornetta del citofono e ho detto a Simone di salire e quando me lo sono ritrovato davanti quasi non lo riconoscevo. Era cambiato molto da quando l’ho visto l’ultima volta. Adesso i suoi capelli neri arrivavano al collo e il suo fisico era asciutto e tonico. Una barba sfatta ma curata sul viso e i suoi occhi castani venivano ravvivati dal rigo della matita.

- Ciao Fabrizio. Quanto sei cresciuto? Mia mamma me lo dice sempre che sei fatto grande, ma non così tanto.

- Simone in effetti neppure io ti avrei conosciuto per strada se ti avessi incontrato.

- In effetti sono invecchiato – mi risponde sorridendo – Mia madre?

- Sta finendo di cambiarsi. Scusami è colpa mia se ha fatto tardi. Le ho chiesto di mangiare con me e ci siamo messi a guardare…

- Forum, come quando eravate bambini.

- Ah! Lo sai pure tu?

- Lo so pure io? Ogni volta che torna a casa non fa che parlare di te

- E qui non fa altro che parlare di te e di Sonia

- Immagino. Stai bene?

- Perché?

- Sai mia madre dice che per ora sei un po’ giù e pensa perché hai litigato con il tuo amico Andrea e adesso che ti vedo, noto che non stai proprio in gran forma.

- Ma no … è che sono un po’ stanco. Sto studiando tanto per l’esame.

- Capisco? Sai Sonia quando studiava si prendeva sempre un giorno alla settimana per uscire di sera e svagarsi. Diceva che le serviva per non impazzire e per darle la carica giusta. Forse aveva ragione se già lavora in uno studio legale.

- Davvero?

- Sì. E il giorno era il mercoledì. Diceva che dividere in due la settimana era meglio

- Capisco.

- Oggi è mercoledì, se vuoi testare la sua teoria, dovresti uscire. Magari perché non passi al pub da me e così parliamo un po’.

- Non so…

- Pensaci! Se vuoi venire, sai dove si trova il pub… e il primo drink, te lo offro io.

- Ci penserò

- Sono pronta. Scusa il ritardo

- Tranquilla gli ho detto che hai fatto tardi per colpa mia.

- Sì mammina, ti ha giustificato il tuo piccolo ometto

- Cosa?

- Come, non ti chiama così?

- No

- Devi sapere che parlando di te a casa ti appella in questa maniera così caruccia

- Dai, smettila di dire sciocchezze.

- Ok, ok. Comunque piccolo ometto prova a passare stasera

- Dove deve passare?

- Al pub.

- Il pub non è per lui, è ancora piccolo.

- Ok forse è meglio che sto zitto, se non mi picchia se continuo a parlare. Ciao piccolo ometto.

- Ciao Simone.

- Ciao piccolino – mi ha detto Carla abbracciandomi. Riposati un po’, prima di andare in palestra, va bene?

- Lo farò – e dicendolo vedo che Simone mi fissa con uno sguardo malizioso.

- Ok, donna Carla, andiaaamooo. Di nuovo ciao piccolo ometto.

- Ciao.



Chiusa la porta, sono andato a dormire per svegliarmi alle 7:00 giusto in orario per andare in palestra. Vi ci sono rimasto fino alle 22:00. Avevo voglia di scaricare tensione e rabbia e la palestra ci riesce sempre. Dopo essere uscito dallo spogliatoio, scocciato dall’idea di rientrare a casa, ho avvisato i miei dicendo loro che avrei fatto un giro e sono andato al pub di Simone. Lo cercavo ma non lo vedevo e così stavo pensando di aver fatto una stupidaggine nel andarvi. Ho deciso quindi di fare dietro front e tornare alla moto.

- Alla fine sei venuto?

- Sì.

- Bene! Allora vieni a bere il tuo drink gratuito.

- Arrivo!



Continua …





Wilde

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L'angolo di P - Il potere del Trio


Il potere del Trio

Se è vero che il nuovo anno dovrebbe portare tante belle novità, è anche vero che a volte porta anche vecchi ritorni del passato(mi sto tirando cosi però la ricomparsa di qualcuno o qualcosa di sgradito eheheh!). Cosi, dopo molti tentennamenti, con Francesco abbiamo studiato un nuovo modo di vedere “L’angolo di P”. Sarò sincero! Avevo detto tempo fa a Francesco che non avrei più scritto per questa rubrica per alcuni motivi. Il primo era che in quel periodo ero concentrato a vivere una storia su cui ancora sto investendo del tempo e delle risorse e il co-protagonista di questo percorso di vita non era poi cosi felice si scrivesse di noi(per me voleva essere anche un gesto scaramantico visto che avevo scritto solo di disfatte, formative sì, ma sempre di disfatte si parlava); il secondo motivo si potrebbe definire di livello pratico poiché “praticamente” ero arrivato a raschiare il fondo del barile con la vicenda di Fede. Cosi decisi di accantonare il progetto per un po’ e non era il caso di andare a cercare altre avventure particolari per farne degli articoli. Detto questo vi chiederete sicuramente di cosa tratterà la nuova versione di questa rubrica. Beh, semplicemente di ciò che è accaduto prima della mia consapevolezza che mi ha portato a giocare le mie carte nella vita anche a livello sentimentale. Cercherò con voi di ripercorrere il tracciato adolescenziale di me stesso, che terapeuticamente a livello personale non fa mai male, e che praticamente è un continuo dello “sputtanamento” che ho intrapreso di me stesso qualche mese fa in questo blog… ma del resto non mi lamento, potendo condividere con voi le mie esperienze ho avuto modo di riflettere ancora di più su quello che ho vissuto, e tramite anche il vostro punto di vista ho potuto definire ancora meglio la mia crescita personale e gli errori che eventualmente io stesso avevo commesso in questi primi passi nel terreno, a volte fertile e a volte sconnesso, dell’ “amore”.

L’angolo di P riprende però anche perché sono stato piacevolmente colpito da ciò che alcuni di voi hanno voluto dire a Francesco sentendosi mancare una rubrica piacevole e anche consolatoria, per certi versi la funzione che svolge non è solo egoistica e di intrattenimento, ma per alcuni è stata anche spunto per non sentirsi soli nella partita che ognuno di noi gioca con la vita per arrivare a trovare l’amore vero, quello che completa, quello che colma il cuore e lo fa tremare per quanto grande possa diventare dentro un corpo relativamente piccolo. Sono felice che il mio “sputtanamento” possa essere servito anche a questo perché io stesso ho trovato conforto nel confronto a mio tempo, un confronto avvenuto con delle grandi amicizie che mi hanno sorretto nei periodi di crisi e che mi hanno spronato a rischiare per arrivare ad una meta, che attualmente non è vicina, credo, ma nemmeno tanto lontano come qualche tempo fa. Scusate la lunghezza delle spiegazione ma era dovuta!

Oggi parlerò di me, ma lo farò attraverso un aneddoto che svelerà gli amici cari che hanno contribuito alla mia fioritura, ma anche e soprattutto il perché “L’angolo di P” si chiama così, quando a mettere a nudo le sue esperienze è un ragazzo (sarei io) che tutti ormai sapete si chiama Gianni…

In questi ultimi anni, in questi ultimi tre anni per essere precisi, tramite vicende amicali spiacevoli e piacevoli, il gruppo di persone con cui esco molto più spesso è formato da sei persone compreso me stesso. Siamo riusciti a stringere un’amicizia cosi forte che passare del tempo insieme era sentita anche come una necessità. Due di loro già li conoscete bene, sono Francesco e Giovanni; gli altri tre sono una coppia salda di amici e la mia migliore amica dei tempi del liceo. Devo dire grazie a quest’ultima se ho conosciuto la coppia di amici sopracitata, e grazie di conseguenza alla parte femminile di questo binomio se ho potuto conoscere Francesco e successivamente Giovanni. È su Francesco e Giovanni però oggi che centro la mia attenzione. Francesco in primis conosciuto per un ferragosto fatto insieme ad altre persone oltre quelle che vi ho presentato, non riuscivo ad avvicinarlo. Era la prima volta che entravo a stretto contatto con una persona dichiaratamente gay e in quel periodo io stesso mi ero rivelato solamente ad alcuni dei miei amici di quel tempo. Mi incuriosiva l’entrata in scena di questa nuova persona, avevo smania di conoscerlo meglio, di potermi forse finalmente confrontare con qualcuno che aveva un bagaglio di esperienze più pesante del mio e che magari aveva vissuto i miei stessi turbamenti. Quando conobbi meglio Fra riuscii a vedere lati di lui che non coglievo all’inizio, poiché era schivo nei miei confronti e ad essere sincero lo ero anche io nei suoi di conseguenza. Io sono sempre stato timido nei primi approcci con le persone, perché, timoroso di cenni di rifiuto, preferisco studiare bene la persona prima di cimentarmi nella comunicazione con la stessa. Vedevo quindi che Fra nei primi scambi di battuta se la tirava un po’ cosi ho preferito concentrare le mie energie verso la conoscenza del resto delle persone, anche se quando parlava con il resto del gruppo di argomenti generali lo ascoltavo con attenzione e curiosità. Devo dire grazie soprattutto al mio migliore amico di quel periodo se ho potuto conoscere Francesco, perché con lui al contrario non se la tirava anzi lo reputava anche molto simpatico. Visto che io e questo mio grande amico eravamo quasi sempre insieme vuoi o non vuoi ho dovuto interagire con Francesco e lui con me; calata quindi la maschera che si era creato (perché il fatto che se la tirasse in effetti era una maschera difensiva poi mi disse) sono entrato a contatto con una persona diversa, gradevole (…anche acida spesso), e soprattutto abbiamo potuto stringere il legame d’amicizia che tutt’ora abbiamo. Diventò cosi il mio angelo in una sera di Capodanno in cui si era concretizzata la rottura con il mio migliore amico del tempo, paradossalmente quello che aveva fatto in modo che potessi entrare a contatto con lui, consolando il mio dolore in un abbraccio che sanciva l’amicizia che stava nascendo tra di noi. In quel contesto la mia anima forse capì prima di me che avevo perso un amico per trovarne un altro che si rivelò soprattutto nel futuro che seguiva anche una risorsa perché intraprendessi anche il cammino dei sentimenti in una vita che fino ad allora era stata vissuta senza tanti rischi. I mesi seguivano e nella vita di Francesco entrò a far parte Giovanni. Oltre ad entrare nella vita di Fra, Giovanni si integrò immediatamente in quella del gruppo che si era venuto a definire. La sintonia che accompagnò la nascita dell’amicizia con lui fu avvertita subito da entrambi. Di una tenerezza senza confini, pacato e comunicativo, con lui diversamente che con Francesco mi sono trovato subito e naturalmente bene ad interagire e comunicare, e fu cosi che iniziò il mio percorso amicale con due persone ad oggi indispensabili. Grazie a loro, sentendo le loro esperienze, iniziando a confrontarmi con le loro storie, i loro consigli, le loro cazziate sul prendermi cura di me stesso e rischiare, buttandomi in un mondo meno ovattato, ho iniziato il percorso che fino ad oggi mi ha portato sì a molte batoste ma soprattutto a formarmi a livello sentimentale. Un percorso ancora non concluso e definito, ma se ho fatto il salto lo devo a questo gruppo coeso. Giovanni e Francesco sono stati lo specchio che avrei voluto avere nell’adolescenza perché in quel periodo travagliato mi avrebbe fatto bene capire di non essere solo e che ci voleva poco per affacciarsi al mondo, che io ne avevo diritto tanto quanto gli altri, e che non avrei tolto niente a nessuno se non a me stesso se avessi osato a quel tempo ricercando una reale palpitazione del mio cuore. Poco male comunque siano arrivati ad entrare nella mia vita solo qualche anno fa. Avrò perso tempo lo ammetto, ma almeno ho saputo dire basta grazie a loro e mettermi in gioco anche se ho rischiato di bruciarmi seriamente. Una sera come tante in cui il nostro gruppo si è riunito a casa di Francesco per passare del tempo insieme, eravamo seduti attorno al tavolo della cucina di Fra e come spesso accadeva, in maniera del tutto naturale e non studiata, in successione, io, Fra e Giovy ci ritrovavamo seduti l’uno accanto all’altro. Da qui nasce la frase dell’amica “accoppiata del gruppo” che ci ha definiti “la triade gay”. Avete presente il telefilm “streghe”? ebbene prende spunto da lì la battuta sopra citata. In effetti non calzava male ma Francesco ha voluto aggiungere del suo visto il nostro rapporto ricco di continue frecciatine acide. Cosi mi ha paragonato alla più “vecchia” delle sorelle Halliwell, interpretata da Shannen Doherty, che nella serie aveva il nome di Prue e che finisce per essere uccisa(quindi non solo perché tra loro io sono il più grande anagraficamente, ma soprattutto perché tiro le cuoia prima…). Tra l’altro visto che lui avrebbe dovuto impersonare Phoebe interpretata da Alyssa Milano il paragone calzava a pennello, dato che le due attrici e le due sorelle nella serie tv sono sempre state in contrasto tra loro( come io e Fra nella vita reale... ma in maniera scherzosa ovviamente). Ed ecco svelato il mistero di P. Da quel momento in poi per Fra sono sempre stato P che non vi sto a dire quali altri significati meno carini ha come iniziale ma che fondamentalmente definisce il legame di triade amicale che si è venuto a creare tra noi.

L’amicizia per la mia vita ha sempre rivestito un ruolo fondamentale di confronto, conforto e crescita. Ma è raro e bello trovare persone che grazie al loro affetto hanno saputo svegliare la parte coraggiosa che c’è in me; hanno saputo prendere per mano il bambino che piangeva nella solitudine della sua anima e fargli capire che non è solo ma che può contare sull’appoggio di persone amiche. Anche se dovessi cadere e farmi male in questa strada della vita so che mi rialzerei più facilmente perché ci saranno loro, pronti a tendere la mano per aiutarmi nella risalita. Se è vero che il 3 è il numero perfetto con la definizione della triade ho iniziato il percorso di perfezionamento della mia vita, aprendomi al mondo con tutti i rischi che ne conseguono. Tra l’altro in quanto amante di “streghe” non posso che sposare l’incantesimo delle sorelle che recita “il potere del trio coincide col mio” o se vogliamo all’inglese “The Power of Three will set us free”(il potere del trio ci renderà liberi) perché è grazie a loro che la mia libertà di individuo che ricerca l’amore è iniziato … ai miei “fratelli” dedico questo percorso fatto di ricordi e chissà… anche di nuove avventure nel mare sconfinato dei sentimenti.

P.S: Ci tengo a dedicare questa puntata a Giacomo che con la sua e mail, mi ha spinto a tornare con “L’Angolo di P”.

Alla Prossima

Gianni(P)


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Racconti Brevi - Come una fenice


Come una fenice

   Troppo tempo sono rimasto chiuso nel mio castello, troppo tempo passato a piangermi addosso per quello che ho perduto, per quello che mi hai tolto, per quello che per vile vigliaccheria mi hai sottratto. Da quando hai lasciato il nostro castello, l’ho trasformato in un mausoleo in cui richiudermi per non far svanire il ricordo di quei tempi andati. Pianti, disperazione, urla e dolore sono stati i miei unici compagni d’avventura negli ultimi mesi, ma adesso basta, devo andare oltre, devo risorgere come una fenice, uscire dalle ceneri per spiccare il volo. I miei amici ogni giorni venivano da me per invogliarmi ad affrontare la cosa, ma non ero pronto, non riuscivo a lasciarmi tutto alle spalle e ricominciare da zero.


  Oggi però il sole è sorto e in se’ possiede una forza nuova, una luce che scalda il cuore e invita a vivere. Mi lavo, faccio una doccia – da quanto tempo non godo del violento getto d’acqua calda che rigenera e spazza via ogni cosa, anche i pensieri, il tuo pensiero. Mi vesto – al diavolo le tute che non ho mai sopportato, ma che in questi giorni non riuscivo a non indossare per stare comodo nel mio dolore. Mangio – mi preparo un bel piatto di penne con piselli, funghi e panna e getto nella spazzatura tutte le scatole di cibo precotto che mi hanno alimentato giusto quel tanto che necessitava per non morire di fame, già il dolore mi uccideva a sufficienza. Esco! Sì esco, non voglio restare in casa. Ho bisogno di respirare aria fresca, l’aria fresca che l’inverno sa regalare e che spesso si disprezza, ma che in realtà ti apre i polmoni. Compro qualcosa – non che ne senta la necessità, ma se un inizio ci deve essere è giusto che si inizi con un guardaroba nuovo. I capelli li ho lunghi, li taglio? Sì, cambiamo anche il look, e magari modello pure la barba – in questi giorni non mi sono rasato e guardarmi con la barba mi è piaciuto, mi da un’aria nuova, diversa. Chiamo un amico - voglio cenare con una bella pizza e poi andare al cinema per guardare una di quelle commedie stupide che ti impediscono di restare serio e ti obbligano a piagarti in due dalle risate. Voglio una giornata intensa, una di quelle giornate segnate dalla spensieratezza.

  Ecco! Ho deciso. Basta soffrire, basta pensare e basta ricordare ancora. Devo tornare in carreggiata e affrontare il mio futuro e giuro che da domani lo faro, oggi però, voglio godermi ancora la mia dolorosa sporcizia, le mie tute larghe, le mie scatolette di cibo precotto, la mia casa pregna di aria fetida con i miei capelli lunghi e con la barba sfatta, in totale solitudine e con le lacrime agli occhi. Oggi mi godo ancora un po’ la tua assenza, ma domani risorgerò come una fenice, lo giuro.


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Intervallo:
Le fate ignoranti - Soundtrack
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Numero Zero31 - E se quello che faccio non avesse senso?




E se quello che faccio non avesse senso?


    Da quando qualche mese fa ho ricevuto un’accusa riguardante le intenzioni con cui ho dato vita a “Racconti di vita… gay”, non riesco a non pormi questa domanda. Lo so che le accuse ci stanno quando si fa quello che cerco di realizzare io e francamente in passato le accuse non mi hanno mai fermato, però davvero ho iniziato a chiedermi se avesse un senso quello che faccio se il prezzo da pagare è quello di passare per uno che cerca di approfittarsi degli altri. Non mi sarei mai aspettato un’accusa del genere e, soprattutto, non mi sarei mai aspettato di arrivare a capire come a volte la gente riesce a vedere il marcio laddove non c’è.
   Vi confesso che seppure è passato un po’ di tempo, mi sono interrogato sull’esistenza di questo blog e dell’impronta che ho deciso di dargli. Se da un lato mi dico di andare oltre e continuare sulla mia strada, dall’altra mi sono posto il dubbio se continuare a proporre “Racconti di vita… gay”. Questo è il motivo per cui ho deciso di spostare la rubrica al martedì, cercando così, in un certo modo, di metterla in secondo piano, decidendo anche di  parlarne meno. Poi, però, noto che nonostante non ci siano storie nuove, le esperienze già pubblicate di alcuni di voi, continuano ad essere lette quotidianamente raggiungendo un numero di visite non indifferente, per non parlare di alcune mail che ho ricevuto durante queste vacanze in cui mi si chiedeva, fra l’altro, di continuare a dare la possibilità di scrivere la propria storia a "servizio" di tutti e addirittura a chiedermi di non chiudere “L’angolo di P”, perché in essa c’era “la vita vera di uno di noi” raccontata con schiettezza e senza costruzioni, ma di questo vi dirà di più Gianni domani.
   Quindi in questo periodo sono invaso da una serie di dubbi e anche alcune insicurezze, non ve lo nego, che hanno fatto mettere in discussione me in prima persona. Mi capitano spesso questi periodi, forse come cura o forse come semplice analisi di me stesso e, ogni volta che li vivo, dentro di me vige una sorta di “negatività” che mi lascia vedere tutto nero in ogni singolo aspetto della mia quotidianità. Anche un ritardo sulla mia partenza, a causa di alcune pratiche burocratiche, mi sembra un macigno. Sono abituato ad avere tutto sottocontrollo e un “fuori programma” o una critica ingiusta mi disorienta. Forse sbaglio a farmi avvolgere da questa atmosfera, ma è più forte di me e non riesco ad evitarla o quantomeno a raggirarla. Vorrei essere diverso, essere più “superficiale” e farmi scivolare tutto come nulla fosse, ma non sono così e di questo, lo ammetto, ne vado fiero, anche se a volte questo mio essere mi crea tutto quello che vi ho appena detto.
   In questi giorni di stop, tuttavia come avete visto, non mi sono fermato, ho contatto persone e associazioni che lavorano affinché nessuno non si senta il solo, chiedendo loro la disponibilità a fare un’intervista per cercare di dare più risposte possibili a chi le cerca. I complimenti non sono mancati, però non riesco a smettere di pensare a quelle parole che, ed è assurdo lo so, in alcuni momenti della mia giornata annebbiano tutto il bello che ho ricevuto dalle vostre parole. Quelle parole che mi spingono ad andare avanti, anche se per ora non riesco a smettere di chiedermi “e se tutto quello che faccio non avesse un senso??”
   Scusatemi se vi ho rubato del tempo per leggere queste righe, ma l’essenza di un blog è anche quella di mettersi a nudo con chi dedica cinque minuti per leggerlo e informarli del “malessere” di chi lo crea, per alimentare un rapporto schietto e sincero che solo chi fa parte di questa realtà, può capire.

Francesco Sansone

Oggi su Il mondo espanso del cinema gay



I Corti presentano I Documentari:
 L.G.B.T. in 15' - 1^Puntata
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Un mondo di notizie - settimana dal 17 al 22 gennaio 2011

Prologo
Cari amici una nuova settimana insieme inzia oggi e chissà che cosa vedremo e sentiremo, intanto però sappiamo cosa è successo nei sette giorni appena passati e per chi si fosse perso qualche notizie, c'è Un mondo di notizie pronto a darvele.
Prima di andare via, voglio fare gli auguri a Giovy che oggi diventa più grande di un anno. Auguri =)
Francesco Sansone




Lunedì 17 gennaio 2011

   Un uomo di 42 anni morto e un altro in uno stato comatoso è quello che hanno scoperto i paramendici arrivando in un’abitazione presso il quartiere Flaminio di Roma. I due uomini, una coppia, dopo aver conosciuto via chat i proprietari dell’appartamento, vi si erano recati assieme ad altre 7 persone per passare insieme una serata, però qualcosa è andato storto.
   Dalle indagini della polizia non è stata rinvenuta nessuna traccia di sostanza stupefacente nell’appartamento, anche se nel corpo del quarantaduenne è stata trovata qualche traccia di droga.
   Intanto a Bari si ricordano le vittime omosessuali uccise dai nazisti. L’iniziativa, realizzata dall’assessore alla cultura della Puglia Silvia Godelli, coinvolge anche il cinema Abc che ha dedicato parte della sua programmazione alla proiezione di pellicole a tematica gay.

Martedì 18 gennaio 2011

   Mentre l’ Olanda è il primo Paese che nel 2011 riconosce il diritto alle coppie omosessuale di sposarsi e la Francia inizia ad affrontare la questione (il Conseil constitutionnel francese avrà tre mesi di tempo per prendere una decisione), in Italia assistiamo all’ennesimo rifiuto di accettare la realtà delle famiglie arcobaleno.
   Fino al 22 gennaio a Napoli, che è stata la città che ha ospitato il Gay Pride nazionale del 2010, si terrà un evento simile al Forum della Famiglia che si è svolto a Milano lo scorso autunno e proprio come in quell’occasione, anche nel capoluogo campano, non sono state invitate a partecipare ai dibattiti politici le famiglie composte da genitori dello stesso sesso. La decisione ha scatenato diverse reazioni negative in diversi esponenti politici, come il consigliere comunale del PD, Francesco Nicodemo, che ha detto:
   “Nella città in cui il Gay Pride della primavera scorsa è stata la più grande manifestazione democratica e partecipata del 2010 patrocinata dall’Amministrazione comunale di Napoli, desta grande stupore che tra i temi che saranno affrontati in questi giorni dai Forum della Famiglia siano completamente negate la visibilità e la partecipazione alle persone lgbt”.
Per il ciclo “anno nuovo, vita vecchia”.

Mercoledì 19 Gennaio 2010

   Un nuovo caso di lapidazione in Iraq sta sconcertando l’intero mondo. Condannati a questa pena sono due ragazzi di 20 e 21 anni, Ayub e Moslesh, a causa di un video che i due hanno girato durante un loro rapporto sessuale. Le immagini, che si trovavano all’interno dei loro cellulari, sono state scoperte dagli agenti del regime iraniano.
   L’esecuzione della condanna sembra che avverrà venerdì 21 Gennaio e, benché le speranze sono poche, adesso gli attivisti glbt stanno cercando di fare il possibile per salvare i due ventenni che, fra l’altro, sono stati abbandonati anche dalle loro famiglie.

 

Giovedì 20 Gennaio 2011

   Mentre in Italia il quotidiano Il Giornale pur di difendere il premier si permette di scrivere articoli che sputano veleno su tutto e su tutti dicendo: “Gli “avvoltoi” che non sono riusciti ad abbattere Berlusconi, né con l’esito delle urne elettorali, né con la strumentalizzazione degli studenti, né con il 14 dicembre, né con le toghe rosse, né con le donne, né con i moralismi d’accatto, si devono rassegnare al fatto che è meglio un (presunto) puttaniere che fa buone leggi a favore della famiglia, piuttosto che un ipocrita baciapile che vorrebbe concedere diritti a chi per egoismo non si vuole sposare, o peggio, ai “diversamente orientati”. Chi dell’opposizione è senza peccato (leggasi di sesso, magari con trans e sodomiti) scagli la prima pietra, se ne ha il coraggio!”, suscitando a chi legge pensieri come: “almeno quei ipocriti baciapile non si nascondo dietro la salvaguardia della famiglia tradizionale per poi andare a puttane”, dall’Inghilterra arriva la notizia del risarcimento a una coppia di gay che, tre anni fa, si era recata in Cornovaglia per trascorrere un week end assieme ed è stata vittima di discriminazione. Infatti, una volta giunti presso il Bed and breakfast, che avevano scelto perché garantiva la possibilità di potar gli animali domestici, Martyn Hall e Steven Pretty si sono visti rifiutare la stanza dal proprietario perché, in quanto cattolico, non poteva accettare il fatto che i due dormissero assieme. Dopo questa vicenda, Hall e Pretty si sono rivolti al tribunale che oggi ha dato loro ragione, costringendo il proprietario del Bed and Breakfast a pagare ben 3.600 stelline (pari a 4.300 euro)

Venerdì 21 Gennaio 2011
   Ricorre oggi l’anniversario della morte del poeta italiano Sandro Penna che moriva il 21 Gennaio del 1977, lasciandoci un’eredità letteraria che hanno saputo conquistare anche i più accaniti detrattori delle poesia.
   Per chi volesse sapere qualcosa di più sul poeta, vi invito a leggere la sua scheda su Il mondo espanso dei romanzi gay



Sabato 22 gennaio 2011

   Nel prossimo Censimento, che si terrà il prossimo settembre, pare che per la prima volta nel nostro paese verranno fotografate anche le coppie gay.
   Il progetto dell’Istat, che per ora rimane tale in quanto ancora in fase di approvazione dal Garante, dovrebbe prevedere l’inserimento di due caselle una con la dicitura “convivente dell’intestatario in coppia di sesso diverso” e un’altra con “convivente dell’intestatario in coppia dello stesso sesso”.
   In attesa di sapere se questa novità venga approvata , la notizia è stata commenta dal Paolo Patené il quale dichiara che “la notizia di oggi ci riempie di piacere. Con il prossimo censimento cominceremo finalmente a costruire un quadro chiaro di quante coppie conviventi potrebbero usufruire di giuste leggi di piena parità e uguaglianza”


Oggi su Il mondo espanso dei cinema gay
   I corti - Fuera

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Un nuovo mondo - Trentacinquesima Puntata

Prologo
La prima settima post vacanze de Il mio mondo espanso volge al termine e lo fa con il ritorno di Un nuovo mondo, il romanzo a puntate che ha come protagonisti Fabrizio e Andrea e i loro amici. Nuovi intrecci, nuovi colpi di scena, nuovi ingressi e nuovi sviluppi vi aspettano in questa nuova serie che si presenta con una copertina tutta nuova realizzata come sempre da Giovy.
Prima di lasciarvi, voglio  ricordarvi l'appuntamento di domani con Il mondo espanso dei romanzi gay - il blog del fine settimana, che ritorna con una mia intervista inedita al giovanissimo scrittore Giuseppe Previtali, autore del libro Storia e cultura dell'omosessualità.




Nelle puntate precedenti
Fabrizio viene ammesso all’università mentre Andrea accetta la proposta di Luca di fare un colloquio presso il negozio in cui lavora, riuscendo a ottenere il lavoro dopo aver parlato con Matteo, il responsabile del negozio.

Fabrizio riceve la visita inaspettata di Daniel, suo ex compagno di squadra, che gli propone di andare a seguire le lezioni assieme e che gli rivela che in estate ha aver avuto il primo rapporto sessuale con un ragazzo di cui ha perso le tracce e a cui non riesce a non pensare. Anche Fabrizio gli racconta tutta la sua verità le sue recenti preoccupazioni nate dal comportamento del suo fidanzato.

Durante il primo giorno di lezione incontra un ragazzo che si rivela essere il suo insegnate e quando anche Daniel entra in classe riconosce nel professore Manu, il ragazzo conosciuto quella sera d’estate, che lo tratta male. Alla fine della lezione Daniel rivela a Manuele di essere innamorato di lui e di non capire il suo atteggiamento. In realtà anche Manuele è innamorato di Daniel, ma essendo il suo insegnate non vuole cedere ai suoi sentimenti.

Tornato a casa Fabrizio, che da giorni non riesce a contattare Andrea, gli manda un sms al quale Andrea, il quale risponde con una telefonata e insieme fissano un appuntamento per la sera dopo a cena.

Il giorno dopo Daniel va in discoteca e decide di bere qualcosa al bar. Qui è raggiunto da Manu che ubriaco gli confessa di amarlo e lo convince ad andare a casa sua, dove si ameranno per tutta la notte. Il risveglio però non sarà dolce per Daniel il quale verrà cacciato a malo modo da Manuele che ripresosi dall’ubriacatura si rende conto di aver fatto una sciocchezza nel farsi prendere dai suoi sentimenti. Mortificato Daniel sale in macchina e inizia a guidare senza meta.

Fabrizio invece riesce finalmente ad incontrare il suo fidanzato, il quale gli racconta che lo ha tradito con Matteo, ma che adesso è pentito. Fabrizio, distrutto, gli dice di sparire dalla sua vita e scappa via. Dopo una notte in giro, all’alba decide di andare a vedere sorgere il sole sul tetto della vecchia palestra della scuola. Qui viene raggiunto da Daniel, ancora sconvolto dalle parole di Manuele e insieme guardano sorgere il sole. Dopo un po’ arriva Alberto che li invita ascendere per andare a fare colazione.



- Alberto tu come sapevi che ero qui.

- Me lo ha detto Andrea

- Capisco! Sai tutto, vero?

- Sì… Dai andiamo a fare colazione.

- Può venire pure Daniel?

- Ah tu sei Daniel, piacere

- Piacere mio

- Ha pure lui bisogno di un angelo oggi.

- Allora sarò felice di esserlo pure per te - e aprendo le sue braccia, come fossero due paia di ali, ci ha avvolto a se’ e mentre il sole ormai era completamente sorto, noi stavamo per affrontare un nuovo giorno.




Trentacinquesima Puntata





Fabrizio

Sono passati diversi mesi da quando Andrea mi ha confessato il suo tradimento, ma ancora non riesco a crederlo possibile e ogni giorno non faccio che pensare a lui e a come abbia potuto farmi una carognata così meschina. Non è un suo tipico comportamento questo. Lui è sempre stato molto premuroso nei miei confronti, mi amava (almeno credevo) e non avrebbe mai fatto nulla per farmi soffrire. Però qualcosa in lui deve essere cambiato. Di certo non è stato un bel periodo questo per lui. Prima l’incidente, poi la delusione di non accedere all’università e per non parlare dell’infanzia difficile con il padre. Diceva sempre che avendo visto suo padre tradire la madre e il malessere che ha vissuto lei, non avrebbe mai potuto tradire la persona che amava, eppure l’ha fatto. Mi ha tradito e adesso il mio nuovo mondo è caduto a pezzi e mi ritrovo costretto a darne vita ad un altro, anche se non voglio farlo. Mi piaceva il mio nuovo mondo con lui. Mi sentivo migliore con lui e adesso mi sento come un cane bastonato e abbandonato dal suo padrone. Vorrei tornare da lui, ma la paura che possa rifarlo di nuovo, mi spaventa. Non so se sarei in grado di superare un’altra pugnalata da parte sua. Adesso mi sto dedicando completamente agli studi, tra poco ci sarà l’esame di psicologia della salute. Essendo il mio primo esame, voglio superarlo con il massimo dei voti. Tutti mi dicono che se si inaugura il libretto con un bel voto, la vita universitaria sarà una passeggiata, sarà poi così vero? Intanto passo le mie giornate in biblioteca a studiare con Daniel. Anche lui non si è ancora ripreso da quella notte in cui Manuel gli ha detto quelle cose e, a differenza mia che ho la possibilità di non incontrare Andrea, lui invece è costretto a vederlo almeno due volte a settimana a lezione ed ogni volta che usciamo dall’aula, i suoi occhi si riempiono sempre più di tristezza. Fra l’altro questa settimana ha deciso di non andare a seguire le lezioni, vuole cercare di evitare questo strazio almeno per una settimana.

- Allora a che punto sei arrivato? – ho chiesto a Daniel

- Ho finito di sottolineare l’ultimo capito.

- Allora ti va di andare a prendere un caffè al distributore?

- Sì! Ne ho bisogno pure io. – e così abbiamo lasciato la nostra postazione in biblioteca per dirigerci verso il corridoio della facoltà.

- Allora… cappuccino, caffè lungo, mocaccino.. uhm… che prendo? Tu che vuoi Daniel?

- Un bellissimo (si fa per dire) caffè lungo.

- Caffè lungo pure io? Vediamo… No! Ho deciso, prendo un mocaccino.

- Evviva. La grazia è stata fatta

- Non mi prendere in giro, dai

- Ma non ti prendo in giro. Ormai ci ho fatto l’abitudine.

- Ma non è vero… se qualche volta sono un po’ titubante è perché non vorrei fare la scelta sbagliata… Daniel mi stai ascoltando? Daniel ehi, ma che hai?

- Manu è appena passato. Non mi ha degnato nemmeno di uno sguardo – e dicendolo ho visto che la sua tristezza era ritornata predominante sul suo viso.

- Tieni! Bevi il caffè e andiamo a fumare una bella sigaretta, ok?

- Mi manca

- Lo so



Dopo l’incontro, Daniel non s’è più ripreso. Tornati in biblioteca, vedevo che aveva la testa in aria. Aveva la penna in mano, il capo chino sui libri, ma i suoi pensieri erano altrove.

- Ti va di andare da Alberto?

- Cosa?

- Lo chiamo e ci invitiamo a pranzo. Ne sarà felice.

- Sei sicuro?

- Più che sicuro, ne sono certo.

- Allora sì, mi farebbe bene un pomeriggio lontano dai libri e da questo posto

- Allora, usciamo e andiamo a chiamarlo

- Ti ringrazio Fabrizio.

- E di che?

- Per cercare di tirarmi su, quando anche tu stai male e anche se non vuoi darlo a vedere, ti si legge in viso.

- Niente discorsi tristi. Dai, io intanto vado avanti. Raggiungimi – in meno di tre secondi sono uscito fuori. Non volevo che il mio amico vedesse il mio volto.



- Ciao Fabrizio, come va?



- Alberto guarda oggi è una di quelle giornate pesanti che non ti dico. Io e Daniel siamo stufi di studiare e vorremo svagarci un po’.



- Fate bene, ma perché non venite da me. Oggi c’è pure Luca a pranzo.



- Ti stavo chiamando per autoinvitarci. Meno male che lo hai fatto tu, almeno non passiamo per sfacciati.



- Ma quali sfacciati. Dai, spicciatevi. Vi aspetto.



- Giusto mezz’ora e siamo da te.



- A dopo allora.



- A dopo.



- Allora che ti ha detto Alberto? – mi ha chiesto Daniel una volta avermi raggiunto?



- Pensa che prima che glielo dicessi io, ci ha invitati lui.



- Alberto è davvero un ragazzo d’oro.



- Già

E così dopo poco più di mezz’ora, eravamo già a casa sua.

- Benvenuti. Luca fra poco sarà qui. Venite! – e ci siamo accomodati in salotto. – Allora, volete un po’ d’acqua?

- Ma dai ci pensiamo da soli

- Niente affatto. Oggi siete miei ospiti e quindi ci penso io a voi.

- Sei gentilissimo

- Daniel per così poco?

- Sì, perché non è così poco come dici tu

- Sei un caro ragazzo. Torno subito.

- Alberto sono io.

- Ciao amore, sai abbiamo ospiti a pranz… – e dicendolo è tornato verso noi – Andrea ci sei pure tu?

- Beh credo sia meglio che vada – ha detto Andrea che vedendomi è rimasto immobile come tutti noi altri

- No, aspetta! – Ho detto – Rimani, vado via io.



Continua…




Oggi su Il mondo espanso del cinema gay




Per la prima volta in italiano
East Side Story
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