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Numero Zero24 - Tappabuchi

Prologo
Questa settimana purtroppo sono costretto a far saltare una delle rubriche più lette del blog per una motivazione facilmente comprensibile, e quindi ho dovuto cercare un tappabuchi e quindi  eccovi "Numero Zero" rubrica che questa settimana è saltata per dare spazio all'intervista a Francesco Zanardi.
Nella speranza di poter tornare presto con la racconti di vita.. gay, vi invito, se lo volete, a inviare la vostra storia a


Detto questo vi lascio a Numero Zero24. Io vi saluto e vi do appuntamento a lunedì. Credetemi questa settimana è stata dura da portare a termine. Buon fine settimana.
Francesco Sansone


***
Svegliarsi la mattina con i primi raggi di sole, la sveglia che suona alle sette, sentire la mamma, dal corridoio, che grida : "Alzati Bunny che è ora" e io mezza addormentata che rispondo "Ancora 5 minuti". Correre come una disperata, senza nemmeno fare colozione, per prendere l'autobus. Arrivare in ritardo, entrare in classe, essere costrette ad andare in presidenza. Studiare, studiare... e poi, prendere sempre brutti voti... E dopo le lezioni andare con le amiche a prendere un gelato, guardare con occhi esastiasi le vedrine dei negozi del centro.  Ė questa la vita che voglio. Voglio un vita così. Sono queste le piccole cose che mi rendono felice.
Che mi rendono felice.

 Questo è il monologo che chiude la battaglia fra Sailor Moon e la Regina Periglia della prima stagione dell'anime della combattente che veste alla marinara. Questo è uno di quei monologhi che, ogni volta che lo sento, mi fanno stringere il cuore.. infondo pure io sono sensibile ^_^


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Racconti Brevi - Basta semplicemente parlare

Racconti Brevi



Basta semplicemente parlare


Ho tutto, non mi manca nulla, eppure l’amore è una di quelle cose che ancora non posso dire di aver vissuto e quindi, in qualche modo, mi sento insano. Da piccolo ho preferito aspettare di raggiungere una età matura prima di lasciarmi andare alle pulsioni del cuore, poi, da maturo, ho preferito lanciarmi sul lavoro e adesso che mi sento pronto non c’è nessuno che sembra accorgersi del mio cuore aperto. Eppure quando scappavo dall’amore c'è stato chi avrebbe fatto carte false per avermi, addirittura, non molto tempo fa, un uomo grassoccio con i capelli bianchi e sulla settantina, uno dei clienti per cui la mia agenzia aveva commissionato un lavoro, mi ha offerto dei soldi, e tanti pure, ma ho rifiutato. Non mi piaceva e poi non potevo concedermi così dopo tanto aspettare, ma adesso che voglio innamorarmi sembra che nessuno mi veda.


Come mai abbia decido di lasciarmi catturare dall’abbraccio di Eros? Beh! La colpa di tutto questo è di un mio collega che giorno dopo giorno ha saputo intrigarmi e fammi innamorare di lui, ma adesso che ha capito di avermi tra le mani, quasi mi evita. Ovviamente parliamo ancora adesso perché il lavoro ci obbliga a farlo, però non è più come quando io mi tenevo sulle mie, e non gli davo  la possibilità di andare oltre ad una semplice comunicazione lavorativa, ma lui ha insistito, riuscendomi, alla fine, a rubare un appuntamento per uscire con lui lo scorso sabato.

Mi ha portato a bere un ottimo vino in un locale che aveva aperto da poco e lì ha cominciato a farmi una serie di domande atte a farmi crollare. Mi voleva e lo percepivo, ma io ero sempre sulle difensive, ma alla fine della serata, è riuscito a farmi cadere e a baciarmi sul sedile dell’auto. Quella sera aveva insistito affinché fosse lui a passarmi a prendere a casa. Inizialmente non volevo, sono sempre stato un tipo indipendente e quindi mi muovo sempre da solo in modo tale che se mi annoiassi, lascio tutto e tutti e me ne vado senza dover dipendere da altri e tanto meno rovinare la serata agli amici con cui uscivo. Ma con lui non sono riuscito a dire di no, e benché ci avessi provato più volte a convincerlo del contrario, lui è stato irremovibile e alle ventidue era sotto casa mia. Anche in macchina avvertivo le sue intenzioni e se da un lato mi infastidiva, dall’altro mi eccitava quell’aria nuova. Quindi di ritorno a casa, prima che scendessi dall’auto, mi sono avvicinato a lui per salutarlo con i tipici baci sulle guancie, ma lui villanamente, s’è girato di scatto e le nostre labbra si sono incrociate. Ė stato bellissimo, ma tornando sulle mie, mi sono distaccato e sono sceso dall’auto dicendogli semplicemente a lavoro. Sulle scale ho ricevuto un sms. Era suo e mi scriveva “Finalmente ho sentito il calore delle tue labbra.” Non ho risposto e non l’ho visto né sentito fino a lunedì. Dopo un mio iniziale imbarazzo, l’ho salutato e ci siamo messi a lavoro. Mentre eravamo chini sui nostri fogli, mi sono sentito sussurrare “Penso ancora alle tue labbra”. Quella frase mi ha fatto perdere il controllo e ho iniziato a diventare rosso in viso e ad agitarmi. Lui deve essersene reso conto tanto da tornarmi a sussurrare qualcosa. “Non mi dire che adesso fai come tutti gli altri”, ancora una volta quelle sue parole mi hanno messo in agitazione e come ogni volta che sono agitato, neppure questa volta ho saputo rispondere. Lui deve avere interpretato queste parole come presunzione, tanto che da quel momento mi ha evitato e continua a farlo anche oggi. Però mi chiedo come fa a non capire che ormai pendo da lui? Ormai sono la sua ombra e poi in testa non faccio che ripetere quelle sue ultime parole. Che cosa avrà mai voluto dire? Cazzo! Cosa faccio adesso? Voglio tornare a baciare le sue labbra, però non so come dirglielo.

- Sei libero?

- Cosa? – e girandomi lo vedo bellissimo nel suo completo Armani che ricopre quel 1,80 di ragazzo dal pettorale sviluppato ma non troppo, occhi neri e barba lunga ma curata nel minimo dettaglio.

- Dove sei con la testa?

- No, scusa.. ero sovrappensiero.

- A cosa pensi?

- Beh..

- Tutto bene?

- Pensavo a te..

- Sì? Non lo avrei mai detto.

- Perché?

- Dato che dopo il bacio, mi hai completamente ignorato se non per parlare di lavoro?

- Cosa? Io pensavo che fossi tu a evitarmi

- Io? E perché mai?

- Non lo so.. pensavo avessi preso male il mio non risponderti

- Ma infatti è così. Ho creduto che sei come tutti gli altri?

- Che vuoi dire?

- Che sapendo che c’è un ragazzo che ti va dietro,  te la tiri.

- No, ma non è così.. Il mio comportarmi così è stato causato dal fatto che sono completamente disarmato, perché è la prima volta che permetto a un ragazzo di avvicinarsi in questo modo.

- Cosa? Stai scherzando?

- …

- Dai, stai scherzand.. Ah! Capisco

- Mi piaci perché hai saputo abbattere ogni mia barriera.

- Anche a me piaci, proprio perché mi hai permesso di abbattere la tua barriera.

- Quindi?

- Quindi... – dice avvicinando – Fammi smettere di desiderare le tue labbra e dammi un nuovo ricordo. Ci siamo baciati e mentre lo facevo, mi sono reso conto di quanto sono stato stupido a pensare che tutto questo.. eppure, a volte, basta semplicemente parlare per trovare la felicità.

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L'Angolo di P - La frenesia del tempo


La
Rubrica
curata
da
Gianni




Locandina realizzata da Giovanni Trapani.Tutti i diritti riservati


La Frenesia Del Tempo.

Cosa mai accadrebbe se il tempo per un attimo smettesse di scorrere? Immagino sia una domanda che comunemente tutti ci facciamo! La mia risposta a tale quesito è la seguente: correremmo dal primo terapista di turno tutti quanti per gravi sintomi di un principio di esaurimento nervoso. Davvero non sto scherzando, secondo me entreremmo tutti letteralmente in stato di panico al solo pensiero che il tempo si fermi. Oramai l’ essere umano e il tempo sono indissolubilmente uniti da un legame morboso probabilmente dovuto dal fatto che il tempo in quest’epoca ha assunto lo stesso valore dell’acqua per noi uomini moderni; in pratica non si parla più di “fattore” tempo, semmai del tempo come componente “vitale”. È tangibile la corsa sfrenata della gente, siamo tutti perennemente rincorsi dal ticchettio dell’orologio, e le nostre scelte vengono prese anche in base ad esso, come se fosse il tempo il vero fattore da prendere in considerazione; quanto tempo perderei a fare una scelta piuttosto che un’altra o se una scelta rispetto ad un’altra mi possa fare risparmiare del tempo. In un periodo in cui il risparmio è la parola chiave associabile alla sopravvivenza, molto spesso ci sentiamo dire o siamo noi stessi a dire che facendo una certa strada piuttosto che un’altra “risparmiamo” tempo utile, perché non ce ne è mai abbastanza. Molti di noi, se non tutti, se potessero scegliere determinerebbero la giornata non più di 24 ore bensì con qualche ora in più. Ma dove si riflette il dramma nell’ambito sentimentale? Come il tempo influisce sui sentimenti che le persone provano e sulle storie che si creano?

Parlo di dramma perché di questo si tratta quando il tempo intacca la sfera sentimentale. Basta riflettere su quanto oggi sia cosi scontato usare impropriamente il “ti amo” tra le coppie. Ho visto coppie di sconosciuti dirselo solo dopo due settimane. Mi chiedo quindi: si può amare veramente solo dopo due settimane? È fattibile che un sentimento cosi intenso e profondo possa nascere in cosi poco tempo?

Il tempo, il cardine di questa analisi, è forse quello che determina effettivamente lo sbocciare o meno di un sentimento forte e splendido come l’amore. L’amore è un sentimento irrazionale, quindi forse si potrebbe pensare nasca al di fuori dei confini tracciati dal tempo e dallo spazio, ma nasce comunque dalla profonda conoscenza di una persona, e dalla simbiosi che con il partner avviene dopo un certo periodo. Non è dato quantificare in maniera univoca quando questo tipo di sentimento possa affiorare nei cuori delle persone; sarebbe in effetti bello determinarne genericamente un lasso di tempo, ci porremmo meno problemi… e perderemmo meno tempo! Forse però definirne la comparsa dopo un breve periodo di conoscenza mi fa pensare che quello non è amore, bensì tutt’altro, magari qualcosa che si avvicina o che ne è similare. Quindi siamo cosi rincorsi da questa variabile sociale da eliminare la vecchia e bella conoscenza della persona ponendo già come primo traguardo la nascita dell’amore? Io credo che in questa frenetica modernità si sia arrivati a snaturare un sentimento del genere perdendo il senso di questo nell’arco di tempo necessario. Credo che una relazione nasce, cresce e si intensifica con la lenta e paziente cura delle persone interessate; cura che si identifica con il piacere nel conoscersi e analizzarsi reciprocamente come singoli individui e come possibile coppia; in questa fase le due persone si relazionano tra loro fino a maturare nei loro cuori un’appartenenza all’altro che li rende individui e coppia nello stesso momento; l’amore si forma in questo frangente e in queste condizioni secondo il mio parere, ma vi sembra che tutte queste fasi possano svolgersi nell’arco di pochi giorni?

Ci si potrebbe appellare al colpo di fulmine! Usiamo spesso questa definizione per quegli amori nati solo da uno sguardo o da un incontro, appunto folgorante! Ma è davvero plausibile che avvenga una miscelanza di chimica cosi esplosiva da determinare amore tra le due persone coinvolte? Non è che questo “colpo di fulmine” è stato inventato da qualcuno che non sapeva come impiegare il tempo per cercare anche un partner e pur di trovarlo si è inventato questa scusa plausibile cosi da eliminare i preamboli ed arrivare quindi subito al sodo?

Per chi è sempre in corsa contro il tempo, ha mille impegni da fronteggiare, non ha molto tempo libero e quello che ha a disposizione lo vuole passare in compagnia piacevole, risulterebbe un’intuizione geniale!

La corsa contro il tempo ha solo portato del resto a far derivare dallo stress gran parte delle malattie! Quante persone conoscete che soffrono di varie malattie derivanti da stress accumulato? Io tantissime probabilmente lo sono anche io! Quindi è questo il prezzo che dobbiamo pagare per la frenesia dello scorrere del tempo? E se siamo stressati noi uomini, di conseguenza non possiamo parlare anche di sentimenti stressati? Il tempo ha contaminato anche loro cambiando forse la prospettiva in cui questi sorgono nell’animo umano; forse è questa la chiave di volta del problema che voglio sottoporre ad analisi; probabilmente il fatto stesso che il tempo viene definito da noi come una componente essenziale e frenetica ha determinato conseguentemente una frenetica evoluzione dei sentimenti; o semplicemente il fatto che il tempo sia denaro e che l’amore sia un bene prezioso porta inevitabilmente a definire una perdita di tempo tutto quel processo che ci porta a determinare con sicurezza l’amore che si prova per una persona.

Per quanto il tempo sia prezioso per noi, spero ne troviate per leggere questa riflessione fatta soprattutto di domande a cui molto spesso non si può dare una risposta definita. E magari prendiamo un bel respiro e fermiamoci un attimo a capire che per quanto il tempo è denaro, l’amore non ha prezzo; e in questo contesto sociale in cui il tempo è determinante, forse proprio la ricerca dell’amore attraverso le lente fasi in cui si è sempre manifestato potrebbe risultare la cura ideale a combattere ciò che il tempo ci lascia come pegno per inseguirlo; quindi l’amore forse per queste caratteristiche potrebbe rappresentare l’ anti stress.

Alla prossima

Gianni
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Un nuovo mondo - Ventinovesima puntata

Nelle puntate precedenti


Fabrizio viene ammesso all’università mentre Andrea accetta la proposta di Luca di fare un colloquio presso il negozio in cui lavora, riuscendo a ottenere il lavoro dopo aver parlato con Matteo, il responsabile del negozio.

Fabrizio riceve la visita inaspettata di Daniel, suo ex compagno di squadra, che gli propone di andare a seguire le lezioni assieme e che gli rivela che in estate ha aver avuto il primo rapporto sessuale con un ragazzo di cui ha perso le tracce e a cui non riesce a non pensare. Anche Fabrizio gli racconta tutta la sua verità le sue recenti preoccupazioni nate dal comportamento del suo fidanzato.

Durante il primo giorno di lezione, Fabrizio tenta di chiamare Andrea, ma non ci riesce. In aula incontra un ragazzo che si rivela essere il suo insegnate e quando anche Daniel ritorna in classe riconosce nel professore Manu, il ragazzo conosciuto quella sera d’estate che lo tratta male. Il ragazzo infastidito da alcune sua parole, alla fine della lezione gli rivela di essere innamorato di lui e di non capire il suo atteggiamento. Intanto Fabrizio ha ricevuto un sms da Andrea in cui gli comunica che neppure quel giorno si sarebbero visti e decide di chiamare Alberto per parlare. Questi lo invita a cena e alle 20:30 lo raggiunge. Dopo pochi minuti arriva pure Luca, ma questi a causa di una telefonata, è costretto ad uscire immediatamente, lasciando Fabrizio a sfogarsi con Alberto.

- Alberto ho una strana sensazione e io mi sento impotente di fronte a tutto questo e ho una gran voglia di piangere, ma so che non ho un motivo valido per farlo, però non posso farne a meno, ma ogni volta che mi scende una lacrima, tirò su col naso e l’asciugo e mi dico che non c’è niente che non va, ma non è così. Vorrei parlarne con lui, ma non c’è. Lo cerco e ricerco, ma lui non c’è. Si fa sentire quando vuole e poi sparisce nel nulla e io rimango qui a chiedermi che ha, cosa fa, ma tutte queste domande non trovano mai il suo riscontro e io non ci sto capendo nulla.

Tornato a casa Fabrizio manda un sms al suo fidanzato al quale Andrea risponde con una telefonata

“Dobbiamo parlare”

- domani sera ti passo a prendere e andiamo a cena

Un nuovo mondo


Locandina realizzata da Giovanni Trapani. Tutti i diritti riservati

Ventinovesima Puntata



Luca

Qualche ora prima

Ero entrato da pochi minuti in bagno, stavo per togliermi gli slip, quando sento squillare il cellulare. Non aspettavo nessuna chiamata e la cosa mi ha turbato. Prendo il cellulare e vedendo il nome di Andrea, capsico che doveva esser successo qualcosa

- Pronto?

- Luca scusa se ti disturbo, devo parlare con qualcuno altrimenti impazzisco.

- Stai calmo. Cosa è successo?

- Sono un figlio di puttana. Ho fatto la merdata più grande che potessi fare

- Mi fai preoccupare così, dimmi che è successo?

- Ti prego, raggiungimi . Sono sotto casa tua. Stavo salendo, ma ho visto la moto di Fabrizio e …

- Perché non sali?

- Perché non riesco a guardarlo negli occhi

- Cosa?

- Sono andato a letto con Matteo.

- Co… cosa?

- Ti prego scendi, per favore sto impazzendo.

- Ok, il tempo di vestirmi e scendo.

- Grazie, ti aspetto, fai in fretta

- Arrivo.

Ho indossato di nuovo gli abiti e sono uscito dal bagno

- Ragazzi scusatemi, ma devo uscire immediatamente. Ė successo qualcosa ad una mia amica e mi ha chiesto se potessi raggiungerla.

- Ma cosa è successo? Amore spero che non sia nulla di grave

- Non lo so ti spiegherò quando tornerò. A dopo. Scusami Fabrizio.

- Riguarda Andrea per caso?

- No! Si tratta di una mia carissima amica. Dai mangiate. Amore ci vediamo domani a colazione. Ti amo.

- Fai piano. – e con questa ultima raccomandazione di Alberto, mi sono chiuso la porta alle spalle. Ho sceso le scale di corsa e quando ho aperto il portone, Andrea era fermo lì. Non lo avevo mai visto così disarmato. Di solito lui è un tipo che non da a vedere le proprie debolezze, anzi sembra proprio che niente e nessuno lo possa turbare, ma quella volta non era così. Era sconvolto, in preda al panico, sembrava dovesse crollare da un momento all’altro.

- Scusami se ti ho disturbato, io ..

- Testa di cazzo – l’ho interrotto dandogli un schiaffo – Non dovevi fare una cosa così schifosa alla persona che ami.

- Ma non so neppure io come sia successo.

- Vieni, sali in macchina, andiamo a bere qualcosa

- Sì. Fabrizio ha sospettato qualcosa?

- Sì, ma ho cercato di tranquillizzarlo.

- Grazie. Lui capisce sempre quando qualcosa non va.

- E tu non fai nulla per non fare nascere il sospetto

- Non è così… a prescindere, lui capisce sempre tutto. Mi conosce bene.

- Perché mi dici queste cose?

- Come?

- Sì, perché mi dici che lui ti conosce bene, che sa capirti, che ha la capacità di lasciarti i tuoi tempi per riprenderti senza stressarti se poi mi confessi che gli hai fatto le corna?

- Fratellone, io …

- Non chiamarmi fratellone. Se fossi davvero tuo fratello ti avrei insegnato che non si fanno certe puttanate.

- …

- E non stare lì in silenzio, raccontami tutto. Voglio capire come sei arrivato a questo.

- Sabato scorso, quando siamo rimasti dopo la chiusura in negozio, ci siamo messi a pulire.

- Sì, lo so, c’ero pure io.

- Sì, però quando abbiamo finito e tu te ne sei andato, ho avuto problemi con la moto. Non partiva e in quel momento è passato Matteo e mi ha chiesto se ci fossero problemi. Io allora gli ho risposto che la moto non andava e lui mi ha proposto di darmi uno strappo fino a casa. Ho accettato.

- E certo… non potevi chiamarmi, considerando che ero ancora nei paraggi?

- Lo so, sarebbe stata la cosa giusta da fare, però …

- Pèrò?

- Sin dal primo istante in cui ho visto Matteo c’è stato qualcosa in lui che mi ha intrigato. Il suo corpo scolpito che traspare dalla maglia e jeans aderenti, il suoi occhi azzurri e i capelli neri, il sorriso poi era così accattivante.

- Ti prego smettila. Ecco, siamo arrivati scendi che ci beviamo una cosa.



Entrati nel pub abbiamo ordinato da bere. Ho preso qualcosa di forte per cercare di sedare il nervosismo che avevo voglia di scaricare contro Andrea.

- Continua.

- Come ti dicevo sin dal primo momento, mi ha intrigato, poi durante tutta la giornata l’attrazione aumentava. Ogni piccolo gesto, ogni piccolo contatto, accendevano la voglia di…

- Salta certi particolari.

- D’accordo. Così quando lui mi ha chiesto se volessi un passaggio, sapevo che stavo facendo la cosa sbagliata, ma non sono riuscito a resistere ed ho accettato. Il non essere entrato all’università mi aveva stressato fortemente, mi sentivo una nullità e avevo voglia di non pensare. Anche per questo quando mi hai proposto di venire a fare il colloquio ho accettato subito.

- Ma tutto questo che cosa c’entra con il fatto che hai scopato con Matteo?

- C’entra perché mi sentivo una nullità nei confronti di Fabrizio.

- E quindi per riconquistare una sorta di stima di te stesso, gli fai le corna.

- E smettila adesso! Vuoi aiutarmi o devi continuare a massacrarmi. Se è così me ne vado, perché già sono distrutto di mio.

- Scusa, continua.

- Quindi salgo in macchina. Credo che pure a lui sia piaciuto sin dal primo momento e così fra una chiacchiera e l’altra, non so come, ma ci siamo ritrovati fermi in un posto buio a scopare. Quando abbiamo finito, mi sono reso conto della cazzata che avevo appena fatto. Gli ho chiesto di portarmi a casa e lui non ha esitato. Mi ha detto di stare tranquillo perché per lui non significava nulla, però per me non è così. Cioè non che mi importi di lui, ma quello che ho fatto significa che ho mandato a puttane il mio rapporto con Fabrizio

- Ora capisco il tuo disagio di oggi.

- Infatti, oggi è stata dura. Non sapevo come comportarmi. Ma ci tengo troppo a questo lavoro per lasciarlo

- Lo capisco bene, però non so quanto tu possa reggere

- Luca io amo Fabrizio e so che se scoprisse una cosa del genere, non me lo perdonerebbe mai

- Hai finito?

- Sì

- Tu sei un egoista. Hai pensato solo a te. Non ti sei preoccupato di impensierire il tuo fidanzato, non ti sei neppure disturbato a chiedergli come è stata la sua prima giornata all’università, se si è divertito o meno. Non lo senti da sabato, non sai che il vostro ex compagno di squadra va con lui all’università, non sai che è sull’orlo della disperazione. Lo hai tradito perché ti sentivi una merda, senza preoccuparti come stesse vivendo tutto questo lui.

- Ma …

- E non dire ma. Devi dirglielo Andrea – Non appena ho finito di dire queste cose ad Andrea, è arrivato un sms sul suo telefono.

- Ė lui!

- Che scrive?

- Che dobbiamo parlare. Che faccio adesso?

- Chiamalo e gli dici che domani sera lo vai a prendere – e così ha fatto. Lo ha chiamato fissando un appuntamento per la sera dopo – Andrea questa sera mi hai deluso.

- Ti prego non dire così

- Forse domani mi passerà, ma stasera l’unica cosa che provo per te è delusione. Forza! Ti accompagno a casa.

Dopo averlo lasciato a casa, sono passato da Alberto. Era fermo all’ospedale in attesa di una chiamata.

- E tu che ci fai qua?

- Dovevo abbracciarti

- Che è successo?

- Dovrai stare maggiormente vicino a Fabrizio nei prossimi giorni

- Perché?

- Perché soffrirà parecchio.



Continua …

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Altri Mondi: Intervista a Francesco Zanardi

Questa settimana ho deciso di mettere da parte la rubrica Numero Zero che solitamente apre la nostra settimana insieme, per lasciare spazio all'intervista esclusiva che Francesco Zanardi mi ha gentilmente rilasciato e che pubblico qui in anteprima (da domani sarà disponibile pure sul sito www.giornalisticamente.it) in un nuovo spazio chiamato Altri Mondi. Spero che questa intervista faccia capire a tutti quali sono i reali motivi che hanno spinto il presidente di Gay Italia allo sciopero della fame.


Intervista a Francesco Zanardi

Si è tenuta Mercoledì 20 ottobre, alle 15:00, la conferenza stampa in cui Francesco Zanardi, in diretta su GLBT-tv, ha dichiarato l’inizio di un nuovo sciopero della fame. Questa forma di protesta era già stata adottata dal presidente di Gay Italia poco più di un anno fa quando, assieme al suo compagno Manuel Incorvaia, per ottenere il diritto a potersi unire in matrimonio e ottenere tutti i diritti che nel nostro paese sono riconosciuti alle coppie eterosessuali. Io ho intervistato Francesco Zanardi il terzo giorno dello sciopero e dalla voce si avvertiva già la mancanza di forze che però non facevano diminuire la sua tenacia verso questa nuova battaglia.

Francesco questo sciopero della fame da cosa nasce?
   Quando avevo 13- 14 anni fui più volte e per diversi anni violentato dall’allora vice parroco di Spotorno, ma come me anche altri ragazzi hanno subito il mio stesso triste destino. Denunciai nel 2001 la questione a Don Carlo, un parroco che divenne di fatto un amico, un padre, che mi aiutò a superare momenti difficili, il quale mi spinse a esporre la questione alle autorità ecclesiastiche, che mi promisero di prendere dei provvedimenti. Divenni amministratore del sistema informatico della diocesi, ma la vita all’interno dell’ambiente non mi fu facile, infatti subii una vera e propria azione di mobbing e venni licenziato. Questo nuovo colpo duro da parte della vita, e dalla chiesa, mi fecero vivere nuovamente un brutto periodo, ma anche questa volta mi aiuto Don Carlo che fece di tutto per farmi reintegrare alla mia menzione, riuscendoci. Ma in questo arco della mia vita, le cose, ancora una volta, non furono per niente facili. Siamo nel 2007 e visto che nessuno aveva fatto qualcosa (né il Vescovo Domenico Calcagno né il Vicario Andrea Giusto) nei confronti del vice parroco di Sportono, lasciandolo girare indisturbato fra i bambini e gli scout del Savona 7, decisi di rivolgermi alle autorità di stato per denunciare le violenze subite, presentando dossier e prove valide, ma mi fu detto che non si poteva far nulla, in quanto il fatto era in prescrizione. Da quella denuncia, la mai permanenza all’interno della curia divenne ancora una volta difficile e fui licenziato con la calugna di aver postato, all’interno del server della curia da me gestito, delle mie foto di nudo e di masticazione di gruppo, cosa assolutamente falsa, ma che però risultò essere un validissimo movente per licenziarmi nuovamente. Quindi da vittima diventai carnefice.

Lo scorso gennaio, pochi giorni prima che iniziassi lo sciopero della fame insieme al mio compagno, fu chiamato dal tribunale per rispondere ad alcune domande sulla denuncia avanzata nel 2007. Parlando con il mio avvocato, questi mi risposte che le motivazioni di una mia convocazione potevano essere due. La prima perché qualcuno mi aveva denunciato per pedofilia: la seconda perché il caso era stato riaperto. Di fatti il caso fu riaperto.

Quindi il suo scopo è quello di?
   Lo scopo è quello di avere giustizia, ma non tanto per me ma per tutte le altre vittime e per evitare che nascano altre vittime di abusi da parte dei sacerdoti.

Francesco ma le madri o i parenti in generale, non si accorgevano di questa situazione a cui erano costretti i loro bambini?
   Ma sai le vittime predilette non erano figli di persone che possedevano una pozione alta, ma erano per lo più figli di “poveri disgraziati”, di persone poco colte, di extra comunitari che comunque non avevano le forze per poter affrontare la questione.

Sei arrivato al tuo terzo giorno di sciopero della fame e proprio oggi hai comunicato che diversi preti ti hanno chiesto di interrompere questo sciopero perché preoccupati per la tua saluta. Pensi che sia la verità, oppure semplicemente una scusa per farti interrompere la protesta e far calare il silenzio sulla motivazione da cui è generato?
   Sicuramente vogliono fare cadere l’attenzione sulla questione, non credo che siano così interessati alla mia salute.

Qual'è l’atteggiamento nei tuoi confronti da parte della gente di Savona?
   La gente è molto presente. Ormai la gente ha paura per i propri figli e tutti hanno aperto gli occhi e non sono disposti più a tutelare certi atti.

Credi che questo tuo nuovo sciopero della fame avrà un riscontro positivo rispetto a quello intrapreso l’inverso scorso, oppure passerà inosservato dagli organi competenti come quello precedente?
   Credo che questo sciopero avrà un riscontro maggiore rispetto a quello precedente almeno qui in zona. Nel primo si combatteva per i diritti di un intero paese senza l’appoggio delle associazioni di competenza, ma adesso sto lottando per la città e la gente, ne sono certo, non farà cadere tutto nel dimenticatoio.

Il Papa lo scorso 17 settembre è stato in visita a Londra, scusandosi con tutte le vittime degli abusi pedofili compiuti dai membri del suo stato, però sta di fatto che le cose continuano ad andare come prima e i preti, sacerdoti, vescovi e tutte le altre figure dello stato vaticano che si macchiano di queste atrocità tuttavia vengono sempre protette, trasferendole in altri siti piuttosto che denunciarli alle forze dell’ordine.
   Il Papa ha detto solo quello che sapeva poi sarebbe stato riportato dai giornali. Se pensi che qui in Italia tutte le manifestazioni di protesta contro questa visita che la maggior parte del popolo inglese non voleva, non sono state riferite, si capisce che comunque c’è ancora molto da fare.



Francesco Sansone

N.B. A proposito di interviste, vi invito, se lo volete, a leggere l'intervista che ho rilasciato a Il salotto del Lord
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Racconti di vita... gay Anonimo


Se anche tu vuoi condivide la tua storia, mandala via e-mail a raccontidivitagay@hotmail.it e così potrai leggerla su il mio mondo espanso e far confrontare chi legge e perché no, confrontarti tu in prima persona.

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La storia di oggi è davvero molto forte. Arrivatami tramite commento, ho deciso di eliminarla da lì, per dedicargli uno spazio tutto suo affinché avesse lo spazio che merita. Una storia che segna come a volte non si può essere artefici del proprio destino o quanto meno non si riesce a evitare che gli eventi abbiano la meglio su di noi. Vi lascio alle parole di questa storia, riportando ogni singola parola scritta da "anonimo" nei suoi commenti.

Racconti di vita... gay

Locandina realizzata da Giovanni Trapani.
Tutti i diritti riservati 

Anonimo
 
Ciao a tutti. Scusate se scrivo la mia storia come commento, ma non voglio che nessuno abbia la mia mail e chiedo scusa a Francesco se non voglio mandargliela direttamente. Poi starà a lui decidere se pubblicarla o meno. La scriverò a pezzi ok?

Sono un uomo di 34 anni e vivo a Mestre. Sono sposato da 8 anni ed ho 1 bambino. Ho deciso di raccontare la mia storia affinché qualcuno possa conoscere davvero cosa sia la meschinità e lo squallore...entrambe caratteristiche possedute dal sottoscritto. Racconto dall'inizio la mia storia di vita.

Sono figlio di separati: mia mamma ha tradito mio padre anni fa e lui, dopo anni di sopportazione, lasciò la nostra casa, dimenticandosi del tutto di me e di mia sorella. Tuttora non ci sentiamo mai, se non per Natale o Pasqua. Mia mamma non si è più rifatta una vita, nonostante abbia avuto molti amanti. Mia sorella ha 27 anni ed a breve si sposerà. Io sono sempre cresciuto con l'idea di avere una famiglia tutta mia, ma sin da quando ero piccolo vedevo film porno e mi masturbavo pensando agli uomini. Di queste tendenze non ho mai parlato a nessuno, dato che non volevo fare soffrire la mia famiglia, che aveva già di suo molti problemi. Non ho mai avuto molti problemi nel nascondermi, anzi..speravo che qualcuno se ne accorgesse sul serio, così da non dovere fare tutto il lavoro da solo. Speravo che mia mamma o mia sorella un giorno o l'altro mi avessero detto "Pezzo di merda...ti pare che non lo sappiamo che sei gay?" Così almeno avrei solo detto "Avete ragione, è vero". Invece non è mai accaduto,forse per cecità o per disinteresse... nonostante fosse palese... sono molto aggraziato e femminile, mi curo mani e sopracciglia, ascolto musica trash e vedo Maria de Filippi! Ho trascorso la mia gioventù facendo sesso con molti uomini, cercando invano l'amore con la a maiuscola. Un bel giorno mia sorella mi presentò una sua amica, che chiamerò M. Lei era una ragazza bellissima, con lineamenti molto mascolini e la cosa non mi dispiaceva affatto. Non dissi né a lei né a mia sorella che ero gay, ma una sera (Capodanno) bevvi troppo e finii a letto con M. Il giorno dopo lei era accanto a me, felice ed estasiata. Io invece ero disgustato e mi sentivo un bastardo, perché nei mesi passati avevo avuto modo di scoprire che bella persona fosse e con quanto ardore si fosse innamorata di me. Non le dissi nulla e la tenni stretta a me, come per cercare un appiglio, ma lei lo interpretò come una dimostrazione d'amore. Iniziai ad uscire con lei e ci fidanzammo.
Continua sotto...

L'idea di tradirla con uomini non mi andava affatto, però mi mancavano gli odori maschili ed anche i loro corpi. Resistetti poco e decisi di dire tutto a mia sorella, la quale mi disse una sola frase che tuttora mi riecheggia come un canto funebre "Sei gay? Non m'importa, sei e sarai sempre mio fratello, ma M è la mia più cara amica… non puoi farla soffrire anche tu… non sai cosa ha passato nella sua vita. Se mi prometti che non andrai più con gli uomini giuro che non le dirò niente. Sposala e rendila felice!". Non le dissi nulla stupidamente e me ne andai in lacrime. Il silenzio vale più di mille parole ma lei non mi chiese più nulla dopo quel giorno. Iniziò ad organizzarmi il matrimonio e, nonostante mi fossi ripromesso di dire alla mia fidanzata tutta la verità non lo feci mai. Mi sposai e vedere tutta la mia famiglia (tranne mio padre) commossa, mi portò ancora più nello sconforto. Il sesso con mia moglie non è mai stato un problema. Mi piace farlo con lei e non c'è nulla che non le facessi...dai rapporti orali, anali, eccetera. Da un certo punto di vista amo il suo animo e il suo corpo, ma non posso amarla come si deve. So di essere gay, non sono né bisessuale, né altri stupidi eufemismi per nascondere la mia verità: sono gay e basta. In 5 anni di vita coniugale non l'ho mai tradita... la tradisco però ogni giorno con la mente, con le mani e col cuore quando mi masturbo pensando a qualsiasi uomo mi accenda i ricordi del sesso passato con uomini d'altri tempi. Un anno e mezzo fa feci un viaggio di lavoro e conobbi un uomo della mia età, si chiamava F. Era sposato anche lui da anni e da quel momento divenni il suo schiavo nel vero senso della parola. Non so se dipendeva dal fatto che fosse un uomo e basta oppure se era per il suo aspetto così maschio e rude, resta il fatto che in quella settimana ogni momento era buono per fare sesso. Ci penetrammo a vicenda per lunghe ore ed in quella settimana non pensai nemmeno una volta a mia moglie. Fa schifo da dire, ma è così. Quando tornai a Mestre e lei mi accolse alla porta dicendomi che era incinta, mi crollò il mondo addosso. Mentre ero in aereo mi ero ripetuto di tornare a casa, dirle tutto e lasciarla libera, ma quando mi disse che aspettava un bambino scoppiai in lacrime. Lei credeva fossero lacrime di gioia, mentre in realtà erano di dolore estremo. Non avrei potuto più rifarmi una vita, farle rifare una vita... insomma ero perduto ed anche lei lo era, anche se era all'oscuro di tutto. Cessai di vedere uomini un'ennesima volta. Mio figlio è la cosa più bella della mia vita e darei la vita per lui. Rifarei questo "sbaglio" altre mille volte, però se potessi tornare indietro vorrei ritornare al momento in cui mia sorella mi organizzò con estrema crudeltà il giorno delle mie nozze per dirle un grande e solenne vaffanculo. Non voglio dare la colpa a lei... in primis è colpa mia, ma cosa posso fare adesso?
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Piango ogni giorno dentro il mio cuore, piango, piango e ripiango, ma dall'esterno nessuno si accorge di nulla. A volte mi chiedo se sia davvero colpa mia oppure se sono circondato da gente che vede senza guardare, se sente senza ascoltare, se vive senza esistere. Come fanno a non vedere il mio dolore, le mie falsità? Ogni notte prego Dio di portarmi con se’, oppure spero di essere scoperto da mia moglie mentre mi masturbo ogni sera davanti al PC guardando sui siti quei begli uomini che fanno sesso liberamente e con fierezza. Altre volte vorrei fuggire e lasciare tutto e tutti per fare la vita che ho sempre voluto vivere. Purtroppo sono solo un vigliacco, che non riesce nemmeno a dire la verità a sua moglie, che non merita affatto tutto ciò che le ho fatto in tutti questi anni. La vita è una sola e non va sprecata... la mia purtroppo non è più vita e la colpa è interamente mia. L'unica cosa che mi rimane è insegnare a mio figlio il coraggio, la correttezza e l'indipendenza ideologica... spero che non diventi come me e che possa un giorno prendere la strada che desidera.

Cari lettori, la mia storia è finita. Non risponderò a nessun commento... però leggerò con attenzione i vostri, se ci saranno. Scusate per l'intrusione e complimenti per il blog.


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Racconti Brevi - Mi mancherai.. mi manchi!

Prologo

Ecco un nuovo Racconto Breve. Questa settimana l'idea della trama è  nata leggendo un post di (In)consapevole, anche se poi nel scriverlo, ha preso spazio l'improvvisazione che ha sviluppato l'idea che avevo pensato, in tutt'altro. Spero vi piaccia.
Francesco Sansone

Racconti Brevi





Mi mancherai... Mi Manchi!

La musica suonava ad un volume così alto da non riuscire a sentire neppure i miei pensieri, semmai in quel momento ne avessi avuti di alcuni. Ero lì, sul divano, a non pensare, a cercare di andare avanti. Il tuo viso non riusciva a lascarmi in pace. Mi bastava chiudere gli occhi per rivederti.


- Mi spiace, non volevo finisse così…



Quella frase era nella mia mente anche più presente del tuo viso. Mi sono sentito dire quelle parole così, all’improvviso. Non avevi mai detto nulla, non avevo mai pensato a niente e tanto a meno a questo finale. Questo finale che mi avrebbe separato da te per sempre.

Aumentavo il volume e aumentava il mio vuoto. Bevevo. Volevo dimenticare, volevo dimenticarti. Non è giusto lasciarmi qui da solo. Mi avevi giurato che per niente e nessuno al mondo mi avresti lasciato, e invece lo hai fatto e ora io sono qui a cercare di non pensare.

- Mi spiace, non volevo finisse così. Ti prego non fare questa faccia…



E che faccia avrei mai dovuto fare? Ti avrei preso a schiaffi. Mi stavi dicendo che mi dovevi lasciare e io non dovevo fare quella faccia? Che espressione avrei dovuto assumere? Sono solo, non ho più nessuno, non ho te. Sento la mancanza di quello che mi davi. Il tuo amore, il tuo corpo, il tuo sorriso. Ho perso tutto. Ho perso anche me. Ormai resta solo un involucro vuoto. Hai cancellato tutto quello che avevamo costruito. Ora sono qua a cercarti ma non ti vedo.

- Mi spiace, non volevo finisse così. Ti prego non fare questa faccia. Ė già dura per me…



Per te era difficile e io cosa dovrei dire? Mi hai tenuto all’oscuro di tutto. Hai fatto tutto senza di me. Ma come sei riuscito a non dirmi nulla. Da quanto tempo ti portavi questa storia dietro? Come hai fatto a guadarmi negli occhi con quella tranquillità che ti ha sempre contraddistinto e nascondermi la verità? Te ne sei uscito dicendo che era già difficile. Vai al diavolo.. E ora io che faccio? Come posso andare avanti? Come posso far finta che tu non sia mai esistito? Mi sta scoppiando la testa, non voglio pensare, non voglio pensarti, anche se in realtà ti voglio pensare, voglio pensarti.

- Mi spiace, non volevo finisse così. Ti prego non fare questa faccia. Ė già dura per me. Ti prego voglio ricordarti con il sorriso…



Il sorriso? Cosa è il sorriso? Tu me lo hai dato e te lo sei ripreso. Ora sono qui con le lacrime che cadono lungo le gote, che ormai rosse e calde come il fuoco, mi fanno avere un brivido quando sentono la scia che scenda dagli occhi. Non puoi lasciarmi così. Come faccio adesso senza di te? Tu mi hai insegnato a vivere, tu mi hai insegnato ad essere felice. Come posso adesso continuare a fare tutto questo senza di te? Chi mi darà la spinta e il coraggio di fare tutto? Io da solo non ci riesco. Non voglio riuscirci senza di te. Ho bisogno di te.

- Mi spiace, non volevo finisse così. Ti prego non fare questa faccia. Ė già dura per me. Ti prego voglio ricordarti con il sorriso. Dammi un bacio.



Un bacio? Mi hai chiesto un bacio? Come potevi pretendere che io ti dessi un bacio? Te ne ho dati per sessantacinque anni. Ti ho dato tutti i baci che volevi e che volevo darti, ma in quel momento non potevo. Non potevo darti un bacio, non potevo darti quel bacio. Non sarebbe stato come gli altri. Non potevo darti quell’ultimo bacio.

- Mi spiace, non volevo finisse così. Ti prego non fare questa faccia. Ė già dura per me. Ti prego voglio ricordarti con il sorriso. Dammi un bacio. Ti prego, non ce la faccio più. Sono stanco. Dammi un bacio. Ti prego non farmi spegnere senza aver sentito le tue labbra per un’ultima volta. Sono sempre soffici, anche se ormai sei un vecchiaccio. Mi mancherai anche se sarò morto, per davver …



La musica suonava ad un volume così alto da non riuscire a sentire neppure i miei pensieri, semmai in quel momento ne avessi avuti di alcuni. Ero lì, sul divano, a non pensare, a cercare di andare avanti. Il tuo viso non riusciva a lascarmi in pace. Mi bastava chiudere gli occhi per rivederti e farmi sentire che mi manchi.
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