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Un nuovo mondo - Trentaquattresima Puntata (Ultima Puntata)


Prologo
Finalmente ci siamo, oggi sapremo cosa succederà fra i due protagonisti Fabrizio e Andrea, però vi dico sin da ora che questo non è un addio, ma solo un "ci rivediamo a gennaio". Con l'anno nuovo, infatti, arriverà la nuova serie ancora più ricca e ancora più articolata, ma non vi voglio anticipare nulla  e vi lascio alla trentaquattresima e ultima puntata.
Francesco Sansone


Nelle puntate precedenti
Fabrizio viene ammesso all’università mentre Andrea accetta la proposta di Luca di fare un colloquio presso il negozio in cui lavora, riuscendo a ottenere il lavoro dopo aver parlato con Matteo, il responsabile del negozio.

Fabrizio riceve la visita inaspettata di Daniel, suo ex compagno di squadra, che gli propone di andare a seguire le lezioni assieme e che gli rivela che in estate ha aver avuto il primo rapporto sessuale con un ragazzo di cui ha perso le tracce e a cui non riesce a non pensare. Anche Fabrizio gli racconta tutta la sua verità le sue recenti preoccupazioni nate dal comportamento del suo fidanzato.

Durante il primo giorno di lezione, Fabrizio tenta di chiamare Andrea, ma non ci riesce. In aula incontra un ragazzo che si rivela essere il suo insegnate e quando anche Daniel ritorna in classe riconosce nel professore Manu, il ragazzo conosciuto quella sera d’estate che lo tratta male. Il ragazzo infastidito da alcune sua parole, alla fine della lezione gli rivela di essere innamorato di lui e di non capire il suo atteggiamento. In realtà anche Manuele è innamorato di Daniel, ma essendo il suo insegnate non vuole cedere ai suoi sentimenti.

Intanto Fabrizio ha ricevuto un sms da Andrea in cui gli comunica che neppure quel giorno si sarebbero visti e decide di chiamare Alberto per parlare. Questi lo invita a cena e alle 20:30 lo raggiunge. Dopo pochi minuti arriva pure Luca, ma questi a causa di una telefonata, è costretto ad uscire immediatamente, lasciando Fabrizio a sfogarsi con Alberto. Luca incontra Andrea che gli confessa di aver scopato con Matteo e ora è disperato perché sa che questo potrebbe porre fine alla sua storia con Fabrizio.

Tornato a casa Fabrizio manda un sms al suo fidanzato al quale Andrea risponde con una telefonata, suggeritagli da Luca e insieme fissano un appuntamento per la sera dopo a cena. La mattina dopo lo comunica a Daniel il quale gioisce per l’amico.

Daniel va in discoteca e decide di bere qualcosa al bar. Qui è raggiunto da Manu che ubriaco gli confessa di amarlo e lo convince ad andare a casa sua, dove si ameranno per tutta la notte. Il risveglio però non sarà dolce per Daniel il quale verrà cacciato a malo modo da Manuele che ripresosi dall’ubriacatura si rende conto di aver fatto una sciocchezza nel farsi prendere dai suoi sentimenti. Mortificato Daniel sale in macchina e inizia a guidare senza meta.

Finalmente è arrivato il momento in cui Fabrizio e Andrea si vedono e...

Un nuovo mondo

Locandina realizzata da Giovanni Trapani.Tutti i diritti riservati

Trentaquattresima Puntata


Fabrizio
- Finalmente ci siamo, il tempo delle scale è rivedrò Andrea. Mi è mancato in questi giorni, non ci sono abituato più a non vederlo per 4 giorni di seguito… Che strano, la sua faccia non è serena, c’è davvero allora qualcosa che non va. Noooo, non devo essere il solito pessimista - mi dicevo in mente - Ciao amore – gli ho detto sorridendo non appena l'ho visto uscendo dal portone di casa.

- Ciao, come stai?

- Bene, tu? Sei stanco?

- Non tanto.

- Meno male – e ci siamo messi in moto. Arrivati al fast food, abbiamo ordinato e iniziato a mangiare - ero un in pensiero per te. Mi dicevi sempre che eri stanco e io…

- E tu?

- E io mi sentivo in colpa?

- E perché?

- Perché se ti avessi aiutato di più per l’esame o ti avessi passato delle risposte, adesso non ti troveresti a lavorare e avresti continuato a studiare. Ė solo colpa mia

- Non dire così, non è vero

- No, invece è proprio così. Non riesco a scordare la tua faccia quando hai letto la lettera. Era spezzata dal dolore. Ancora adesso c’è quella espressione. Ti chiedo scusa se non ti sono stato vicino.

- Ti prego smettila?

- Cosa?

- Sì, non dire altro. Non è colpa tua. Sono io che sono uno stupido egoista, me la sono presa con te quando l’unico ad avere colpa di tutto sono io. Ho rovinato tutto… sono un coglione.

- Ma che succede perché parli così?

- Perché è la verità. Ho rovinato tutto.

- Cosa hai rovinato? Non capisco, spiegati

- Fabrizio sono andato a letto con un altro!

- … - Ero rimasto in silenzio, immobile, spiazzato. Mi bruciava il petto, mi faceva male, non riuscivo a respirare. Non riuscivo a sentire più i rumori della strada. Sentivo solo il battito del mio cuore rallentare a causa di quelle parole avevano causato.

- Ti prego dirmi qualcosa. Fabrizio parla

- Scusa ma devo andare

- Aspetta ti prego

- No, ti prego io, sparisci – e non aggiungendo altro, me ne sono andato.

Per strada mi guardavo attorno, ma continuavo a non sentire nessun suono. Era mezzanotte ed essendo un giovedì le strade erano parzialmente piene. Non sapevo dove andare né cosa fare. Sapevo solo che avevo il cuore spezzato. Ad un tratto mi sono sentito afferrare il braccio

- Fabrizio, ti prego, farmi spiegare.

- Non c’è bisogno che spieghi nulla. Se sei finito a letto con un altro è perché fra noi qualcosa s’è spezzato. Ma non è solo colpa tua. Sono stato io a non capire il disagio che provavi. Dovevo starti accanto e invece ho preferito lasciarti spazio.

- Ma tu non hai sbagliato nulla.

- Non è vero, si sbaglia in due, sempre! Ora lasciami

- Ti prego, aspetta

- Non posso permettermi di continuare a sbagliare ancora. Ti prego non farlo pure tu. Lasciami andare – e ho sentito lasciarmi il braccio

- Fabri’ ti prego. – Quel “ti prego” è stata l’ultima cosa che ho sentito.

Sono arrivato a casa e sono andato in garage. Ho preso la moto. L’accendo e corro via. No so dove andare, ma corro perché voglio dimenticare, corro perché voglio che tutto diventi un brutto incubo. Il sole sta sorgendo e questo mi spinge a trovare una metà. Rimetto in moto e vado dritto verso la vecchia palestra.

Arrivato mi intrufolo dal retro, dove c’è una parte del recinto manomessa che permette l’accesso al cortile. Cammino tranquillamente, tanto so che non corro rischi a quell’ora. Sono appena le 5:30 e il guardiano di solito arriva alle 6:30. Salgo sul tetto della palestra e mi siedo. Io e i miei compagni di squadra lo facevamo sempre come rito scaramantico quando dovevamo affrontare una partita che ci preoccupava molto. Sono rimasto seduto fino a quando la stanchezza non ha avuto la meglio su di me e mi ha fatto cadere nel sonno.

- Fabrizio! Fabrizio svegliati.

- Chi è?

- Sono Daniel

- Daniel? E tu che ci fai qua?

- Potrei farti la stessa domanda.

- Ho avuto una brutta notte.

- Io invece un brutto risveglio.

- Bene. Quando si dice il mattino ha l’oro in bocca

- Già.

- Posso sedermi?

- Certo.

- Non pensavo ti avrei trovato qui

- Andrea mi ha tradito!

- Co – cosa?

- Mi ha tradito e io ho perso tutto il mio nuovo mondo

- Che vuoi dire?

- Con lui avevo dato vita ad una nuova vita, un nuovo mondo fatto di amore e complicità e adesso non mi rimane nulla.

- … Manu ieri sera mi ha detto che mi ama, abbiamo fatto l’amore e stamattina mi ha cacciato di casa dicendomi che sono un ragazzetto presuntuoso che crede di sapere tutto e mi ha invitato a dimenticare tutto perché è stato un errore.

- Capito… Almeno lo ha ammesso, no?

- Già. Sigaretta?

- Sì, grazie

- Ragazzi che ci fatte qui?

- Chi è?

- Alberto?

- E chi è?

- Il mio angelo

- Lo vorrei uno pure io

- Dai venite giù. – e non appena ce lo ha detto, lo abbiamo fatto.

- Alberto tu come sapevi che ero qui.

- Me lo ha detto Andrea

- Capisco – ho risposto chinando la testa verso il basso - Sai tutto, vero?

- Sì… Dai andiamo a fare colazione.

- Può venire pure Daniel?

- Ah tu sei Daniel? Piacere

- Piacere mio

- Ha pure lui bisogno di un angelo oggi.

- Allora sarò felice di esserlo pure per te - e aprendo le sue braccia, come fossero due paia di ali, ci ha avvolto a se’ e mentre il sole ormai era completamente sorto, noi stavamo per affrontare il primo giorno in un nuovo mondo a me sconosciuto e che mi faceva paura.

Continua a gennaio …

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Per problemi tecnici l'appuntamento di oggi è saltato. Chiedo scusa per l'inconveniente, ma già da mezzanotte, Il mio mondo espanso  tornerà operativo da mezzanotte.

 
Un grazie a Claudio e al suo


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Numero Zero30 - Tappabuchi 4

 Se anche tu voi confrontarti con gli altri, scrivi la tua storia a raccontidivitagay@hotmail.it.




Prologo
Finisce qui la penultima settimana prima della sosta per le vacanze natalizie, ma prima di lasciarvi a questo Numero Zero - Tappabuchi dedicato ancora a delle frasi non proprio friendly verso i gay dette dai VIP, vi voglio comunicare che settimana prossima ci sarà una "programmazione" diversa del solito. Infatti ci saranno alcuni "pillot" per testare alcune rubriche che potranno essere inserite ne Il mio mondo espanso da gennaio, bene non mi resta che salutarvi e invitarvi a seguire nel week end il mondo espenso dei romanzi gay.

Numero Zero30 - Tappabuchi


Povera Europa, i culattoni
 sono in maggioranza
 Roberto Cardelori




L'omosessualità è una devianza della personalità. Essere gay è un comportamento molto diverso dalla norma iscritta in un codice morfologico, genetico, endocrinologico e caratterologico
Paola Binetti



Sui gay bisognerebbe usare il napalm
Pier Gianni Prosperini


Noi abbiamo sudato lacrime e sangue per fare la riforma agraria e dare la terra ai contadini. Invece, oggi, vogliono dare il contadino al contadino.
Giulio Andreotti


L'omosessualità è senza etica così si arriva anche ad incesto e pedofilia
Cardinale Angelo Bagnasco


Ora su suggeirmento di AnonimoStanco, secondo voi quale fra le frasi pubblicate in questo Numero Zero e quello precedente merita il primo posto della classicafica "alla faccia della pace e dell' amore". Stilate nei commenti, se vi va,  la vostra personale classifica.
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"Andare via" Racconto breve di Toby

Anteprima
Questo giovedì mi riposo e lascio lo spazio, che solitamente è dedicato ai racconti brevi, a Toby, un lettore del blog, che mi ha inviato un suo racconto e che sono lieto di pubblicare.
Non mi resta che augurarvi buona lettura

Francesco Sansone


P.S. chiunque voglia inviare il suo racconto di vita... gay o anche un tuo racconto puoi farlo come sempre su raccontidivitagay@hotmail.it


Altri Mondi:
 "Andare via" di Toby

Era irritata e durante tutto il viaggio di ritorno dal corso si era rifiutata di parlare. Ma ora, giunti a casa, doveva dirglielo.
Appoggiò bruscamente la borsa sulla tastiera chiusa del pianoforte con il proposito di generare un rimbombo della cassa armonica. Sapeva che così lo avrebbe provocato.

-Se non ti apri, non conoscerai nessuno e ti isoli! È da tanto che cercavi qualcuno che giocasse a tennis. O no?

Sbottò Simona infuriata.

-Cosa vuoi? Lo sai no che in fondo l’ha fatto senza esserne stato tanto convinto. - Rispose impulsivo Federico, aggiungendo a mo’ di sfida – Lo ha fatto tanto per fare un piacere a te e a Elisabeth che insistevate tanto. Lo avete spinto voi!

-No. Non credo proprio.

Lo rimproverò, guardandolo fissa negli occhi.
Alle sue manifestazioni improvvise di collera e risentimento atavico Federico si era ormai abituato e rassegnato da tempo. Simona, infatti, non aveva ancora digerito tutta la faccenda dell’ultimo anno. In fondo ogni presupposto era buono per rinfacciargli di aver accettato in punto e bianco, senza averla consultata preventivamente, l’inaspettato trasferimento di sede.

-Non hanno interesse a degli stranieri come noi!

Riprese Federico tentando una giustificazione.

-Ancora questa storia? Basta! Lo sai pure tu che sono loro stessi che si considerano stranieri qui da quando si sono trasferiti. - Aggiunse scandendo la voce - e hanno più difficoltà loro di integrarsi qui nel loro stesso paese. Non hai un briciolo di sensibilità! Sei un egocentrico. Ti manca l’affinità. Sei un egoista senza pudore. Pensi solo a te!

Simona ci teneva ad intraprendere un’amicizia con la coppietta – a sua definizione “con alto potenziale di compatibilità” - appena conosciuta. Cercava a tutti i costi di creare una nuova rete di conoscenze e amicizie ma non era facile. Per i rapporti sociali, infatti, il nuovo paese si rivelò una vera e propria catastrofe. “O sei iscritto in una qualche associazione o corso di svago o non conosci nessuno!” considerò una volta quando ormai l’entusiasmo iniziale per la nuova carriera e la nuova cultura si indeboliva al ritmo della routine quotidiana.

-No, basta. Federico, sei tu che non vuoi amici. Non avrai mai un amico, un confidente! Sei strano. Un maleducato, ecco quello che sei!

Dopo una breve pausa per riprendersi, continuò con un’intonazione alterata:

-Hai rifiutato il suo invito con quel modo snob tanto stupido. Philipp ci è rimasto proprio male. Ormai è stufo dei tuoi modi dell’ultimo periodo. Ma che risposta del cavolo è stata? Non pensavo che saresti arrivato a tanto. Hai visto la smorfia che ha fatto Elisabeth? Che figuraccia!

Era stato imbarazzante il tono sfrontato di Federico quando aveva rifiutato quell’invito tanto spontaneo di Philipp. Ma Federico si sentiva fiero della risposta data, perché così è riuscito a inviare un inconfutabile segnale di ripudio della sua simpatia. Lo ha fatto in tutta consapevolezza, senza sconforto o pentimento apparenti. Ed era soddisfatto, ora, soprattutto di essersi finalmente liberato di lui.
Alla prima lezione del corso di ballo, Federico non lo notò nemmeno. Philipp gli dava l’aria di una persona ingenua, non molto matura e piuttosto superficiale, soprattutto quando, durante le pause, parlava del suo lavoro e della sua passione sportiva esotica, la pallamano.
Nell’arco di quel semestre di corso, con la complicità delle mogli, Federico e Philipp si conobbero di più e la semplice conoscenza si prospettava a diventare un’amicizia. Le mogli andarono sempre più d’accordo scambiandosi confidenze e incontrandosi anche di giorno.
Era buffo sì all’inizio del corso osservare Philipp, impacciato, che storpiava i passi. Era divertente vederlo come cercava di correggere la postura o l’andatura, convinto di apportare migliorie. Scrutarlo così era spassoso e gli somministrava quell’effetto sedativo e dilettevole che procura la contemplazione delle onde del mare a chi, in piedi sul bagnasciuga, si lascia abbagliare dal riverbero della luce intensa e riscaldare dal caldo vigoroso del sole sulla pelle; pensieri, timori, ricordi si disfano. La mente cade in uno stato onirico che rischia però un brusco risveglio nell’istante in cui, disattento, si ritrova con i piedi bagnati da una fredda onda inaspettatamente più grande.
Quel corpo in movimento, robusto e imponente, avvolto nelle braccia della silhouette minuta di Elisabeth, con il passare delle settimane turbava Federico, lo distraeva e gli impediva ogni prudenza, ogni ponderazione e raccoglimento interiore per ristabilire la sobrietà e il controllo dei suoi sensi.
Le risate divertite iniziali infatti di Federico si tramutarono in muti sorrisi, in contemplazioni nostalgiche per poi assumere le vesti di pianti di sconforto e terminare in urla di disperazione.
Nonostante l’ostinata cocciutaggine di negare e minimizzare tutta la situazione, Federico dovette sì riconoscere a se stesso che Philipp esercitava un fascino indefinibile su lui e che, quando gli parlava con quel buffo accento da tedesco orientale, inspiegabilmente pendeva dalle sue labbra, senza riuscire a interagire perché non ascoltava quello che diceva ma semplicemente lo osservava. Osservava intensamente, sordo ad ogni suono, le mandibole squadrate, gli occhi profondi ornati da sopracciglia bionde e sottili e, quando si rosicchiava l’unghia, gli osservava - con fare noncurante - le mani possenti.
Si rese conto di quanto fosse diventato importante e indispensabile per lui e il suo benessere interiore quando, per un paio di lezioni in quel semestre, capitò di non vedersi.
Doveva pensare a lui ogni giorno, ossessivamente in ufficio, in mensa, in macchina, a casa, al letto.
Sentiva che stava perdendo l’autocontrollo e non poteva permetterselo. Nemmeno questa volta voleva accettare e ammettere a se stesso cosa gli stava succedendo. Sapeva solo che era arrivato il momento di porre fine a questo tormento interiore quanto prima.
Al termine del corso quella serata, Federico colse la palla al balzo.
Al pronunciare risoluto il fatidico rifiuto “Mi sa che una partita a tennis con un principiante non è per me. E voglio essere chiaro Philipp: sei noioso e non avrò tempo libero per te!” le mogli scossero la testa, stupite, oltraggiate e disgustate. Si lanciavano fugaci sguardi imbarazzanti cercando comunque di simulare un sorriso abbonente di convenienza. Ma l’atteggiamento fiero di Federico e il suo tono palesemente sprezzante soffocarono un qualsiasi spiraglio di riscatto o rimedio. Philipp rimase interdetto, a bocca aperta, per un istante. Seguì istintivamente un suo movimento della testa quasi impercettibile di diniego.
Dominò un silenzio solenne nella loro cerchia che concorreva con il chiasso delle altre persone nella sala da ballo che si salutavano, si vestivano o si scambiavano quattro chiacchiere. Furono interrotti dall’arrivo di un’altra coppietta che si fermò da loro per il saluto. Le donne intrapresero a commentare insieme la lezione appena terminata. Simona ed Elisabeth intervenivano senza vigore. Gli uomini si scambiarono una stretta di mano accompagnata da una battuta spiritosa del terzo, obbligando – per pura solidarietà formale - Philipp e Federico a sforzare le labbra per mimare un sorriso.
Il cuore di Federico batteva forte, l’animo era turbato ma si costringeva in quel momento a reprimere ogni cenno di inquietudine o nervosismo. Dopo il saluto, Federico abbassò gli occhi. Si sistemò la giacca e sollevando artificiosamente la manica scoprì l’orologio sul polso, segnalando con un’espressione di impazienza a Simona e agli altri due che era giunta l’ora. L’ora di andare via.
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L'angolo di P - La prima volta non si scorda mai

Prologo

Cari amici,

siamo finalmente arrivati alla conclusione di questa trilogia legate soprattutto alla figura della prima volta, intesa in questa accezione come primo bacio, o il primo caffè con panna(non ne sono seguiti altri attualmente e per fortuna direi) e quindi non posso che ultimare la mia narrazione e il mio “sputtanamento” con la prima volta intesa come tutti la conosciamo. Non ho pagine di diario per questa nuova esperienza quindi in questo caso mi affido volentieri(ma anche no) ai miei ricordi ancora nitidi comunque(anche perché sono passati solo otto mesi) e ve la racconto in anteprima. Come per le precedenti “puntate” il co-protagonista di questo esordio carnale è sempre Fede, è a lui che devo il mio stato di sbrinamento dell’attività sessuale, a lui devo la mia percezione carnale, e gli devo anche un bel pugno sullo stomaco perché i mesi che seguirono sono stati un po’ frustranti. Ma adesso vi lascio a questo nuovo e ultimo capitolo di questa storia….reale e carnale!!
Gianni


La rubrica a cura di Gianni

Locandina realizzata da Giovanni Trapani.
Tutti i diritti riservati


   Con Fede le cose andavano molto bene nella settimana successiva a quel passionale incontro dove ho conosciuto il lato carnale di me, l’animale che per anni si è dovuto nascondere perché aveva troppa paura per farsi notare di giocare in quel gioco pericoloso che è il relazionarsi con la vita e le persone. Ci sentivamo spesso via cellulare, per il suo lavoro ci si vedeva poco nella prima settimana ma era presente nei miei pensieri, e io a quanto pare lo ero nei suoi. Il sabato successivo all’incontro del caffè con panna io avevo organizzato una cena con i miei amici più cari a casa di una mia zia, che non si trovava la. Chiesi in maniera del tutto naturale a Fede se volesse aggregarsi, almeno dopo cena per passare un po’ di tempo insieme. Dovevo ritagliarmi un po’ di tempo anche per lui, la mia smania di conoscerlo sempre più si faceva presente in me e il fatto che non ci fossimo visti tutta la settimana mi metteva in agitazione perché credo sia normale avere i primi tempi una grande curiosità di conoscere la persona che è entrata a far parte dei tuoi pensieri; e oltre alla curiosità si aggiungeva il forte desiderio di poter passare del tempo con questa persona. Lui mi disse in quella circostanza che era impegnato ma che se si fosse liberato in tempo sarebbe passato a farmi un saluto. Quella sera i miei amici conobbero Fede, di cui a dir la verità non ebbero una buona impressione(ne tanto meno lui posso dire si era posto nel migliore dei modi!). Io ero felice però di quella circostanza, anche se sono sempre stato un tipo che pensava che prima avrebbe dovuto conoscere da solo la persona conquistata e poi magari piano piano renderlo partecipe della mia vita amicale. In quell’occasione visto il mio desiderio di vederlo, ruppi il compromesso con me stesso e le mie convinzioni e decisi di dare a Fede la possibilità di conoscere preventivamente anche una delle parti più importanti della mia vita. Dopo che se ne andò non vi sto a dire i commenti, sembravamo tante comari seduti tutti intorno alla tavola rotonda a discutere del chi fosse, del come si comporta, del cosa pensa e di altri dettagli. In quest’altro frangente mi chiamò per darmi la buonanotte e inaspettatamente per chiedermi se ci si voleva vedere la sera successiva per prenderci un caffè magari nella stessa location di quel sabato. Un chiaro invito a voler approfondire la conoscenza sessuale? In quel momento accettai senza pormi troppi quesiti, o meglio senza volermeli porre. Cosi arriviamo alla domenica del 14 marzo, precisamente alla sera di quella fredda domenica. Scesi da casa appena Fede mi disse che era arrivato sotto il mio portone; ero più che vestito ero imbottito perché in quel periodo il la temperatura esterna era prepotentemente fredda(per come siamo abituati noi palermitani)... il tempo di salire in macchina io già iniziavo a pentirmi di aver messo tutti questi strati di sopra per quanto la mia temperatura corporea fosse vertiginosamente salita. Sapevo che quella sera non ci saremmo fermati al solo caffè, sapevo che non avremmo solamente giocato stuzzicandoci carnalmente, sapevo che l’aver detto ai miei amici che non avrei fatto niente iniziavano ad essere solo parole di echi lontani. E la paura si impadronì nuovamente di me. Paura di farmi male, di non essere adeguatamente e naturalmente bravo, di non essere all’altezza. Cercai di non pensare a ciò che potesse succedere e decisi di parlare, facendo scorrere le mie parole senza nemmeno pensare a cosa potesse uscirmi dalla bocca e a come potesse uscire e nello stesso momento pensavo ad un argomento che avrebbe dovuto seguire quello successivo. In quell’istante mi sono sentito del tutto costruito, sembravo un robot a cui avevano dato delle istruzioni da eseguire ma senza metterci l’essenza fondamentale per una buona comunicazione: l’anima. Arrivammo quindi sotto casa di mia zia; in quella occasione dissi sia a mia zia che a mia madre se potevo andare li con i miei amici per vederci un film dato che mia zia risiedeva a casa mia. Realizzai che era la prima volta che avevo orchestrato una scena teatrale del genere, ma non avrei potuto fare altrimenti per vedere il ragazzo che mi affascinava tanto. Appena scesi dalla macchina l’ondata di freddo che mi investi ebbe lo stesso effetto di un macigno tiratomi di sopra: fermò le mie azioni, fermò i miei pensieri e anche le mie parole; il mio corpo e la mia mente entrarono per un attimo in stand by e isolarono il resto del mondo dalla mia coscienza; quella lucidità che isolava il mio inconscio dal resto del mondo mi diede il tempo di razionalizzare ciò che stavo facendo e che avrei potuto fare. Mi sarei veramente spinto fino a perdere la mia verginità cosi, con una persona che conoscevo appena? Non ebbi il tempo di rispondermi; una mano sulla spalla mi desto da quel torpore, Fede mi riportò alla realtà. Quando salimmo le scale e mi accinsi ad aprire la porta cercavo di fare il minimo rumore, il palazzo in cui vi è la casa di mia zia è abitato da parenti quindi cercavo di essere il più discreto possibile per non far incuriosire nessuno. Entrati in quel tiepido luogo mi sono subito diretto verso la macchina del gas nel’ampio soggiorno – cucina e iniziai a preparare il caffè. Fede nel frattempo parlava della casa, dei mobili che l’arredavano, di politica, del suo interesse per l’arte e l’arredamento antico; io ascoltavo e riempivo la base della moka con dell’acqua, riempivo il filtro con il caffè, avvitavo la moka e infine la mettevo sul fuoco. Giratomi per vedere dove fosse finito me lo ritrovai davanti ai miei occhi che fulmineo mi avvinghiava tra le sue braccio a cercava le mie labbra che al tocco con le sue esplosero di calore. Restammo vicino la macchina a gas che lavorava per far si che il caffè salisse, abbracciati l’uno all’altro e a scambiarci teneri baci. Al naso sovvenne un forte aroma di caffè e sentivo in lontananza un ribollire di liquido; l’aroma del caffè mi aveva svegliato da quel dolce perdermi tra le braccia di Fede, la bevanda rigeneratrice era pronta.

Bevuto il caffè sul divano, l’uno accanto all’altro ma girati in modo che i nostri sguardi si incrociassero, continuammo a parlare fumando una sigaretta(si dice che la sigaretta dopo il caffè è la morte sua… appoggiavamo quella corrente di pensiero). La sigaretta segnava quel confine invisibile, quel lasso di tempo in cui sia io che lui rimanevamo a debita distanza letteralmente fisica e non comunicativa; i miei occhi e i suoi si scrutavano, lui sapeva che mosse fare, io diversamente dovevo studiare lui. Il tempo di finire la nostra fumata rituale e mi ritrovai senza neanche rendermene conto con la testa sul petto di Fede, mentre lui mi accarezzava la testa e la schiena io mi sentivo cosi protetto e appassionato. Alzai il viso verso l’alto per incontrare il suo sguardo, ma non era tanto quello a cui volevo avvicinarmi. Semi disteso per come era lui dovette inclinare verso il basso il suo viso e nuovamente le nostre labbra si salutarono. Piccoli baci, pochi secondi e poi….fuoco puro! Animali in un divano che bramano il potere, lui che mi spingeva a distendermi e io che mi giravo portando lui a stare sotto di me, e intanto il mio cervello ricominciava a pulsare di dubbi e domande, e i nostri membri invece pulsavano di vita e energia pronti ad uscire. Le sue mani forti e decise che cercavano di toccare la mia pelle sotto i vestiti, il mio sedere il mio membro. Le mie mani tremanti che facevano lo stesso sul suo corpo. Stavo perdendo nuovamente il controllo di me, nuovamente dal buio della mia coscienza l’animale carnale che c’era in me iniziava ad avanzare e ringhiare. Sotto il mio peso Fede mi guardava estasiato, era in mio potere, conducevo io il gioco o forse stupidamente pensavo questo, o forse astutamente lui mi fece pensare ciò. Mentre ci baciavamo con ardore gli sbottonai i pantaloni e nel frattempo da sotto ma non sottomesso lui facevo lo stesso con me. Riprovai l’ ebbrezza fisica e mentale del primo incontro, ma stavolta i nostri movimenti erano più liberi. Baci, abbracci, parole dolci e forti, sussurrate come se fossero segreti da non dover svelare, e… appassionati giochi di sesso che suggerivano fossero solo l’inizio. Ci ritrovammo spogliati avvinghiati l’uno all’altro in piena libertà. Era il momento, oramai ero fuori controllo, volevo senza ombra di dubbio interrompere quella verginità per troppo tempo caratteristica fondamentale della mia vita. Non mi chiedevo più come sarà, come sarò, e se ne sarò all’altezza; la mia domanda era semplicemente quando avverrà. La domanda ebbe una risposta immediata perché in quel momento Fede mi spinse sempre con dolcezza me fermamente ad adagiarmi sul divano mentre stimolava il mio lato B e mentre mi baciava senza dosare la passione ma lasciandola libera di sfogarsi. Io con la stessa passione ricambiavo i suoi baci e le mie mani oramai avevano conosciuto ogni parte del suo corpo e continuavano a scorrere su di lui, non sazie di quella conoscenza. Il silenzio calò su di noi; mi diede un ultimo bacio e staccò le sue labbra dalle mie. Alzò la schiena senza staccare i suoi occhi dai miei, che lo guardavano bramoso di sentirlo in tutta la sua virilità. alzai le mie gambe per dargli il modo di poter entrare in quei luoghi che probabilmente lui conosceva bene ma che io avevo cosi tanta voglia di conoscere. Lentamente ma con determinazione entrò in me. Lentamente ma con fermezza spinse e si avvicinò nuovamente al mio viso. Lentamente ma con sonorità sentii i nostri respiri crescere di intensità. E non proprio lentamente io persi la connessione già flebile con il mondo. Solo una piccola voce dentro di me ancora trovava la forza per appellarsi alla mia coscienza. Mi domandava perché bruciare questo momento, perché non ho voluto aspettare. Dentro me questo fastidio disturbava la mia estasi. E mentre Fede passionale mi incitava a venire e incitava se stesso all’estasi del sesso, io mi trovavo in un limbo di piacevole perdita dei sensi e di degradanti domande reali. Il suo processo culminò in un gemito sottile ma senza sosta il calore che sprigionò quasi mi ustiono la pancia e il petto. Il mio apice in quell’occasione non lo raggiunsi. Mi rimase solo una continua linea di eccitazione mista alla felicità di aver scoperto il mistico piacere carnale, anche se non pienamente gustato. Tornati alla realtà, la flebile voce dentro me si riappropriò del suo territorio. E dopo esserci puliti dei segni della carnalità, siamo stati a parlare io e Fede abbracciati sul divano di mille cose diverse. Ma dentro me mi chiedevo come mai ciò che pensavo dovesse succedere la prima volta non successe. Come mai mancava quella magia che avvolge i sensi e amplifica le sensazioni! Come mai la mia prima volta al di là del fuoco della passione mi lasciava cosi… interdetto.

Due settimane dopo sono riuscito a dare una risposta a tutte quelle domande: con Fede le cose dopo quell’incontro non sono andate poi cosi bene; mancavano le sue telefonate e si faceva sentire veramente poco; se gli chiedevo di uscire diceva di essere impegnato o stanco, ritagliandosi un po’ di tempo il sabato successivo in cui ci ritrovammo quella volta a casa mia a fare nuovamente sesso; alcune cose che lui mi disse all’inizio della nostra conoscenza non risultarono essere vere; e io iniziai a capire che forse per lui ero solo una persona gradevole con cui scopare di tanto in tanto. Fu cosi che dopo un lungo messaggio di rancore e rabbia gli chiesi di andarsene a fanculo. Ho sofferto un bel po’ per questo addio cosi radicale, ma era l’unico modo per evitare di bruciarmi ancora. Imparai a conoscere Fede è vero ma nella sua vera essenza; quella di una persona squallida che ti inebria di parole dolci e promesse vane con fare suadente per arrivare ad ottenere ciò che vuole senza mettersi in gioco mai. Ma visto che le cose si fanno in due non posso che rimproverare anche me stesso per la mia imprudenza e superficialità, e forse anche per la smania di bruciare un cammino che è sempre fondamentale per la conoscenza perché impaziente di riprendermi le esperienze che nella mia adolescenza non ho fatto. Ad oggi comunque Fede continua ad essere l’infame numero uno. Non ha risposto al mio ultimo messaggio che gridava anche un chiarimento e ha taciuto per cinque mesi. Solo alla fine di questa estate si è fatto risentire, come se nulla fosse, dicendomi dopo un mio plausibile attacco, che non aveva avuto il coraggio di affrontarmi per quello che mi aveva fatto… si commenta da se credo! Se devo prendermi il buono da tutto ciò posso dire di aver comunque sconfitto molti dei disagi che aleggiavano nel mio animo e ho imparato ad essere anche più prudente…

E cosi si conclude la mia rassegna delle prime volte e la mia epopea con Fede che è risultato il primo stronzo in campo sentimentale incontrato all’età di 29 anni ma che ha sancito l’adolescenza delle mie emozioni. La prima volta, magico momento di condivisione carnale… che si rivela per me solo in normale sesso se non si riesce a trovare la chiave di volta che fa sprigionare energia dagli animi che la condividono: la magia della comunione di anime affini!

Fortunatamente la prima volta si ripete nel tempo e per ogni storia quindi la speranza di avere una prima volta davvero “magica” non mi abbandona... e spero tanto di poter dire un giorno:

“… Il naufragar mi è dolce in questo mare…”

Alla prossima

Gianni

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Un nuovo mondo - Trentatreesima Puntata (Penultima puntata)

Nelle puntate precedenti

Fabrizio e Andrea hanno sostenuto il test d’ammissione all’università, ma solo Fabrizio ce la fa, mentre Andrea accetta la proposta di Luca di fare un colloquio presso il negozio in cui lavora. Fabrizio avverte che in Andrea qualcosa non va e Luca va da Andrea per fargli notare il suo atteggiamento sbagliato nei confronti del fidanzato. Arrivati al negozio Matteo, il responsabile del negozio, assume subito Andrea che così inizia a lavorare dovendo restare anche dopo la chiusura per pulire il negozio e inizia ad evitare Fabrizio

Andrea chiama Luca e di dice che ha bisogno di parlargli. Quando lo raggiunge che gli confessa di aver scopato con Matteo e ora è disperato perché sa che questo potrebbe porre fine alla sua storia con Fabrizio.

Tornato a casa Fabrizio manda un sms al suo fidanzato al quale Andrea risponde con una telefonata, suggeritagli da Luca, e insieme fissano un appuntamento per la sera dopo a cena. La mattina dopo lo comunica a Daniel il quale gioisce per l’amico.

Il giorno dopo, prima di incontrare Daniel, Fabrizio telefona ad Alberto per comunicargli la notizia, ma fa il ragazzo è così felice da non rendersi conto che il tono di voce del suo amico è turbato. Infatti prima di quella telefonata, Andrea era a casa sua e insieme hanno fatto colazione.

- Andrea e tu che ci fai qua?

- Non mi sentivo di restare solo in casa

- Comunque se non ti sentivi bene, hai fatto la cosa giusta

Finita di mangiare Luca esce con Andrea e arrivati al negozio, Luca affronta Matteo

- Tu toccalo ancora, fargli dei soprusi o qualsiasi altra cosa che io ti gonfio e poi ti rovino


Un nuovo mondo
Locandina realizzata da Giovanni Trapani.Tutti i diritti riservati

Trentatreesima Puntata


Andrea

Non so cosa mi sia preso in quest’ultimo periodo, però riconosco di essere stato più stronzo del solito. Quando ho letto quella busta in cui mi veniva comunicato, mi è caduto il mondo addosso. Ho pensato subito a mia madre e ai sacrifici fatti fino a quel giorno per farmi studiare. Avevo vanificato ogni suo sforzo non essendo riuscito superare il test. Non ero invidioso di Fabrizio, anzi come sempre ero orgoglio di lui e della sua tenacia nel fare le cose. Se lui ce l’ha fatta e io no, è perché sicuramente lui si era impegnato il doppio di quello che avevo fatto io, ma l’idea di non poter passare le giornata assieme all’università, mi uccideva. Sarebbe stata la priva volta che non avremmo condiviso la quotidianità dopo più di 5 anni. Quindi c’erano in me una serie di emozioni che entravano in contrasto con me. Quando la sera in cui parlammo con Alberto e Luca, Fabrizio ha detto che gli sarebbe piaciuto che io mi iscriversi ad un corso ad numero aperto per poi cercare di fare il passaggio l’anno successivo, mi sono molto indispettito. Avevo preso le sue parole, benché non era quello l’intento, come un’umiliazione. Arrivarono alla mia mente come “Povero fallito, accontentati di fare un corso per dementi e poi se migliori farai i l salto di qualità” ed è stato per questo che gli ho risposto male.

- Se vuoi nel mio reparto cerchiamo un commesso, se per te va bene posso parlare io con il responsabile e già da lunedì potresti iniziare.

- Dici sul serio?

- Certo. Tu domani verso le dieci vieni a trovarmi al negozio, porta un curriculum e andiamo a parlargli.

- Mi sembra una buona idea, Luca. Avete visto ragazzi che tutto si risolve? Certo non è quello che avresti voluto fare, però potresti metterti i soldi da parte e così avresti un’indipendenza tutta tua – ha detto Alberto.

- Io speravo che Andrea si iscrivesse in un corso a numero aperto, sostenere degli esami e poi l’anno prossimo risostenere il test e una volta entrato farsi convalidare le materie.

- Non ho intenzione di studiare inutilmente materie che non mi interessano. Preferisco fare come ha detto Luca, e poi un po’ di soldi in più mi servirebbero.

- Ok, fai quello che meglio credi, lo sia che ti appoggio sempre.

- Lo so. Comunque ti spiace se domani vado da solo da Luca? Dovresti aspettare fuori e con questo caldo è meglio evitare.

- Ma veramente può entrare pure lui. Certo magari non durante la chiacchierata con il responsabile, ma può dare un’occhiata in giro nel negozio intanto.

- No è meglio così, non lo pensi pure tu Fabrizio?

- Sì, sì. E poi domani devo andare a fare delle commissioni per l’università. Quindi non potrei.

- Infatti . Lui ormai deve pensare all’università. Dai ordiniamo?



Quando poi eravamo sotto casa sua ero ancora molto nervoso, perché quelle parole continuavano a risuonarmi nella mente e così, lo salutai velocemente. La mattina dopo è venuto Luca a trovarmi a casa e a farmi notare quello che già sapevo. Avevo sbagliato e tanto con Fabrizio e anche se gli avevo mandato un sms, sapevo da me che questa volta un semplice messaggio telefonico non sarebbe servito ed ero intenzionato a chiarire tutto in giornata però una volta arrivato in negozio, l’assunzione immediata e quella inspiegata attrazione verso Matteo, hanno cambiato tutto.

Durante la giornata lavorativa, tutto era andato per il verso giusto e Matteo era stato gentile con me e in più era pronto a chiarirmi ogni dubbio. In oltre ogni volta che mi stava affianco non capivo cosa mi succedesse, una strana sensazione invadeva il mio corpo. Era eccitazione? Era attrazione? Non lo so. Però quando la sera abbiamo finito di pulire e stavamo andando a casa tutto questo ha preso il sopravvento.

- Allora come è andata questa prima giornata di lavoro?

- A posto Luca. Ti ringrazio molto per avermi dato questa possibilità

- Figurati, era il minimo, lì importante è che non ti scoraggi

- Sì!”

- Sai anch’io come te non riuscii ad accedere al corso di laurea che volevo e così dovetti trovarmi un lavoro, ma non fu così facile per me. Quindi laddove posso aiutare un amico ad evitarsi quella frustrazione che ho provai io, perché non aiutarlo?

- Sei sempre gentile con me.

- Te lo meriti, però ora promettimi che corri subito da Fabrizio e fate pace, ok?

- Contaci. Voglio fargli una sorpresa. A pranzo nel messaggino gli ho scritto che non sarei andato a trovarlo stasera. Non vedo l’ora di vedere la sua reazione sorpresa.

- E bravo! Comunque adesso vado, Alberto mi sta aspettando. Sai oggi ha la serata libera

- Ah, allora ci darete dentro?

- Magari! Ormai siamo vecchiotti. Al massimo guarderemo un po’ di televisione, ci faremo un po’ di coccole e poi a nanna.

- Davvero?

- Noooooooo! – e siamo scoppiati ridere - Ci vediamo.

- D’accordo – e così mi sono diretto alla moto, ma quando provo ad accenderla, questa non parte. – Che cazzo ti prende, dai , su! Al diavolo

- Tutto a posto?

- Matteo sei tu?

- Problemi con la moto?

- Sì, sembra non voglia partire

- Se vuoi ti do un passaggio

- Ma non vorrei disturbarti

- Ma quale disturbo, su monta

- Va bene! – e così sono salito in macchia e abbiamo iniziato a parlare

- Sei davvero bello lo sai?

- Come?

- Sì! Un bellissimo ragazzo. Immagino farai stragi con le ragazze

- Veramente loro non mi interessano. Sono fidanzato e il mio ragazzo è il più bello di tutti

- Beato lui

- No quello fortunato sono io

- Dici?

- Sì

- Sarà! Comunque se tu fossi libero, farei di tutto per portarti a letto stasera

- Ma che dici?

- Quello che hai sentito – e dicendolo ha posto una mano sopra il mio pacco. Volevo toglierla, ma non ci riuscivo, anzi l’eccitazione si palesò in un’erezione incontrollata. Lui ha preso questo come un cenno di assenso e si è accostato in una strada libera. Lì, mi ha abbassato i pantaloni e ha avuto inizio tutto. Quando abbiamo finito mi sono reso conto della cazzata fatta e la prima cosa che ho detto quando riaprii bocca, fu “Fabrizio, perdonami”.

Rientrato a casa ero sconvolto, non potevo incontrarlo, lo avrebbe capito, lo avrebbe scoperto e non potevo perderlo. Così gli mandai quel sms. Non ho chiuso occhio tutta la notte e nemmeno la domenica, crollai solo nel pomeriggio ma solo per poco. Non avevo il coraggio di parlargli e così gli mandai un altro sms e sono sparito di nuovo. Ma dovevo parlare con qualcuno e così ho chiamato Luca. Sapevo che mi avrebbe ammonito, l’unica cosa che Luca ed Alberto proprio non riescono a perdonare a nessuno è il tradimento, ma pur sapendo questo dovevo parlare con Luca, sapevo che alla fine mi avrebbe aiutato. Ė stato lui ha farmi chiamare Fabrizio e a fissare un appuntamento.



E ora eccomi qui, sotto casa di Fabrizio che aspetto che scenda per andare a mangiare insieme. Ė la prima volta che lo incontro da venerdì e ho paura che possa leggere tutto dagli occhi. Lui mi conosce è sa sempre quando qualcosa non va. Spero solo che non mi odi più di quanto già non lo faccia io.






Continua …
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